I grandi imperi della storia: ascesa, potenza e cause della caduta
Nella lunga storia dell’umanità si sono succeduti grandi Imperi che però, uno dopo l’altro, sono tutti caduti e di loro rimangono soltanto rovine e ricordi. Nel leggere di loro mi ha incuriosito il motivo della loro caduta: già, perché prima o poi tutto trascorre e passa, anche di coloro che si credevano invincibili. È accaduto allora, accade oggi e accadrà domani.
Proviamo quindi a dare un’occhiata ad alcuni Imperi ormai sepolti nella polvere del tempo, ricordando che ogni caso meriterebbe un approfondimento.
Imperi dell’antichità
Impero Accadico (2334–2154 circa a.C.)
Siamo in Mesopotamia. Il suo fondatore, Sargon di Akkad, riuscì a unificare una regione abitata da tempi remotissimi e che ha dato vita a importanti civiltà: Sumeri, Assiri, Babilonesi, eccetera.
La sua caduta pare sia dovuta a carestie e rivolte interne, con una crescente instabilità politica. A questo seguirono invasioni di popoli montanari, i Gutei, che abbatterono l’impero accadico.
Impero Egiziano (Antico, Medio e Nuovo Regno: 3000–1070 a.C.)
Di questo impero la storia è ricca di notizie grazie anche all’archeologia e alla scrittura. Anche questo potente impero ebbe la sua caduta, dovuta a crisi economiche e a una frammentazione del potere che causò il declino del centro politico.
Le pressioni esterne e le ingerenze completarono il quadro, favorendo l’invasione dei Popoli del Mare.
Impero Persiano (Achemenide: 550–330 a.C.)
Il suo fondatore, Ciro il Grande, estese il potere dall’India all’Egitto e all’Anatolia (l’odierna Turchia). Fu uno degli imperi più estesi della storia antica: governava su una parte enorme della popolazione allora conosciuta.
Eppure anche questo impero vide la sua caduta. Due furono le principali cause indicate: rigidità amministrativa e debolezza militare. Questo favorì Alessandro di Macedonia (detto “Magno”) nella conquista dell’intero impero persiano.
Impero Macedone (334–323 a.C.)
Il fondatore fu Alessandro Magno, che estese il suo potere dalla Grecia all’India nord-occidentale. Salì al potere nel 336 a.C. e, come primo atto, eliminò fisicamente i possibili rivali al trono, consolidando così l’autorità.
La morte lo colse prematuramente e questo causò una forte divisione tra i generali, detti Diàdochi (successori). Le guerre tra i comandanti e la mancanza di un’eredità politica stabile portarono alla dissoluzione dell’impero.
Impero Romano (27 a.C.–476 d.C. in Occidente; in Oriente fino al 1453)
La storia dell’Impero Romano è conosciuta perché studiata nelle scuole: una storia ricca di avvenimenti e di monumenti ancora presenti, non solo a Roma, che testimoniano quel tempo.
Nonostante la potenza, soprattutto militare, anche questo impero subì una caduta, dovuta principalmente a tre fattori: invasioni barbariche, crisi economica, burocrazia eccessiva e corruzione.
Impero Maurya (India: 321–185 a.C.)
Maurya Candragupta riuscì a edificare un grande impero che però crollò per crisi economiche e per la difficoltà di mantenere un vasto impero multietnico e complesso.
Imperi medievali e moderni
Impero Mongolo
Il fondatore è il conosciuto (almeno scolasticamente) Gengis Khan. L’impero arrivò dalla Cina all’Europa orientale. Anche questo impero finì nell’oblio a causa di divisioni in khanati rivali, seguite da ribellioni e dalla diffusione di epidemie.
La mancanza di unità politica e la difficoltà logistica di gestire un territorio immenso fecero il resto.
Impero Ottomano (XVI–XVII secolo, sotto Solimano il Magnifico)
Anche questo impero puntò a grandezza e conquiste, ma cadde per stagnazione economica, nascita di nazionalismi interni e difficoltà a modernizzarsi con rapidità.
Impero Spagnolo
Animato dalla voglia di conquiste e arricchimento, dovette cedere sotto il peso delle rivolte coloniali e di un declino economico, aggravato da guerre troppo costose.
Impero Britannico
Si definiva “l’impero su cui non tramonta mai il sole”, ma dovette fare i conti con l’arrivo della “notte”: movimenti indipendentisti, decolonizzazione, autodeterminazione dei popoli e gli enormi costi dovuti alle guerre mondiali.
Impero Giapponese
Con la prima e la seconda guerra mondiale era nel suo apogeo; tuttavia ambizioni imperialistiche eccessive e sconfitta militare misero fine alla sua espansione.
Impero Russo/Sovietico
Prima gli zar e poi il Partito Comunista, convinti di costruire un impero “immortale”, dovettero arrendersi alla realtà della caduta: crisi economiche, corsa eccessiva agli armamenti, pressioni popolari e nazionalismi.
Impero Nazista
Altri fanatici guerrafondai e visionari cui la guerra mise fine. Sappiamo che con loro vi furono anche i fascisti, ma non possiamo parlare di “impero fascista” in quanto fu, già dall’inizio, un fallimento.
Cosa insegna la storia
Quanto descritto in questo breve sunto meriterebbe, ovviamente, un approfondimento. Tuttavia possiamo rilevare che ogni pretesa umana di creare imperi invincibili e duraturi è fallita, e sempre sarà così.
Rileggendo mi hanno colpito soprattutto tre motivi, presenti più che mai anche oggi in molti regimi:
- Declino morale e/o ideologico (perdita di identità).
- Corruzione, piaga tuttora presente e che conduce inevitabilmente a una fine ingloriosa.
- Burocrazia eccessiva, un “macigno” che appesantisce e corrode.
La domanda che ora può sorgere è: ci sarà mai la volontà di cambiare in meglio e in bene, in modo che l’umanità possa vivere in pace e in concordia?
Domande frequenti
Perché molti imperi cadono dopo una fase di grande espansione?
Spesso l’espansione rende più difficile governare: aumentano costi, burocrazia, conflitti interni e problemi di comunicazione e controllo.
Qual è la causa più comune della caduta degli imperi?
Di solito non è una sola: crisi economiche, instabilità politica e pressioni esterne si sommano fino a spezzare l’equilibrio.
Le invasioni “esterne” sono sempre decisive?
Non sempre: spesso diventano decisive quando l’impero è già indebolito da problemi interni (corruzione, divisioni, crisi finanziarie).
La storia degli imperi serve anche per capire il presente?
Sì, perché aiuta a riconoscere dinamiche ricorrenti: concentrazione del potere, propaganda, fragilità economiche e conflitti sociali.
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