Porta Venezia a Milano: storia, caselli daziari e cosa vedere

Porta Venezia è uno degli accessi storici di Milano, le cui origini risalgono addirittura alla cinta romana. Fino al 1860 si chiamava Porta Orientale, in epoca napoleonica Porta Riconoscenza, e in milanese è nota anche come Porta Renza. È una delle sei porte principali aperte lungo i bastioni spagnoli (oggi demoliti), ed è caratterizzata dai due eleganti caselli neoclassici di ordine dorico, al centro di piazza Oberdan, allo sbocco di corso Venezia.
I nomi: da Porta Orientale a Porta Venezia
La porta sorge sullo stesso asse viario (l'attuale corso Venezia) su cui si aprivano già le omonime porte di epoca romana e medievale. L'antico nome Porta Orientale identificava anche uno dei sei sestieri storici della città; il soprannome milanese Porta Renza non deriva da "Orientale", ma è una storpiatura della primitiva Porta Argentea di età romana. Il nome attuale, Porta Venezia, fu adottato solo nel 1860, in onore della città lagunare rimasta austriaca dopo la seconda guerra d'indipendenza.
I caselli daziari del Vantini
Le porte neoclassiche di Milano furono ridefinite con funzione di barriere daziarie, ma soprattutto come ingressi trionfali alla città. L'attuale complesso di Porta Venezia fu realizzato tra il 1827 e il 1828 dall'architetto bresciano Rodolfo Vantini, vincitore di un concorso bandito nel 1826 a cui parteciparono 32 progettisti; i suoi caselli sostituirono altri, progettati in precedenza da Giuseppe Piermarini, rimasti incompiuti.
La soluzione del Vantini si discosta dal classico schema della porta neoclassica (arco trionfale tra due caselli simmetrici): sono due edifici parallelepipedi posti ai lati della strada, un tempo collegati da un cancello, aperti su tre lati da portici dorici. Negli angoli delle facciate, verso la città e verso la campagna, si trovano nicchie con statue in marmo di Carrara e bassorilievi con scene della storia milanese, collocati nel 1833, opera di scultori celebri dell'epoca come Abbondio Sangiorgio e Pompeo Marchesi.

Porta Orientale e i Promessi Sposi
Fu proprio da questa porta, allora Porta Orientale, che entrò in città il manzoniano Renzo Tramaglino nei Promessi Sposi (cap. XXXV), in cerca della sua Lucia, per ritrovarla infine nel lazzaretto. Una curiosità: nel 1857, in occasione della visita dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, tra i due caselli fu eretto un arco di trionfo temporaneo in legno — ma una vera porta monumentale, qui, non fu mai costruita.
I caselli oggi
Persa da tempo la funzione daziaria, i due caselli sono stati restaurati e ospitano oggi spazi legati alla storia del pane, grazie all'Associazione Panificatori, Pasticceri e Affini di Milano, Monza, Brianza e Province. Restano uno degli scorci neoclassici più riconoscibili della città, nel cuore del vivace quartiere di Porta Venezia.
Cosa vedere nelle vicinanze
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