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La Fossa Interna dei Navigli: storia della cerchia scomparsa di Milano

La Darsena di Porta Ticinese a Milano, storico porto cittadino
La Fossa Interna, o Cerchia dei Navigli, cinse Milano per oltre sette secoli prima di essere interrata nel Novecento.

Chi passeggia oggi lungo via Senato o corso di Porta Ticinese cammina, senza saperlo, sopra un fiume artificiale che per sette secoli ha cinto Milano: la Fossa Interna, conosciuta anche come Cerchia dei Navigli. Un anello d'acqua largo fino a dodici metri, oggi completamente interrato, che fu insieme fortificazione, via di irrigazione e infine porto navigabile nel cuore della città.

Le origini: un fossato difensivo

I lavori per il fossato che avrebbe cinto Milano iniziarono intorno al 1156, sotto la direzione di Guglielmo da Guintellino, ingegnere militare di probabile origine genovese al servizio della città dal 1156 al 1162. Guintellino non si occupava solo di canali: costruiva ponti e macchine da guerra, ed ebbe un ruolo di primo piano nel conflitto tra Milano e l'imperatore Federico Barbarossa, occupandosi verosimilmente di tutta la parte tecnica della difesa cittadina.

Canali artificiali per irrigazione e navigazione esistevano già prima di allora, di origine incerta: alcuni facevano capo ai monaci dell'Abbazia di Chiaravalle e di Morimondo, altri risalivano probabilmente all'epoca romana, quando canali derivati dal Seveso, dal Nirone e dall'Olona alimentavano già i fossati cittadini. Lontana dai grandi fiumi navigabili a differenza di molte città europee, Milano fece da sempre affidamento sulla canalizzazione artificiale per difesa, commercio e irrigazione.

La distruzione del Barbarossa e la rinascita

Il fossato di Guintellino era così efficace dal punto di vista militare che, conquistata Milano, il Barbarossa ne ordinò espressamente la distruzione: nei patti di resa del 1158 impose l'interramento dei canali, e quattro anni dopo, distruggendo la città, cancellò anche la sua rete idrica difensiva.

I milanesi non aspettarono a lungo per ricostruire: i lavori ripresero già nel 1167 e proseguirono per anni, con l'approfondimento del fossato e la costruzione di porte e torri in pietra — tra cui la celebre Torre dell'Imperatore presso la Chiusa della Vettabbia, poi rifatta nel 1338 e definitivamente demolita nel 1778.

Nato per necessità difensiva, il fossato fu presto impiegato anche per l'irrigazione. La sua trasformazione in vero e proprio canale navigabile arrivò però solo circa tre secoli più tardi, nel 1496, sotto il ducato di Ludovico il Moro — anche se alcuni tratti erano probabilmente già navigabili in precedenza, forse fin dall'epoca di Filippo Maria Visconti. Per introdurre le acque del Naviglio, la rete dei canali interni fu ampliata e modificata: alla direzione dei lavori si è tradizionalmente attribuito Leonardo da Vinci, allora ingegnere ducale a Milano, anche se gli storici oggi ritengono che l'innovazione delle conche di navigazione spetti ad altri tecnici del tempo.

I tre bracci della Fossa Interna

Dopo i lavori del 1496, il Naviglio cittadino restò diviso in tre tratti fino a tutto l'Ottocento: il Naviglio morto, lungo l'attuale via Pontaccio; la Fossa interna vera e propria, dal ponte di San Marco al ponte degli Olocati — nome che assunse quando gli spagnoli circondarono la città con i Bastioni; e il Naviglio di San Gerolamo, dal ponte degli Olocati (oggi via Ronzoni) fino al Foro Bonaparte. Complessivamente i canali si sviluppavano per circa cinque chilometri, larghi tra gli otto e i dodici metri, con le acque che confluivano verso il Tombone di via Arena.

La Darsena: il porto di Milano

Alla foce del sistema, la Darsena di Porta Ticinese fu per secoli il porto di Milano, punto d'arrivo dei Navigli Grande e Pavese. Nel Novecento vi transitavano ancora barconi carichi di sabbia e ghiaia; oggi, pur avendo perso la sua funzione commerciale, conserva l'aspetto di porto storico ed è tra i luoghi più frequentati della movida milanese.

Un problema secolare: lo spurgo dei canali

Per secoli i canali cittadini rimasero senza protezione lungo le strade — con frequenti cadute accidentali, specie nelle notti di nebbia — finché il governatore Colloredo, nel 1725, li dotò di un parapetto in pietra e ferro. Il problema più persistente, tuttavia, fu la pulizia dei canali: fin dal Quattrocento, lettere ducali imponevano regolarmente lo spurgo della Fossa Interna, con le spese suddivise tra mulini, prati irrigati e proprietari degli edifici affacciati sull'acqua. Le acque stagnanti, spesso maleodoranti per l'insufficiente ricambio, furono a lungo motivo di preoccupazione sanitaria per la città: un cronista dell'epoca arrivò a collegare le febbri diffuse tra le case vicine al Castello Sforzesco proprio alla scarsa qualità dell'acqua dei fossati. Solo nel Settecento, con la costituzione della Congregazione della Fossa Interna, si tentò un coordinamento sistematico della manutenzione — senza però risolvere del tutto il problema.

Cosa resta oggi

La Cerchia dei Navigli fu progressivamente coperta tra gli anni '20 e '60 del Novecento, per far posto al traffico automobilistico. Oggi ne restano tracce nella toponomastica (via Fatebenefratelli, via Senato, corso di Porta Romana seguono in parte l'antico tracciato) e nella memoria collettiva della città. Da anni è in corso un dibattito pubblico — promosso da associazioni come Riaprire i Navigli — sull'ipotesi di riaprire parte del tracciato storico, restituendo a Milano un collegamento d'acqua diretto tra il lago Maggiore e l'Adriatico. Nel 2015 il Politecnico di Milano ha realizzato uno studio di fattibilità idraulica sul tema, ancora oggetto di discussione tra istituzioni e cittadini.

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