La Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale: una bellezza ferita

C'è una sala, nel cuore di Milano, che racconta più di ogni altra la storia della città nel Novecento: bellezza, distruzione e rinascita, tutto insieme. È la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, lo spazio espositivo più suggestivo e drammatico della città, dove ancora oggi le pareti portano le ferite della guerra. Un luogo che non è stato restaurato per scelta, e che proprio per questo emoziona chiunque vi entri.
La Sala degli Specchi di Piermarini
La sala nacque magnifica. Fu progettata dall'architetto Giuseppe Piermarini — lo stesso del Teatro alla Scala — tra il 1770 e il 1778, quando, sotto la dominazione asburgica, l'antico palazzo veniva trasformato in una superba reggia neoclassica. Realizzata in occasione delle nozze dell'arciduca Ferdinando d'Asburgo con Maria Beatrice d'Este, era la nuova grande sala da ballo: lunga oltre 40 metri, decorata con stucchi raffinati, dorature e specchi, tanto da essere chiamata in origine "Sala degli Specchi". Sul soffitto campeggiava un grande affresco di Francesco Hayez, L'Apoteosi di Ferdinando I. Lungo le pareti, quaranta statue di cariatidi — le "donne di Caria" — reggevano la balconata perimetrale. Per oltre un secolo e mezzo qui si svolse la vita ufficiale di Milano: ricevimenti, cerimonie, balli di corte.
La notte del 15 agosto 1943
Tutto cambiò in una notte. Tra il 15 e il 16 agosto 1943, Milano subì uno dei bombardamenti più devastanti della sua storia: 140 bombardieri Lancaster della Royal Air Force sganciarono centinaia di tonnellate di bombe e spezzoni incendiari, con la strategia di creare "tempeste di fuoco". Uno spezzone incendiario colpì il tetto di Palazzo Reale, proprio sopra la sala. Le capriate lignee, secche, presero fuoco; il soffitto collassò, il pavimento divenne un braciere. L'affresco di Hayez andò perduto per sempre, insieme alle decorazioni di Appiani e alla balconata. E le quaranta cariatidi furono "decapitate" e corrose dalle fiamme. Fu da quel momento, tragicamente, che la sala cambiò nome: da Sala degli Specchi a Sala delle Cariatidi.
Una ferita lasciata aperta
Scoperchiata, la sala rimase esposta alla pioggia e alla neve per anni, subendo danni persino maggiori di quelli del bombardamento. Quando si trattò di decidere cosa farne, si scelse una strada diversa da quella del vicino Teatro alla Scala — anch'esso di Piermarini, anch'esso semidistrutto — che fu invece ricostruito: la Sala delle Cariatidi non sarebbe stata restaurata. Le sue pareti annerite, gli stucchi sciolti dal calore, le cariatidi mutilate furono lasciati così com'erano, come monito perenne sugli orrori della guerra. Una "bellezza ferita" che ancora oggi colpisce profondamente il visitatore.
Picasso e la Guernica del 1953
Proprio quella condizione di rovina rese la sala il luogo simbolico per eccellenza. Dopo le grandi mostre della ricostruzione — il Caravaggio di Roberto Longhi nel 1951, Van Gogh nel 1952 — nel 1953 Palazzo Reale dedicò una grande mostra a Pablo Picasso. E l'artista scelse di esporre proprio qui, tra i muri martoriati della Sala delle Cariatidi, la sua opera più potente contro la guerra: la Guernica. Il dialogo tra il capolavoro che denunciava i bombardamenti di Guernica e una sala che di un bombardamento portava le cicatrici fu di una forza straordinaria, e legò per sempre questo spazio alla memoria del Novecento.
La sala oggi
Da allora la Sala delle Cariatidi è diventata lo spazio espositivo più prestigioso e affascinante di Milano: tra le sue pareti si sono susseguite le grandi mostre di Palazzo Reale, e la sua atmosfera unica continua a far dialogare l'arte contemporanea con la storia. Anche oggi vi si tengono importanti esposizioni: chi visita una mostra in questa sala non ammira soltanto le opere esposte, ma vive l'emozione di trovarsi in uno dei luoghi più carichi di significato della città. Un consiglio: prendetevi un momento per alzare lo sguardo verso le cariatidi e immaginare lo splendore perduto. È in quel contrasto che sta tutta la bellezza, malinconica e potente, di questo luogo.
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