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Cinque Giornate di Milano: cosa accadde tra il 18 e il 22 marzo 1848

  • Redazione MilanoFree.it
Cinque Giornate di Milano: barricate e insurrezione popolare nel marzo 1848
Milano, marzo 1848: cinque giorni di barricate che hanno segnato la storia della città e del Risorgimento italiano.

Le Cinque Giornate di Milano (18–22 marzo 1848) sono l'insurrezione con cui il popolo milanese cacciò le truppe austriache del maresciallo Radetzky dalla città. Non furono solo un episodio militare: furono il segno che una città intera — nobili, borghesi, artigiani, donne, ragazzi — poteva scegliere di non subire più. È una pagina che Milano sente ancora oggi come parte della propria identità civile: pragmatismo, organizzazione, coraggio.

Il contesto: Milano dopo il 1814

Per capire le Cinque Giornate bisogna partire da qualche decennio prima. Fino al 1814 Milano era stata la capitale del Regno italico napoleonico: una città vivace, aperta agli influssi d'oltralpe, con commerci in crescita e nuove industrie. L'incoronazione di Napoleone a re d'Italia nel 1805 si era svolta con grande solennità nel Duomo di Milano; il viceré Eugenio de Beauharnais aveva trasformato Palazzo Reale in una residenza sfarzosa, con ricevimenti e balli frequenti.

L'età napoleonica aveva favorito la crescita di una borghesia ricompensata con cariche e riconoscimenti, ma il popolo restava provato da requisizioni, coscrizione obbligatoria e soppressioni di istituzioni religiose. Anche la toponomastica conserva tracce di quel periodo: via Montenapoleone richiama il "monte" di requisizioni e spoliazioni legate agli anni francesi.

Milano sotto l'Impero asburgico

Con la caduta del Regno italico e il ritorno degli austriaci — accolti inizialmente come liberatori da parte del popolo — la vita cambiò radicalmente. La centralizzazione del governo non poteva ammettere che Milano, con le sue industrie e la sua intraprendenza, offuscasse Vienna.

L'imperatore Francesco I impose un codice nobiliare con regole d'iscrizione onerose; molti persero diritti acquisiti nel periodo napoleonico. Le grandi famiglie legate alla produzione agricola e alla seta subirono limitazioni alla circolazione delle merci e l'aumento delle barriere doganali. La borghesia, allontanata dal governo e dalla pubblica amministrazione, vide crescere l'insofferenza verso l'amministrazione asburgica.

Le istituzioni religiose vissero invece una rinascenza sotto l'arcivescovo Carlo Gaetano di Gaysruck, soprannominato dai milanesi "il Tedescün", che promosse una formazione più moderna e nuove congregazioni impegnate nell'educazione dei ceti popolari.

Anni Trenta e Quaranta: crescita economica e censura

Gli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento portarono un aumento del benessere, dovuto alla crescita industriale e a riforme come l'obbligatorietà scolastica. Ma proprio questo fervore economico aggravava l'insofferenza verso il centralismo viennese: Milano, che era stata una delle capitali culturali d'Europa, sopportava sempre meno la censura e la dipendenza politica.

Nel 1846 l'elezione di Pio IX fu accolta con entusiasmo anche in Lombardia: le prime misure considerate liberali accesero speranze nuove. Nel 1847 la tensione esplose: l'8 settembre, alla notizia dell'elezione del nuovo arcivescovo di Milano — il cardinale bergamasco Bartolomeo Carlo Romilli — la popolazione manifestò in modo così acceso da provocare la reazione della polizia militare austriaca. La cavalleria caricò i dimostranti in piazza Duomo, con morti e feriti. Il 14 settembre Romilli celebrò una solenne messa per le vittime: il rapporto tra parte del clero e la futura rivolta divenne uno dei fattori chiave del clima cittadino.

La scintilla: sciopero del fumo e repressione

All'inizio del 1848 la situazione era ormai incandescente. Radetzky, nuovo comandante militare e civile, avviò arresti preventivi. Il 3 gennaio 1848 lo "sciopero del fumo", organizzato per colpire il monopolio del tabacco (una delle principali entrate dell'erario austriaco), degenerò in scontri con numerose vittime. Nel frattempo l'ondata rivoluzionaria attraversava l'Europa: rivolte, concessioni di statuti e insurrezioni in diverse città crearono un effetto domino che arrivò anche a Milano.

18 marzo 1848: inizia l'insurrezione

Il 18 marzo 1848, alla notizia di possibili riforme e concessioni, la folla si radunò davanti al palazzo del governo. Gli animi si scaldarono, scoppiarono i primi scontri. Il generale O'Donnell concesse la guardia civica, ma nello stesso giorno gli austriaci occuparono con la forza il municipio: fu chiaro a tutti che lo scontro non sarebbe stato solo simbolico.

