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Le case chiuse di Milano: storia dei quartieri a luci rosse

  • Redazione MilanoFree.it

C'è una Milano di un secolo fa che non compare nelle cartoline: quella dei quartieri popolari, dei vicoli e delle case chiuse, i bordelli regolamentati dallo Stato che fino al 1958 furono parte, scomoda ma reale, della vita cittadina. La loro storia racconta tanto delle donne che vi lavoravano quanto della società che le sorvegliava.

Dalla nascita con il regolamento di Cavour fino alla chiusura con la legge Merlin, ecco com'erano e dove si trovavano le case di tolleranza a Milano, tra dati storici e memoria popolare.

Veduta di un vicolo della vecchia Milano popolare, dove si trovavano le case chiuse
Un angolo della Milano popolare di inizio Novecento — archivio storico

La nascita: il regolamento Cavour

La regolamentazione statale della prostituzione in Italia nasce sul modello napoleonico, che già a inizio Ottocento aveva posto i bordelli sotto il controllo dello Stato per ragioni sanitarie. In Piemonte fu Camillo Benso conte di Cavour ad avviare il provvedimento: il "Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione" venne emanato il 15 febbraio 1860, inizialmente pensato per le guarnigioni militari e poi esteso all'uso civile. Dopo l'Unità d'Italia la normativa fu applicata a tutto il Regno.

Le case venivano dette "di tolleranza" perché tollerate dallo Stato, che ne fissava le tariffe, imponeva la licenza per aprirle, riscuoteva le tasse e obbligava le donne a registrarsi e a sottoporsi a controlli medici periodici, nel tentativo di contenere le malattie veneree.

Perché si chiamavano "case chiuse"

Il nome con cui sono passate alla storia arriva più tardi, con il regolamento Crispi del 1888. Tra le nuove regole, i bordelli non potevano sorgere vicino a luoghi di culto, asili e scuole, non potevano ospitare feste, balli e canti, e soprattutto dovevano tenere costantemente chiuse finestre e persiane, per non dare scandalo alla strada. Da quelle imposte sempre serrate nacque l'espressione "case chiuse".

I quartieri a luci rosse di Milano

A Milano la maggior parte delle case si trovava nei quartieri più poveri. Uno dei cuori della prostituzione cittadina era il Verziere, l'antico mercato degli ortaggi reso celebre da Carlo Porta con la poesia La Ninetta del Verzee, nella zona dove oggi sorge l'Università Statale. In piazza Beccaria c'era il Castelletto, uno dei luoghi più popolari: lì la prostituzione era ammessa, ma le donne non potevano avvicinare i clienti in pubblico senza rischiare multe salatissime. Alla fine degli anni Venti l'area fu riedificata e divenne sede della polizia.

Vicino a piazza Santo Stefano sorgeva il Bottonuto, quartiere popolarissimo poi demolito, dove le prestazioni costavano poche lire. A Porta Ticinese, dietro la basilica di Sant'Eustorgio, si trovava la Calusca: qui, secondo la tradizione, bisognava rivolgersi al menacapi, il protettore locale, e le donne erano soprannominate sparagnadolitt per l'abitudine di mangiare le ciliegie per strada a primavera.

Le case di lusso

Non mancavano gli indirizzi più raffinati. In via Disciplini i clienti disponevano di un salottino privato; in via San Pietro all'Orto, vicino alla chiesa di San Carlo, alcune camere avevano gli specchi sul soffitto; in via Vittoria Colonna la tariffa, ben più alta di quella popolare, comprendeva anche il pranzo. Le case di via Chiaravalle, infine, sono rimaste nella memoria cittadina per essere state molto frequentate dai soldati alleati durante la Seconda guerra mondiale.

La fine: la legge Merlin

A mettere la parola fine fu la senatrice socialista Lina Merlin, ex partigiana e madre costituente, che presentò il suo disegno di legge nel 1948 e lo portò in fondo dopo un iter parlamentare lungo dieci anni. La legge del 20 febbraio 1958 abolì la regolamentazione della prostituzione e introdusse i reati di sfruttamento e favoreggiamento. Entrò in vigore il 20 settembre 1958: in quella data furono chiuse in tutta Italia 560 case di tolleranza, che ospitavano circa 2.700 donne. La prostituzione in sé non venne vietata, ma scomparvero per sempre i bordelli di Stato. A Milano, il loro ricordo sopravvive ancora nei racconti dei più anziani.

Domande frequenti

Quando furono aperte le case chiuse in Italia?

La regolamentazione nasce con il regolamento Cavour del 15 febbraio 1860, sul modello napoleonico, esteso a tutto il Regno dopo l'Unità d'Italia.

Perché si dicono "case chiuse"?

Per via del regolamento Crispi del 1888, che imponeva di tenere sempre chiuse finestre e persiane dei bordelli per non dare scandalo.

Quando chiusero le case chiuse?

Con la legge Merlin del 20 febbraio 1958, entrata in vigore il 20 settembre 1958: vennero chiuse 560 case in tutta Italia.

Dove si trovavano le case chiuse a Milano?

Soprattutto nei quartieri popolari: il Verziere (oggi zona Università Statale), il Castelletto in piazza Beccaria, il Bottonuto presso piazza Santo Stefano e la Calusca a Porta Ticinese, oltre ad alcuni indirizzi più eleganti in centro.

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