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Santa Maria presso San Satiro: il finto coro di Bramante a Milano

  • Redazione MilanoFree.it
Il finto coro prospettico del Bramante nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro a Milano
Il celebre finto coro bramantesco: sembra profondo metri, ma è un'illusione.

La Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, all'imbocco di via Torino a pochi passi dal Duomo, è uno scrigno rinascimentale che sorprende chiunque vi entri: dietro una facciata defilata si nasconde uno dei capolavori assoluti di Donato Bramante, il famoso "finto coro".

Le origini: il sacello di Ansperto

Le radici della chiesa risalgono al IX secolo: fu l'arcivescovo Ansperto da Biassono a fondare, già prima dell'879 (anno del suo testamento), una piccola cappella a pianta centrale dedicata a San Satiro — fratello di Sant'Ambrogio insieme a Santa Marcellina — oltre che a San Silvestro e allo stesso Ambrogio. Quel nucleo originario, con il suo campanile preromanico tuttora esistente, è oggi conservato all'interno del complesso come Cappella della Pietà.

Il miracolo del 1242

La fama del luogo nacque da un episodio drammatico. Il 25 marzo 1242, giorno dell'Annunciazione, un giovane di nome Massazio da Vigolzone, furioso per aver perso una forte somma al gioco, colpì con un pugnale un'immagine della Madonna col Bambino dipinta sul muro esterno del sacello. Secondo le cronache, dall'immagine sgorgò del sangue. Il prodigio diede origine a un culto popolare intensissimo: si costituì una confraternita e l'affresco miracoloso — oggi collocato sull'altare maggiore — divenne meta di pellegrinaggi.

La chiesa di Bramante

Circa due secoli dopo, sull'onda di quella devozione, si decise di erigere un tempio degno di custodire l'immagine. Acquistati i terreni nel 1474, i lavori iniziarono attorno al 1476-1478 per volere del duca Gian Galeazzo Sforza e della madre reggente Bona di Savoia, e furono più tardi proseguiti da Ludovico il Moro, nell'ambito di quell'ambizioso programma di rinnovamento delle arti che portò a Milano artisti da tutta Italia. La presenza di Donato Bramante in cantiere è documentata con certezza dal 1482: a lui si deve l'impianto rinascimentale a tre navate, con transetto e cupola.

Il finto coro: l'illusione prospettica

Il colpo di genio di Bramante riguarda il presbiterio. Non potendo prolungare la chiesa con un quarto braccio dietro l'altare — lì passava una strada molto trafficata, la contrada del Falcone — l'architetto realizzò una finta abside in prospettiva: rilievi e modanature in stucco, poi dipinti, che simulano una profondità di quasi dieci metri in appena 97 centimetri reali. È uno dei massimi esempi di trompe-l'œil architettonico della storia dell'arte, e ancora oggi lascia spiazzati i visitatori. Originariamente l'intero edificio era decorato in bianco, azzurro e oro; gli affreschi laterali del Bergognone sono oggi conservati alla Pinacoteca di Brera.

La Cappella della Pietà

Dal transetto sinistro si accede alla parte più antica, il sacello di Ansperto (o Cappella della Pietà), a pianta a croce greca, con tracce di affreschi di epoca carolingia sulle volte. Qui si ammira lo straordinario Compianto sul Cristo morto, un gruppo di quattordici figure in terracotta policroma a grandezza naturale, realizzato da Agostino de Fondulis tra il 1482 e il 1483 — opera di intensa drammaticità, precorritrice degli studi che caratterizzeranno Leonardo. Dello stesso artista sono i busti degli Apostoli alla base della cupola e la decorazione in cotto della sagrestia ottagonale, anch'essa bramantesca.

Come visitarla

La chiesa si trova in via Torino, a brevissima distanza da piazza del Duomo (metro M1/M3 Duomo; numerose linee tram e bus passano nelle vicinanze). È un luogo di culto attivo, con apertura in fasce orarie nell'arco della giornata: gli orari possono variare, perciò conviene verificarli prima della visita, soprattutto se si vuole assistere a una funzione o trovare aperta la Cappella della Pietà. L'ingresso è libero.

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