Le barricate si moltiplicarono fin dalle prime ore. Parte dell'aristocrazia e della borghesia trasformò i palazzi in punti di appoggio e cura per i feriti. Il Seminario Maggiore divenne uno dei centri della rivolta: con il motto "croce e libertà", anche alcuni sacerdoti salirono sulle barricate. Quello stesso giorno, sulla guglia della Madonnina del Duomo venne innalzato il tricolore.

Le barricate e l'organizzazione cittadina (19–20 marzo)

Milano reagì con una straordinaria capacità organizzativa: in poche ore si alzarono barricate in vari quartieri, si tennero i contatti tra le zone della città, si combatté strada per strada. Il 19 marzo Radetzky fu costretto a rinchiudersi con le truppe nel Castello Sforzesco.

Il 20 marzo quasi tutto il centro era in mano agli insorti. Radetzky tentò un armistizio, ma a opporsi fu soprattutto Carlo Cattaneo, figura chiave del fronte più determinato: niente compromessi con gli austriaci, Milano doveva ottenere una vittoria piena.

Il governo provvisorio e la svolta (21 marzo)

Il 21 marzo il conte Gabrio Casati si pose a capo del Governo Provvisorio. Da Torino arrivarono le prime notizie di un possibile intervento del Regno di Sardegna, guidato da Carlo Alberto, sostenuto dai moderati lombardi.

La rivolta si propagò anche nelle campagne: si segnalò in quel frangente don Pietro Stoppani, che con particolari palloni aerostatici di sua invenzione mantenne la corrispondenza tra i rivoluzionari in città e quelli della provincia — un dettaglio che racconta l'inventiva e la determinazione di quei giorni.

La vittoria: Porta Tosa e il ritiro di Radetzky (22–23 marzo)

Il 22 marzo le milizie cittadine espugnarono la posizione chiave di Porta Tosa (che in seguito prese il nome di Porta Vittoria, proprio in memoria di quel giorno). Vista l'esiguità delle forze rimaste e le notizie preoccupanti da Vienna, Radetzky decise la capitolazione e si ritirò con le truppe verso il Quadrilatero fortificato del Veneto.

Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto pubblicò il proclama che annunciava ufficialmente l'intervento piemontese. Di fatto, con questo atto, si apriva la Prima guerra d'indipendenza.

Illustrazione storica delle Cinque Giornate di Milano con barricate e combattenti
La rivolta milanese del 1848: barricate, tricolore sulla Madonnina e una città che fa squadra.

Perché le Cinque Giornate sono importanti

Le Cinque Giornate non furono solo un episodio militare. Furono il segno che una città intera poteva scegliere di non subire più. Nobili, borghesi, artigiani, donne, sacerdoti, ragazzi: tutti trovarono un ruolo, dalle barricate alla logistica, dalla cura dei feriti alle comunicazioni. È una pagina che i milanesi sentono ancora come parte della propria identità civile: pragmatismo, organizzazione, coraggio — e la capacità di unire risorse e forze quando serve davvero.

Oggi Milano è cambiata, ma il messaggio di quei cinque giorni di marzo resta valido: quando i milanesi fanno squadra, i risultati arrivano.

Domande frequenti

Perché si chiamano "Cinque Giornate"?

Perché la rivolta durò cinque giorni, dal 18 al 22 marzo 1848, con una progressione di scontri, barricate e azioni diffuse in tutta la città.

Quali furono le cause principali?

Un insieme di fattori: il centralismo asburgico che soffocava l'economia e la cultura milanese, la censura, le tensioni sociali accumulate dopo il 1814 e il clima rivoluzionario europeo del 1848 che accelerò gli eventi. Lo sciopero del fumo del 3 gennaio fu l'ultimo detonatore.

Chi furono i protagonisti?

Carlo Cattaneo fu la guida politica più determinata; il conte Gabrio Casati guidò il governo provvisorio; l'arcivescovo Romilli e parte del clero ebbero un ruolo nel mobilitare il popolo. Ma il vero protagonista fu la città intera, dai palazzi alle botteghe.

Che ruolo ebbe il Castello Sforzesco?

Durante i combattimenti Radetzky vi si rifugiò con le truppe il 19 marzo, rendendolo un punto militare cruciale. La pressione degli insorti costrinse gli austriaci alla ritirata definitiva il 22 marzo.

Perché Porta Tosa si chiama oggi Porta Vittoria?

Fu ribattezzata dopo l'insurrezione, in memoria della vittoria decisiva del 22 marzo 1848, quando le milizie cittadine espugnarono quella posizione strategica.

Cos'è lo "sciopero del fumo" del 1848?

Una forma di protesta economica: i milanesi smisero di fumare per colpire il monopolio del tabacco, una delle principali entrate fiscali dell'Austria. Il 3 gennaio 1848 gli scontri che ne seguirono causarono vittime e accelerarono la tensione verso la rivolta.

Cosa c'entra via Montenapoleone con il Risorgimento?

Il nome richiama il "monte" di requisizioni e spoliazioni imposte durante il periodo napoleonico. È un residuo toponomastico dell'età francese che precedette il dominio austriaco.

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