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Iconologia degli agrumi: arancia, limone e cedro nell'arte

  • Rossella Atzori
Natura morta con cedri, arance e rosa di Francisco de Zurbarán (1633), Pasadena
Francisco de Zurbarán, Natura morta con cedri, arance e rosa, 1633 (Norton Simon Museum, Pasadena). Una delle più celebri rappresentazioni degli agrumi nell'arte europea.

Gli agrumi sono piante originarie dell'estremo Oriente e dell'India: nonostante oggi siano comunissimi, la loro coltivazione arriva in Europa molto tardi, prevalentemente grazie agli Arabi, che la introducono in Sicilia nel X secolo. Greci e Romani ne conoscevano l'esistenza ma non li coltivavano in modo diffuso.

Piante sempreverdi, dunque incorruttibili, con frutti che crescono al sole: questa natura ha fatto sì che gli agrumi venissero presto associati al passo biblico dei Salmi secondo cui l'uomo retto sarà come l'albero le cui foglie non cadono mai. Come la maggior parte dei frutti e dei fiori, gli agrumi hanno assunto un preciso significato simbolico, usato in arte con valore iconologico. Vediamo cosa rappresentano arancia, limone e cedro nei dipinti e nelle sculture, con esempi concreti e opere di riferimento.

L'arancia: simbolo di paradiso e salvezza

L'arancia costituisce da sempre un simbolo positivo. In molte culture ha assunto una simbologia legata al paradiso: l'albero, a volte, viene identificato con quello del bene e del male, per cui l'arancia può alludere al peccato originale o, al contrario, alla salvezza che segue alla Passione di Cristo. In questo secondo caso compare nelle mani di Cristo al posto della mela, in particolare nei dipinti fiamminghi: la parola olandese per arancia è sinaasappel, letteralmente "mela cinese".

I fiori d'arancio, che sbocciano tra aprile e maggio, sono tradizionalmente legati alla sposa e al matrimonio: il loro colore bianco indica purezza e verginità. Trasposto nella sfera cristiana, questo fiore (la zagara) diventa attributo della Vergine, sposa di Cristo.

Ecco dove ritrovarli:

  • Cima da Conegliano, Madonna dell'arancio tra i santi Ludovico da Tolosa e Girolamo (1496-98), Gallerie dell'Accademia di Venezia
  • Joos van Cleve, Sacra Famiglia (1520), Ermitage di San Pietroburgo
  • Cosmè Tura, Madonna col Bambino (1455 ca.), National Gallery di Washington
  • Lorenzo Lotto, Commiato di Cristo dalla Madre (1521), Gemäldegalerie di Berlino

Il limone: Vergine Maria, guarigione, fedeltà

Il limone è probabilmente da identificarsi con i mitici "pomi d'oro" delle Esperidi, rubati da Ercole nel loro giardino. Nella tradizione cristiana è associato all'immagine della Vergine Maria. Frutto dal profumo dolce e delicato, è ricco di proprietà curative, tra cui quella di guarire dai veleni: questa caratteristica, unita al fatto che cresce al sole, ha fatto sì che il limone venisse associato anche alla salvezza.

Essendo un frutto che matura lungo tutto l'arco dell'anno con continuità, gli si attribuisce anche la simbologia della fedeltà d'amore: sempre presente, sempre uguale a sé stesso.

Lo ritroviamo nelle:

  • Francisco de Zurbarán, Nature morte (XVII secolo), in particolare Natura morta con cedri, arance e rosa (1633)
  • Domenico Ghirlandaio, Ultima Cena (1486), refettorio del convento di San Marco a Firenze
  • Dosso Dossi, Scena mitologica (1524 ca.), Getty Museum di Los Angeles

Il cedro: eternità e grandezza spirituale

Il citrus medica — il cedro agrume — fino al XVII secolo in arte viene spesso confuso con il cedro del Libano, che è invece una conifera. Il cedro del Libano simboleggia l'eternità e l'immortalità, la grandezza d'animo e l'elevazione spirituale: è l'albero che, nella Bibbia, Salomone usa per costruire il Tempio di Gerusalemme.

Capita spesso che il pittore dipinga l'agrume (il citrus medica) per indicare in realtà la conifera, un gioco iconografico colto ma oggi disorientante. Uno degli esempi più noti è Marco Palmezzano (Forlì, 1459-1539), che dipinge sistematicamente l'agrume per rappresentare invece l'albero del cedro del Libano, con tutta la sua iconologia religiosa legata alle Sacre Scritture.

