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Oltre i Vangeli: le testimonianze storiche su Gesù di Nazareth

Un personaggio di cui si parla da più di duemila anni è senza dubbio Gesù di Nazareth, conosciuto grazie a Giovanni, Luca, Marco e Matteo, i quattro evangelisti, e agli Apostoli. Tuttavia non sono i soli ad aver raccontato di Gesù: esistono altri testi, cristiani e non, che fanno riferimento a questa figura. Tutti questi scritti risalgono al primo e al secondo secolo. Proviamo allora a conoscere queste testimonianze.

Gesu di Nazareth
Le testimonianze storiche su Gesù di Nazareth

La Didaché o Dottrina dei dodici Apostoli

Il primo testo è noto come Didaché, ovvero Dottrina dei dodici Apostoli: uno scritto cristiano di autore sconosciuto, redatto in lingua greca. La sua datazione è discussa: l’ipotesi più alta lo colloca tra il 50 e il 70 d.C., mentre altri studiosi propendono per la fine del I o l’inizio del II secolo.

Il testo menziona gli insegnamenti di Gesù, fornendo anche istruzioni sull’Eucaristia, sul Battesimo e su come celebrare la comunione. “L’insegnamento del Signore ai Gentili per mezzo dei dodici Apostoli”: così inizia la prima riga del documento.

Clemente Romano e il Codice Alessandrino

Il Codice Alessandrino è un manoscritto greco della Bibbia datato alla prima metà del V secolo, composto da 773 fogli di pergamena, di cui 630 riferiti all’Antico Testamento e 143 al Nuovo Testamento.

Proprio grazie a questo codice ci è giunta la Prima lettera ai Corinzi di Clemente Romano, vescovo di Roma, che vi è allegata in coda ai libri del Nuovo Testamento. La lettera, databile intorno al 95-98 d.C., menziona gli insegnamenti, la morte e la risurrezione di Gesù ed è considerata uno dei più antichi documenti cristiani extrabiblici di cui si conoscano con ragionevole certezza autore e data.

Da non confondere con Clemente Alessandrino, teologo e apologeta vissuto circa un secolo più tardi (150-215 d.C. circa).

Tito Flavio Giuseppe

Tito Flavio Giuseppe fu scrittore, storico e militare ebreo con cittadinanza romana; scrisse le sue opere in lingua greca e, è bene precisarlo, non era cristiano. Nel passo noto come Testimonium Flavianum fa riferimento a Gesù; in un altro punto lo menziona parlando di Giacomo, “il fratello di Gesù”, il quale era chiamato Cristo.

Va detto che il Testimonium Flavianum è oggetto di un lungo dibattito: la maggior parte degli studiosi ritiene che il nucleo sia autentico ma che il testo sia stato ritoccato da copisti cristiani, mentre il passo su Giacomo è considerato assai più solido. I suoi scritti restano comunque importantissimi dal punto di vista storico, in quanto sono la principale fonte di informazioni che abbiamo sulla Giudea del I secolo.

Ignazio di Antiochia

Vescovo e teologo siro detto L’Illuminatore — e, nelle sue stesse lettere, il Teoforo, cioè “portatore di Dio” — Ignazio di Antiochia fu convertito al cristianesimo in età adulta da san Giovanni evangelista.

Nelle lettere scritte alle varie chiese si legge:

Egli soffrì tutte queste cose per noi; e le soffrì realmente, e non solo in apparenza, così come realmente risorse.

Il riferimento, ovviamente, è a Gesù. Nei suoi scritti appare inoltre per la prima volta l’espressione “Chiesa cattolica”.

Policarpo di Smirne

Policarpo di Smirne, vescovo vissuto tra il I e il II secolo, menziona Gesù nella sua lettera ai Filippesi, databile intorno al 110-140 d.C. Fu lui ad accogliere Ignazio di Antiochia durante il viaggio che lo avrebbe condotto al martirio, e furono proprio i cristiani di Filippi a chiedergli di raccogliere le lettere di Ignazio.

Plinio il Giovane

Altro personaggio è Gaio Plinio Cecilio Secondo, conosciuto come Plinio il Giovane, che fu governatore della provincia di Bitinia e Ponto. Plinio scrisse all’imperatore Traiano chiedendogli consigli sulla persecuzione dei cristiani e, nella lettera databile intorno al 111-113 d.C., menziona Gesù come una figura venerata. Riporto parte del testo:

Altri, […] dicevano di essere cristiani e poi lo negavano. […] Tutti adoravano la vostra immagine e le statue delle divinità, e maledicevano il nome di Cristo. Ma dichiararono che la somma della loro colpa o del loro errore consisteva solo in questo, che in un giorno stabilito erano soliti riunirsi prima dell’alba e recitare tra loro un inno a Cristo, come se fosse un dio, e che, lungi dal volersi impegnare con un giuramento a commettere qualsiasi crimine, il loro giuramento era di astenersi dal furto, dalla rapina, dall’adulterio e dalla violazione della fede, e di non rinnegare il denaro affidato loro quando fossero chiamati a consegnarlo.

Tacito

Passiamo adesso allo storico romano Tacito, che scrisse nei suoi Annali (circa 116 d.C.) come l’imperatore Nerone cercò di scaricare la colpa del Grande incendio di Roma sui cristiani:

Di conseguenza, per liberarsi della notizia, Nerone addossò la colpa e inflisse le torture più severe a una classe odiata per le sue abominazioni, chiamata Cristiani dal popolo.

