Storia dei cerini e dei fiammiferi di legno: origini, curiosità e come si fanno oggi
Una storia piuttosto lunga: oggi i fiammiferi sono quasi del tutto sostituiti da accendini e nuovi sistemi, ma dietro quelle piccole fiammelle c’è un percorso curioso fatto di chimica, invenzioni e abitudini quotidiane. Vediamo allora quale storia si cela dietro cerini e fiammiferi di legno.
Le origini e l’evoluzione dei fiammiferi
Le prime testimonianze risalgono tra il VI e il X secolo in terra cinese, dove si usavano piccoli bastoncini impregnati di zolfo per rendere più semplice l’accensione del fuoco. Va precisato però che questi strumenti avevano poco a che vedere con i fiammiferi moderni: servivano soprattutto a trasmettere una fiamma già accesa, perché non si auto-accendevano.
Fu lo sviluppo della chimica a far immaginare i primi fiammiferi. Nel Seicento il fisico Robert Boyle ideò dei “bastoncini” intrisi di fosforo e zolfo che si incendiavano passandoli su carta fosforica.
Più tardi il francese Jean Chancel realizzò un tipo di “bastoncini” che si accendevano immergendo la punta in acido solforico: un espediente costoso, pericoloso e poco pratico.
L’idea davvero buona l’ebbe il farmacista e chimico inglese John Walker nel 1826, quando ideò i primi fiammiferi a frizione. Erano asticelle di legno con una testa di miscela chimica che si accendeva sfregandola su carta abrasiva o superfici ruvide. Avevano però il difetto di essere poco stabili e quindi pericolosi.
Pochi anni dopo, il francese Charles Sauria pensò di usare il fosforo bianco per rendere più facile l’accensione: una scelta efficace, ma con il grave limite della tossicità. Nel 1844 fu la volta dello svedese Gustav Erik Pasch, che introdusse l’uso del fosforo rosso, rendendo i fiammiferi molto più sicuri. Seguirono altri perfezionamenti fino ad arrivare al fiammifero di sicurezza, conosciuto anche come safety match.
In Italia, la prima industria di fiammiferi risale al XIX secolo: a Napoli, grazie a Sansone Valobra, avviò una produzione su larga scala di cerini migliorati. L’industria dei fiammiferi vide un grande impiego di manodopera femminile.
Come si producono oggi i fiammiferi di legno
Tipo di legno
- Si usano legni teneri e regolari (ad esempio betulla, pino, pioppo).
- Devono essere facili da tagliare in bastoncini sottilissimi.
- Devono garantire una combustione uniforme, senza scoppiettii.
Una volta stabilito il tipo di legno, questo viene:
- tagliato in listelli,
- trasformato in stecche sottili,
- essiccato con attenzione.
Trattamento del gambo
Prima della testa, il bastoncino viene spesso immerso in:
- cera o paraffina, che aiuta la fiamma a “scendere” lungo il legno;
- sali a dosaggio controllato, per regolare la velocità di combustione ed evitare che il fiammifero si consumi troppo in fretta.
Testa del fiammifero
Contrariamente a quanto si pensa, la testa del fiammifero di sicurezza non contiene fosforo. In genere contiene:
- clorato di potassio (ossidante: fornisce ossigeno),
- collanti naturali o sintetici,
- vetro in polvere o ossidi (per controllare attrito e temperatura),
- zolfo o solfuri (combustibile).
La superficie di accensione (la scatola)
Il fosforo è separato e si trova sulla striscia laterale della scatola, composta in genere da:
- fosforo rosso,
- leganti,
- polveri abrasive.
Solo sfregando testa + superficie avviene la reazione. In parole più semplici, quando strofiniamo un fiammifero di sicurezza:
- l’attrito scalda la striscia,
- il fosforo rosso si trasforma localmente in fosforo attivo,
- questo innesca il clorato nella testa del fiammifero,
- parte la reazione e appare la fiamma.
È una reazione rapidissima, ma controllata.
Cerini votivi e religiosi
La tradizione italiana annovera anche i cerini votivi e religiosi, che hanno una storia e un uso diversi rispetto ai fiammiferi domestici.
Caratteristiche:
- sono più lunghi,
- la fiamma è più lenta ma più stabile,
- spesso si accendono da una fiamma già accesa.
Servono per:
- candele per chiese e santuari,
- processioni,
- rituali come ex voto o commemorazioni.
Scatole, pubblicità e filumenia
Le piccole scatole di fiammiferi divennero anche un mezzo pubblicitario per hotel, teatri, ristoranti e bar, facendo così nascere un collezionismo chiamato filumenia.
È doveroso sottolineare che, nonostante gli accendini, i fiammiferi non sono del tutto tramontati: probabilmente perché sono affidabili in emergenza, semplici, non hanno gas e funzionano anche a basse temperature. Non ultimo, conservano un piccolo valore “rituale”.
Fiammiferi “speciali”: antivento e da sopravvivenza
Esistono fiammiferi antivento e fiammiferi da sopravvivenza: proviamo a conoscerli più da vicino.
I fiammiferi antivento sono progettati per restare accesi anche con vento forte, pioggia e freddo. Presentano una testa più grande e una miscela più energetica; in alcuni casi la combustione può continuare anche dopo un contatto breve con l’acqua. In genere durano 15–25 secondi e possono avere un rivestimento impermeabile. Alcuni si accendono con la loro scatola, altri anche su superfici ruvide.
I fiammiferi da sopravvivenza puntano a garantire il fuoco anche in condizioni difficili. Si incontrano spesso tre tipologie:
- militari/survival, con corpo più spesso, testa grande e confezioni stagne;
- cerati, pensati per bruciare più lentamente e risultare utili come esca;
- impermeabili, trattati con vernici idrofobe per funzionare anche dopo immersione.
Nel linguaggio outdoor si parla spesso di bushcraft, che in modo semplice significa “sapersi arrangiare nella natura”.
Curiosità sui fiammiferi
- Un fiammifero brucia in media 10–15 secondi.
- Da un solo tronco si possono ricavare centinaia di migliaia di fiammiferi.
- In letteratura il fiammifero è spesso simbolo di fragile speranza, vita breve e rivelazione improvvisa.
FAQ
Perché nei fiammiferi di sicurezza il fosforo non è nella testa?
Per sicurezza: il fosforo è separato e sta sulla striscia della scatola. La fiamma nasce solo quando testa e superficie vengono sfregate insieme, rendendo l’innesco più controllabile.
Perché i fiammiferi non sono spariti del tutto?
Restano utili in emergenza: non richiedono gas o ricariche, possono funzionare anche al freddo e sono semplici da conservare.
Cos’è la filumenia?
È il collezionismo legato alle scatole e alle etichette dei fiammiferi, spesso nate come piccoli oggetti pubblicitari di locali e teatri.
- Ultimo aggiornamento il .