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Scrofa semilanuta: la leggenda e dove vederla oggi a Milano

  • Redazione MilanoFree.it
La scrofa semilanuta, antico simbolo leggendario della città di Milano
La scrofa semilanuta, primo simbolo di Milano. 

Prima del Biscione visconteo, Milano aveva un altro simbolo: una scrofa coperta di lana per metà. Sta ancora lì, su un arco di piazza Mercanti, e ci passano davanti ogni giorno migliaia di persone senza accorgersene.

È il più antico emblema della città, ed è legato al racconto della sua fondazione. Un racconto che, come spesso capita, è più recente di quanto sembri.

Cos'è la scrofa semilanuta

La scrofa semilanuta è una creatura leggendaria: una scrofa con il dorso coperto di lana per metà, setolosa nell'altra. "Semilanuta" significa esattamente questo, mezza lanosa.

Fu il simbolo di Milano fino all'età comunale, quando cominciò a essere affiancata e poi soppiantata da altri emblemi. Non è un animale araldico qualsiasi: nella tradizione è l'animale che indicò il punto esatto dove fondare la città.

La leggenda di Belloveso e dell'oracolo

Il racconto è questo. Belloveso, condottiero celta arrivato nella pianura padana, decide di fondare una città e manda sette uomini a consultare gli oracoli: vuole sapere dove gettare le fondamenta e che nome darle.

Il responso è che sarà una scrofa lanosa a indicare insieme il luogo e il nome. I Celti si mettono a cercarla, la trovano al pascolo con il dorso mezzo coperto di lana, e proprio lì cominciano a costruire. La città prende il nome dal presagio.

Per i Celti il maiale selvatico era un animale sacro, il che rende la scelta narrativa tutt'altro che casuale.

Da dove viene davvero il racconto

Qui va detta una cosa che circola quasi sempre sbagliata: la scrofa non compare in Tito Livio. Livio racconta Belloveso e la fondazione di Mediolanum, ma nel suo testo non c'è nessun oracolo e nessun animale.

I riferimenti più antichi alla scrofa sono tardoantichi, cioè posteriori di quasi mille anni ai fatti narrati:

  • Claudio Claudiano, nell'epitalamio per le nozze di Onorio del 398 d.C., evoca mura galliche che mostrano vello di scrofa.
  • Sidonio Apollinare allude a una città che prende il nome da un suino lanoso.

Sono accenni di un verso o due. La versione completa — i sette uomini, il responso, la scrofa trovata al pascolo — si legge solo nelle cronache medievali milanesi, che la mettono per iscritto oltre un millennio e mezzo dopo. Poi la riprendono Alciato nel Seicento, Giulini e Latuada nel Settecento, e da lì arriva fino a noi.

Questo non la rende meno interessante: la rende una cosa diversa. Non è la cronaca di come nacque Milano, è il modo in cui Milano medievale raccontava sé stessa.

Il gioco di parole sul nome

La leggenda serve a spiegare il nome della città: medio lanae, "in mezzo alla lana", da cui Mediolanum. È un'etimologia elegante e completamente falsa.

Le letture linguistiche accreditate ruotano tutte intorno all'idea di centro — "in mezzo alla pianura" oppure "santuario centrale" — e non hanno nulla a che fare con la lana. Il gioco di parole è nato dopo, costruito a ritroso sulla leggenda: qui il quadro completo sull'origine del nome e sulla fondazione.

Dove vederla a Milano: quattro punti

Sono tutti nel raggio di pochi minuti a piedi, fra piazza Mercanti e piazza della Scala. Vale la pena farli in fila.

1. Palazzo della Ragione, il Broletto

È il più famoso e il più difficile da notare: un bassorilievo sul secondo arco del Palazzo della Ragione, sul lato di via Mercanti. La figura sembra un cinghiale ed è tradizionalmente identificata con la scrofa semilanuta.

Sarebbe stato rinvenuto nel 1233, durante gli scavi per la costruzione dell'edificio stesso, e poi reimpiegato lì dove si trova. Il portico è ad accesso libero, si entra da via Orefici, via Mercanti, piazza Duomo o piazza Cordusio: si guarda in qualsiasi momento, gratis. Serve solo alzare gli occhi e avere pazienza, perché è piccolo e in alto.

2. Loggia degli Osii

Sempre in piazza Mercanti, sulla Loggia degli Osii, compare un'aquila che stringe una scrofa. Alcuni autori vi hanno letto un messaggio politico: la memoria pubblica di Milano come feudo imperiale.

3. Palazzo Marino, corte interna

Nella corte interna di Palazzo Marino, sede del Comune, la scrofa è raffigurata in uno stemma. La corte è visibile in occasione di aperture, mostre ed eventi: conviene verificare prima di presentarsi.

4. Palazzo dei Giureconsulti

L'ultimo è sul porticato del Palazzo dei Giureconsulti, sul lato che dà su via Santa Margherita. Anche questo è uno stemma, e anche questo passa inosservato praticamente a tutti.

Dalla scrofa al Biscione

Per secoli la scrofa rappresentò Milano da sola. Poi, con l'affermarsi dei Visconti, il Biscione prese il sopravvento e diventò l'emblema che tutti riconoscono — al punto da sopravvivere al Ducato e finire su stemmi sportivi e loghi aziendali.

La scrofa non fu cancellata, semplicemente smise di essere usata. È rimasta dov'era, sui muri, ed è per questo che oggi si può ancora andare a cercarla.

Domande frequenti

Dove si trova la scrofa semilanuta a Milano?

In quattro punti: il bassorilievo sul secondo arco del Palazzo della Ragione in via Mercanti, l'aquila con la scrofa sulla Loggia degli Osii, uno stemma nella corte interna di Palazzo Marino e un altro sul porticato del Palazzo dei Giureconsulti verso via Santa Margherita.

La scrofa semilanuta compare in Tito Livio?

No, ed è l'equivoco più diffuso sul tema. Livio racconta Belloveso e la fondazione di Mediolanum senza mai citare l'animale. I primi accenni sono di Claudiano e Sidonio Apollinare, nel tardo impero; il racconto completo è medievale.

Mediolanum significa davvero "mezza lana"?

No. È un'etimologia popolare costruita sulla leggenda. Le interpretazioni linguistiche accreditate ruotano intorno all'idea di centro: "in mezzo alla pianura" oppure "santuario centrale".

Il bassorilievo di piazza Mercanti è l'originale?

È il pezzo rinvenuto nel 1233 durante gli scavi per la costruzione del Palazzo della Ragione, reimpiegato sull'arco. La sua datazione originaria non è accertata.

Si può vedere gratis?

Il bassorilievo del Broletto e la Loggia degli Osii sì, sono in piazza Mercanti e il portico è ad accesso libero. Per la corte di Palazzo Marino dipende dalle aperture in corso.

Fonti

  • Claudio Claudiano, Epithalamium de nuptiis Honorii Augusti.
  • Sidonio Apollinare, Epistulae, VII, 17.
  • Manipulus florum, in Rerum Italicarum Scriptores, vol. 11, Milano 1727.
  • Andrea Alciato, Rerum Patriae, 1625.
  • Giulia Bologna, Milano e il suo stemma, Comune di Milano, Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, 1989.

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