Prosegue poi riportando alcuni dettagli su Gesù:

Christus, da cui il nome ebbe origine, subì l’estrema pena durante il regno di Tiberio per mano di uno dei nostri procuratori, Ponzio Pilato, e una maliziosissima superstizione, così arginata per il momento, scoppiò di nuovo non solo in Giudea, la prima sorgente del male, ma anche a Roma, dove tutte le cose orrende e vergognose provenienti da ogni parte del mondo trovano il loro centro e diventano popolari.

Svetonio

Altro storico romano: Gaio Svetonio Tranquillo, che ricoprì cariche importanti sotto l’imperatore Adriano. Nel suo scritto Vite dei Cesari, nel capitolo dedicato all’imperatore Claudio (41-54 d.C.), si legge:

Poiché gli ebrei, istigati da Cresto, provocavano continuamente disordini, egli li espulse da Roma.

Si ritiene che “Cresto” sia una storpiatura del latino Christus, che significa Gesù Cristo.

Giustino Martire

Arriviamo adesso al primo apologista e filosofo cristiano, Giustino Martire, noto anche come Giustino di Nablus, che menziona l’insegnamento di Gesù, la sua crocifissione e la risurrezione nella sua Prima Apologia (circa 155-157 d.C.). Il termine apologia deriva dal greco e significa “discorso in difesa di qualcuno o qualcosa”.

Quadrato di Atene

Anche l’apologeta Quadrato di Atene scrisse una lettera all’imperatore Adriano in cui parla del cristianesimo e di Gesù. Secondo la testimonianza di san Girolamo fu “discepolo degli Apostoli”. In un estratto della lettera si legge:

Coloro che furono guariti e coloro che furono risuscitati dai morti, che furono visti non solo quando furono guariti e quando furono risuscitati, ma erano sempre presenti; e non solo mentre il Salvatore era sulla terra, ma anche dopo la sua morte, furono in vita per un bel po’ di tempo, tanto che alcuni di loro sono vissuti fino ai nostri giorni.

Flegonte di Tralles

Altro storico greco antico, vissuto nell’età imperiale romana e liberto dell’imperatore Adriano, è Flegonte di Tralles, il quale nelle sue Cronache non solo attribuì a Gesù una conoscenza degli eventi futuri, ma attestò anche che il risultato corrispondeva alle sue previsioni. Le sue parole ci sono giunte per via indiretta, attraverso autori successivi che lo citano.

Celso

Il filosofo greco antico Celso attacca e scredita i cristiani nel suo trattato La vera dottrina, scritto intorno al 175 d.C. Anche in questo caso si tratta di una testimonianza ostile, e proprio per questo significativa.

Luciano di Samosata

Il satirico greco Luciano di Samosata fa riferimento a Gesù e al cristianesimo nella sua opera La morte di Pellegrino, menzionando molti aspetti del cristianesimo. Interessante leggere queste sue parole:

I cristiani, sapete, adorano un uomo ancora oggi, il distinto personaggio che introdusse i loro nuovi riti e fu crocifisso per questo motivo… Vedete, queste creature fuorviate partono dalla convinzione generale di essere immortali per sempre, il che spiega il disprezzo della morte e la dedizione volontaria così comuni tra loro; e poi è stato inculcato loro dal loro legislatore originario che sono tutti fratelli, dal momento che si convertono, e rinnegano gli dei della Grecia, e adorino il saggio crocifisso, e vivano secondo le sue leggi.

Una figura attestata dalla storia

Qui termino questa mia ricerca, che vuole sottolineare, se ancora ce ne fosse bisogno, come il personaggio di Gesù detto il Cristo e il Nazareno non sia una invenzione favolosa né una leggenda per creduloni, ma sia stato un personaggio realmente esistito, di cui la storia dà testimonianza.

Domande frequenti

Esistono fonti non cristiane che parlano di Gesù?

Sì. Tra le principali figurano lo storico ebreo Tito Flavio Giuseppe, gli storici romani Tacito e Svetonio, il governatore Plinio il Giovane, il filosofo Celso e il satirico Luciano di Samosata. Alcune di queste testimonianze sono apertamente ostili al cristianesimo, il che le rende particolarmente significative.

Qual è la testimonianza più antica su Gesù fuori dai Vangeli?

Tra i testi cristiani, la Didaché è probabilmente il più antico, anche se la sua datazione è discussa e oscilla tra la metà del I secolo e l’inizio del II. Segue la Prima lettera ai Corinzi di Clemente Romano, databile intorno al 95-98 d.C.

Che cos’è il Testimonium Flavianum?

È il passo dell’opera di Tito Flavio Giuseppe che parla di Gesù. La maggior parte degli studiosi ritiene che il nucleo sia autentico ma che il testo sia stato ritoccato da copisti cristiani; è invece considerato più solido il passo in cui lo storico cita Giacomo, “il fratello di Gesù”.

Che cosa scrisse Tacito su Gesù?

Negli Annali, intorno al 116 d.C., Tacito racconta che Nerone attribuì ai cristiani la colpa del Grande incendio di Roma e precisa che il nome derivava da “Christus”, giustiziato durante il regno di Tiberio per mano del procuratore Ponzio Pilato.

Chi ha scritto la Prima lettera ai Corinzi conservata nel Codice Alessandrino?

Clemente Romano, vescovo di Roma, intorno al 95-98 d.C. Non va confuso con Clemente Alessandrino, vissuto circa un secolo dopo. Il Codice Alessandrino, manoscritto del V secolo, è il testimone che ci ha tramandato la lettera.

 
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