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Chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano: storia e opere

La facciata neogotica della chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano
La facciata neogotica di Santa Maria del Carmine, opera di Carlo Maciachini (1880).

Nel cuore della vecchia Milano, a due passi dall'Accademia di Brera e dal Castello Sforzesco, sorge una chiesa ricca di storia e d'arte: Santa Maria del Carmine.

Le origini e i Carmelitani

Il nome è legato al primo ordine religioso che vi si insediò, i Carmelitani. L'Ordine si stabilì in città alla metà del XII secolo, ma fu nel 1268 che i Carmelitani scelsero l'area dell'attuale chiesa: qui, il 25 maggio, celebrarono la messa sotto un padiglione, sul quale negli anni successivi iniziò la costruzione della chiesa. Nel 1330 il primo edificio andò distrutto da un incendio e dal 1331 si intraprese la ricostruzione, anche se di lì a poco i Carmelitani si trasferirono a Porta Comasina.

Da Gian Galeazzo Visconti a Solari: la chiesa attuale

Alla fine del secolo fu il duca Gian Galeazzo Visconti a interessarsi alla fabbrica, allora in stato di abbandono, e il 5 aprile del 1400 inviò alla corte di Pavia i disegni per la ricostruzione della chiesa e del convento. Per questi lavori il duca chiamò Bernardo da Venezia, l'architetto attivo in quegli anni nella grandiosa chiesa carmelitana pavese e alla Certosa di Pavia: egli realizzò un impianto con undici cappelle per lato e presbiterio quadrato, esattamente come nell'omonima chiesa di Pavia, sul modello cistercense.

Nel 1446, a lavori quasi ultimati, l'edificio crollò improvvisamente; nel 1449 iniziò la seconda ricostruzione, stavolta diretta da Pietro Antonio Solari, che utilizzò, oltre al consueto cotto dell'epoca, materiale proveniente dal vicino Castello e riprese la pianta di Bernardo aggiungendo un'abside al presbiterio. È la chiesa che vediamo ancora oggi, con cinque cappelle per lato. Per tutto il Cinquecento fu molto amata dalle famiglie nobili milanesi, alcune delle quali la elessero a luogo di sepoltura; nel Seicento si arricchì di cappelle barocche e di molti dipinti.

La facciata neogotica del Maciachini

L'ultima, radicale trasformazione arrivò, come per molte chiese milanesi medievali, a fine Ottocento: nel 1880 Carlo Maciachini realizzò la facciata, un pastiche neogotico frutto di libera interpretazione dell'architettura tra Tre e Quattrocento. Nel 1912 Ambrogio Annoni restaurò infine l'interno, riportandolo alle forme originarie ed eliminando le strutture barocche.

La facciata si affaccia sul sagrato (oggi piazza del Carmine), realizzato nel 1490 abbattendo alcune case rivolte verso l'attuale via Mercato. È suddivisa in tre parti, corrispondenti alle navate, ognuna terminante in un arco acuto. Tre sono i portali; quello principale, ad arco acuto, è sovrastato da una lunetta con mosaico, e ogni portale è coronato da un rosone. La parte superiore presenta una teoria di archetti pensili, sovrastata da cinque pinnacoli con statue, simili a quelle proposte dallo stesso architetto per la facciata di San Marco.

L'interno e le opere d'arte

L'interno è a croce latina, con tre navate e profondo presbiterio absidato, e rispetta i piani del Solari. Le navate sono divise da pilastri cilindrici in cotto che sostengono volte a crociera con cordonature pure in cotto. La chiesa custodisce notevoli opere d'arte. Nella navata destra, al secondo e al quarto arco, due tele di Camillo Procaccini, la Circoncisione e La Vergine col Bambino tra i santi Gottardo e Monica. Nel transetto destro i resti della tomba di Angelo Simonetta (1472 ca.), con un coevo rilievo della Pietà, e due dipinti seicenteschi: una Resurrezione di Lazzaro (1618) del Fiammenghino e La Vergine col Bambino tra i santi Francesco, Antonio da Padova, Barbara e Chiara di Carlo Francesco Nuvolone.

A destra del presbiterio si apre un gioiello del barocco, la cappella della Madonna del Carmine di Gerolamo Quadrio, iniziata nel 1673 e terminata nel 1730, scintillante di marmi e stucchi, specie nella graziosa cupoletta. Nel presbiterio due grandi dipinti di inizio Settecento di Filippo Abbiati e Federico Bianchi, uno dei sodalizi più duraturi del barocco milanese, un coro ligneo di fine Cinquecento e, sull'altare maggiore, una statua del Redentore del ticinese Grazioso Rusca (1757-1829). Dal transetto sinistro — dove si trova un'altra opera del Fiammenghino, Il trionfo del Paradiso con incoronazione della Vergine — si accede alla sagrestia, altro capolavoro del Quadrio, con splendidi armadi del 1692.

Il chiostro e il campanile

Nell'attiguo chiostro si trovano resti di sculture romane e medievali, oltre ad altri frammenti, forse dei Maestri Campionesi, appartenenti a monumenti sepolcrali di nobili in origine collocati nella chiesa. Una curiosità: il tozzo campanile, visibile proprio dal chiostro, venne mozzato in epoca spagnola — come accadde anche a quelli attigui di San Simpliciano e San Marco — perché si ergeva più in alto delle strutture difensive del vicino Castello.

Informazioni

Chiesa di Santa Maria del Carmine
Piazza del Carmine 2, Milano (zona Brera)

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