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Porta Vercellina (Porta Magenta): storia della porta ovest

  • Redazione MilanoFree.it
Stampa storica di Porta Vercellina a Milano prima della demolizione
Porta Vercellina, poi Porta Magenta, in una stampa d'epoca.

Porta Vercellina, ribattezzata Porta Magenta nel 1860, era la porta occidentale di Milano, aperta lungo i bastioni delle mura spagnole verso la strada per Vercelli. L'arco neoclassico che la rese celebre, opera di Luigi Canonica, non esiste più: sorgeva al centro dell'attuale piazzale Baracca, allo sbocco di corso Magenta. Ma la sua storia attraversa duemila anni e tre diverse cinte murarie.

Tre porte sullo stesso asse

Sullo stesso asse viario — l'odierno corso Magenta, che da Cordusio conduce verso ovest a piazzale Baracca — si sono succedute nei secoli tre diverse "Porte Vercelline": una di epoca romana (lungo le mura romane), una medievale e infine quella delle mura spagnole del Cinquecento. Tutte aprivano verso la stessa direzione, la strada per Vercelli, e ogni volta che la città ampliava la propria cinta difensiva la porta si spostava più all'esterno.

L'origine del nome

In origine la porta era chiamata "ad Novariam", perché la strada conduceva verso Novara. In seguito prevalse il nome Vercellina, dato che l'asse portava più lontano, fino a Vercelli. Quando, nel 1806, Milano fu divisa in sestieri che partivano dal Broletto (l'odierna piazza Mercanti), Porta Vercellina diede il nome a uno dei sei sestieri storici della città.

La Torre di Ansperto

La porta medievale era difesa da un'antica torre con fortificazioni poste presso il ponte di San Vittore, tradizionalmente chiamata "Torre di Ansperto" perché ritenuta opera dell'arcivescovo Ansperto da Biassono nel IX secolo. L'accesso era dotato di un ponte levatoio sul ramo del Naviglio detto di San Girolamo — l'unico tratto allora non navigabile della cerchia, che lo diventerà solo nel Quattrocento con Filippo Maria Visconti. Come per le altre porte, l'ingresso era protetto da catene di bronzo per impedire passaggi sgraditi, e una campana fungeva da segnale. La piccola pusterla "Giovia" era una porta minore collegata a Porta Vercellina.

La porta di Napoleone

La porta che molti milanesi ricordano dalle vecchie fotografie è quella di epoca napoleonica. Quando il governo del Regno d'Italia, guidato da Francesco Melzi d'Eril, pianificò il rifacimento monumentale degli ingressi cittadini, Porta Vercellina fu tra le prime a essere realizzate, perché legata all'ingresso trionfale di Napoleone a Milano l'8 maggio 1805, giunto in città per esservi incoronato re d'Italia il successivo 26 maggio.

Il progetto fu affidato a Luigi Canonica, allievo di Piermarini e architetto di Stato dal 1797 (lo stesso dell'Arena Civica). Canonica innalzò un arco trionfale neoclassico con un unico fornice centrale, decorato sul lato verso la campagna con mezze colonne corinzie e un'imponente trabeazione. Per costruirlo si utilizzarono i materiali provenienti dalla demolizione dei bastioni esterni del Castello Sforzesco.

Da Vercellina a Magenta

Il nome attuale nasce da un episodio risorgimentale. L'8 giugno 1859, dopo la vittoria nella battaglia di Magenta (Seconda guerra d'indipendenza), Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrarono trionfalmente in Milano proprio da questa porta, accolti dalle fanfare che suonavano "La bella Gigogin". In loro onore, il 26 ottobre 1860 la porta fu ribattezzata Porta Magenta e il vecchio "corso di Porta Vercellina" divenne corso Magenta.

La demolizione e oggi

Con l'assorbimento del Comune dei Corpi Santi (1873), i bastioni avevano perso ogni funzione, prima difensiva e poi daziaria. A partire dal 1885 iniziò l'abbattimento delle mura spagnole anche in questa zona: il primo tratto a cadere fu proprio quello tra il Castello e Porta Ticinese, e con esso fu demolito anche l'arco di Canonica (la porta neoclassica scomparve definitivamente entro il 1897). Oggi non resta alcuna traccia della porta, dei bastioni o dei caselli daziari. Nello stesso periodo, tra il 1880 e il 1881, in quest'area era sorto il carcere di San Vittore, con la caratteristica pianta a raggiera. Piazzale Baracca, dove sorgeva l'arco, è oggi un importante snodo del traffico cittadino verso viale Papiniano e corso Vercelli.

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