Riconoscere un cedro in un dipinto richiede attenzione: se il contesto è sacro (pala d'altare, scene bibliche), è probabile che l'artista intenda il cedro del Libano; se il contesto è profano o di natura morta, si tratta dell'agrume.

Gli agrumi nell'arte lombarda e a Milano

Milano ha avuto un ruolo centrale nella nascita del genere della natura morta in Italia: è qui che, tra fine Cinquecento e inizio Seicento, si forma quel nucleo di pittori — Ambrogio Figino, Fede Galizia, Panfilo Nuvolone — che per primi dipingono frutti e oggetti come soggetti autonomi, senza più la mediazione della figura umana.

In questo contesto gli agrumi entrano spesso nelle composizioni. Una visita alla Pinacoteca Ambrosiana (piazza Pio XI 2, Milano) permette di vedere dal vivo due opere chiave di questo filone:

  • La celebre Canestra di frutta di Caravaggio (1597-1600 ca.), capostipite della natura morta italiana. Nella cesta compaiono fichi, mele, uva e pere: non agrumi, ma il quadro fonda il linguaggio con cui gli agrumi saranno poi dipinti dagli artisti lombardi.
  • Il Ritratto di Paolo Morigia di Fede Galizia (1596), primo dipinto accertato della pittrice milanese. Galizia, formatasi a Milano e morta qui durante la peste del 1630, è autrice di alcune delle più raffinate nature morte lombarde con mele, prugne e limoni, oggi dispersi tra collezioni italiane e internazionali.

Alle Gallerie d'Italia in piazza della Scala, collezione Intesa Sanpaolo, si possono inoltre ammirare alcune nature morte seicentesche della scuola lombarda che rappresentano l'eredità diretta di questa stagione pittorica. La Pinacoteca di Brera conserva opere di Cima da Conegliano e Lorenzo Lotto, entrambi citati in precedenza per le loro Madonne con agrumi.

Come leggerezza finale: Milano è anche la città dove gli agrumi sono stati per secoli un simbolo pratico di status sociale, coltivati nei giardini nobiliari e nelle limonaie delle ville lombarde, in particolare sul lago di Garda dove l'agricoltura degli agrumi ha radici antiche tuttora visibili nelle limonaie di Limone sul Garda.

Domande frequenti

Perché l'arancia sostituisce la mela nei dipinti fiamminghi con Cristo bambino?

Per un gioco linguistico e simbolico: in olandese l'arancia si chiama sinaasappel, "mela cinese". I pittori fiamminghi del XV-XVI secolo sfruttavano questa sovrapposizione per ricollegare la redenzione di Cristo (arancia = frutto nuovo) al peccato originale (mela = frutto antico), mantenendo coerenza iconografica con una sfumatura cristologica più colta.

Come distinguo un cedro-agrume da un cedro del Libano nei dipinti?

Conta il contesto. In una pala d'altare, una natività o una scena biblica è molto probabile che l'artista intenda il cedro del Libano anche se dipinge un agrume riconoscibile. In una natura morta o un giardino profano si tratta invece quasi sempre dell'agrume (citrus medica). Osservare le foglie e la corteccia aiuta: il cedro del Libano ha aghi, l'agrume foglie piene.

Chi sono stati i primi pittori di nature morte con agrumi?

Tra i precursori vanno citati i fiamminghi del XVI secolo e soprattutto il caravaggesco Francisco de Zurbarán per la Spagna. In Italia, e in particolare in Lombardia, il genere viene inaugurato da Ambrogio Figino (pesche), Fede Galizia e Panfilo Nuvolone tra il 1591 e i primi decenni del Seicento, contemporaneamente alla Canestra di Caravaggio.

Dove vedere a Milano nature morte con agrumi?

Il riferimento principale è la Pinacoteca Ambrosiana, con la Canestra di Caravaggio e opere di Fede Galizia. La Pinacoteca di Brera conserva Madonne di Cima da Conegliano e Lorenzo Lotto con agrumi simbolici. Le Gallerie d'Italia in piazza della Scala ospitano nature morte seicentesche della scuola lombarda.

Perché i fiori d'arancio sono associati alle spose?

I fiori d'arancio (zagara) sono bianchi e profumatissimi, sbocciano in primavera e sono contemporaneamente sul ramo con i frutti maturi: simboleggiano dunque purezza (colore), fecondità (coesistenza di fiore e frutto) e continuità. Nella cultura cristiana si sono caricati del significato mariano (Vergine = sposa di Cristo) e da lì sono passati all'uso nuziale civile, diffuso in Europa dal XIX secolo.


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