Palazzo Litta a Milano: storia, facciata barocca e curiosità
Il Palazzo Litta, in corso Magenta 24, è uno dei più affascinanti esempi di architettura barocca a Milano, a pochi passi dal Castello Sforzesco. Riconoscibile per la sua scenografica facciata rococò e per i due possenti telamoni che reggono il balcone del portale, oggi ospita uffici del Ministero della Cultura ed è visitabile in occasione di mostre ed eventi.

Storia: dagli Arese ai Litta
Il nucleo originario del palazzo fu costruito tra il 1642 e il 1648 dall'architetto Francesco Maria Richini (detto il Ricchino), tra i maggiori protagonisti del barocco lombardo, per il conte Bartolomeo Arese, una delle personalità più influenti della Milano spagnola, che nel 1660 sarebbe diventato Presidente del Senato. La dimora, con il suo giardino che arrivava a lambire i bastioni del Castello, divenne presto un punto di riferimento della vita sociale e politica cittadina.
Nel 1674 il palazzo passò per linea femminile alla figlia di Arese, Margherita, che aveva sposato un Visconti Borromeo, e a metà del Settecento giunse infine alla famiglia Litta, da cui prende il nome. Furono proprio i Litta, nei decenni centrali del XVIII secolo, a dargli l'attuale splendida veste barocchetta. A fine Ottocento, per un dissesto finanziario, il palazzo fu venduto e acquisito dalla Società Ferroviaria dell'Alta Italia, poi dalle Ferrovie; dal 1996 è tornato pienamente patrimonio dello Stato.
La facciata e i telamoni
La celebre facciata su corso Magenta fu realizzata tra il 1752 e il 1761 dall'architetto Bartolomeo Bolli: è uno dei capolavori del barocchetto (o rococò) lombardo, con un corpo centrale più alto e aggettante affiancato da due ali orizzontali. Grandi lesene percorrono il fronte fino al fastigio con le statue che reggono lo stemma dei Litta, ma a colpire di più è il portale, dove due imponenti telamoni sorreggono il balcone mistilineo.
Gli interni: scalone, Sala degli Specchi e cortili
Oltrepassato il portale si apre il seicentesco cortile del Richini, a pianta quadrata e circondato da porticati, cui si aggiungono cortili settecenteschi e fabbricati ottocenteschi. All'interno spicca lo scalone d'onore, opera di Carlo Giuseppe Merlo, danneggiato dal bombardamento dell'agosto 1943 — che risparmiò quasi tutto il resto del palazzo — e ricostruito nel dopoguerra.
Il cuore del piano nobile è la maestosa sala da ballo, nota come Sala degli Specchi, con la volta affrescata dalla bottega di Giovanni Antonio Cucchi e un'Apoteosi di un Litta. Saloni, porte, specchiere, boiserie dorate, lampadari e affreschi allegorici fanno camminare i visitatori con il naso all'insù.
La Madonna Litta
Nel palazzo era conservata la celeberrima Madonna Litta, dipinto attribuito a Leonardo da Vinci (o a un suo stretto allievo). L'opera fu venduta nel 1865 dal conte Antonio Litta allo zar Alessandro II di Russia: oggi è uno dei capolavori esposti al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, dove conserva il nome della famiglia milanese.
Curiosità: la lacrima della duchessa
Si racconta che, quando Napoleone Bonaparte venne in visita, la duchessa Barbara Litta fu così emozionata da scoppiare in lacrime, e una di queste cadde sul pavimento del Salotto Rosso. Per ricordare l'episodio, in quel punto fu incastonata una perla a forma di lacrima, al centro di un mosaico a forma di fiore. Sempre in quel salotto si nascondono altre due chicche: una porta segreta tra le pareti, usata probabilmente dalla servitù o per defilarsi senza farsi notare, e un piccolo pertugio nel pavimento che, da una stanza attigua, permetteva di origliare i discorsi.
Come visitarlo
Palazzo Litta non è normalmente aperto come museo: si può visitare in occasione di mostre, eventi pubblici e rassegne come il consueto Fuorisalone del Salone del Mobile. Ospita inoltre il Teatro Litta, il più antico teatro di Milano ancora in attività, ricavato dall'antico oratorio gentilizio.
Indirizzo: Palazzo Arese-Litta, corso Magenta 24, 20123 Milano. Si raggiunge con la metro M1 e M2 (fermata Cadorna) e con diverse linee di tram.
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