Chiesa di San Celso a Milano: il gioiello romanico di corso Italia
Al numero 37 di corso Italia, accanto al più celebre Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, si nasconde un piccolo gioiello romanico spesso ignorato dai passanti: la chiesa di San Celso, la più antica delle due, arretrata in fondo a un piccolo giardino.

I martiri Nazaro e Celso e Sant'Ambrogio
Secondo la tradizione, in questo luogo subirono il martirio i santi Nazaro e Celso, a cui Sant'Ambrogio fu molto devoto. Fu proprio il patrono di Milano a ritrovarne i corpi, intorno al 395-396, in un'area cimiteriale detta "ad tres moros" (i tre Mori), fuori dalle mura romane. Il corpo di Nazaro fu traslato nella Basilica Apostolorum — l'odierna San Nazaro in Brolo, in corso di Porta Romana — mentre quello di Celso fu lasciato sul posto, dove Ambrogio fece erigere una piccola cappella a lui dedicata, adornata da un'immagine della Madonna a sottolineare la sacralità del luogo.
Dalla cappella alla chiesa romanica
La piccola cappella ambrosiana diede origine, nei secoli, a un complesso più importante. Nel 992 l'arcivescovo Landolfo II da Carcano vi fondò un monastero benedettino e, pochi anni dopo (intorno al 996), fece erigere la chiesa di San Celso sul luogo dell'antico sacello. L'edificio romanico che vediamo, a tre navate con campanile coevo, risale a questa fase: il bel campanile romanico, in particolare, è databile all'XI secolo. Nella navata destra una lapide segna il punto in cui, secondo la tradizione, è sepolto San Celso.
La demolizione ottocentesca
Nel 1818, per dare più luce al Santuario adiacente, furono demolite le prime campate di San Celso, che rimase a lungo in rovina. La chiesa fu accorciata e si formò così l'attuale cortile-giardino antistante. Solo nel 1851 fu realizzata la nuova facciata in stile neoromanico, riutilizzando frammenti del portale originale: ecco perché oggi San Celso appare più arretrata rispetto alla fronte del Santuario. Sull'architrave d'ingresso è scolpita la storia della conversione, della predicazione e del martirio dei due santi.
Le decorazioni allegoriche
Il fascino di San Celso sta nei suoi dettagli scolpiti, in gran parte frammenti romanici reimpiegati. L'architrave del portale è sostenuto da due figure dal significato morale: quella di sinistra scopre i genitali, quella di destra li copre con le mani, in un invito a frenare i sensi sulla soglia del tempio.
Nel muro che delimita il giardino, ricavato dalla demolizione ottocentesca, sono murate tracce delle antiche arcate, con capitelli romanici e decorazioni allegoriche di lettura tradizionale: un uomo che conduce per la briglia un cavallo trattenuto da un altro (il cavallo come simbolo delle passioni frenate dalla ragione); una testa umana tra due belve in fuga, identificata con Daniele (immagine di Cristo che vince le potenze della morte); una lepre azzannata da una volpe, simbolo della lussuria vinta dallo spirito. Una parte dei capitelli originali fu invece trasferita, dopo la demolizione, alla Villa Reale di Monza.
Orari e come arrivare
Oggi la chiesa di San Celso non svolge più funzioni religiose ed è utilizzata soprattutto per mostre ed esposizioni: gli orari di apertura dipendono quindi dalle iniziative in corso ed è bene verificarli di volta in volta.
Indirizzo: corso Italia 37, Milano. Mezzi: tram 15 (fermata corso Italia angolo via Lunardi); metro M3 Missori o Crocetta a breve distanza.
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