Storia del Duomo di Milano: cronologia per secoli (dal 1386 a oggi)
Il Duomo di Milano è il risultato di un cantiere durato più di quattro secoli, dal posa delle prime fondazioni nel 1386 ai restauri del Novecento. Qui trovi una cronologia per secolo con le tappe fondamentali: architetti, scultori, vetrate, guglie, facciata e campagne di restauro. Per le origini del cantiere, la nascita della Veneranda Fabbrica e la storia del marmo di Candoglia, ti rimandiamo all’approfondimento dedicato al Trecento.

Trecento: l’avvio del cantiere
Il cantiere del Duomo prende avvio nel 1386, quando l’arcivescovo Antonio da Saluzzo, sostenuto da Gian Galeazzo Visconti, decide di erigere una nuova grande cattedrale sul sito della preesistente basilica di Santa Maria Maggiore (e di Santa Tecla, demolita progressivamente). Il foglio L dell’archivio della Veneranda Fabbrica registra le entrate e le uscite a partire dal 23 maggio 1386. Il 16 ottobre 1387 nasce ufficialmente la Veneranda Fabbrica del Duomo; pochi giorni dopo, il 24 ottobre, Gian Galeazzo concede in perpetuo alla Fabbrica le cave di marmo di Candoglia, che ancora oggi appartengono all’ente. Da qui il famoso marchio AUF (Ad Usum Fabricae) per i blocchi esenti da pedaggio.
Tra il 1390 e il 1398 il cantiere è già impostato: nel 1390 il consiglio della Fabbrica delibera la copertura provvisoria di abside, retrocoro e transetto; Giovannino de’ Grassi diventa ingegnere capo (fino alla morte nel 1398), Giacomo da Campione firma i modelli dei capitelli (1396) e si avviano le prime vetrate della sagrestia aquilonare. Per l’intero racconto delle origini — il colpo di stato di Gian Galeazzo, le critiche di Jean Mignot, il dibattito sul marmo — vai all’articolo dedicato alle origini del cantiere.
Il Quattrocento
Attorno al 1395, sotto la direzione di Filippino degli Organi su progetto iniziale di Nicolas de Bonaventure, si conclude l’abside con i tre grandi finestroni. Nel 1404 è ultimata la prima guglia, detta Carelli, sormontata dalla statua di San Giorgio — opera di Giorgio Solari, con l’effigie che richiama Gian Galeazzo Visconti.
Dal 1407 si avviano le prime vetrate campione (Michelino da Besozzo, Paolino da Montorfano, Antonio da Cortona, Stefano da Pandino, Franceschino Zavattari e altri). Verso il 1415 sono completate le volte a crociera di abside, presbiterio e coro, e i due bracci del transetto; si impostano le prime campate delle navate verso la facciata, mentre sui quattro piloni centrali resta una copertura provvisoria in attesa della cupola.
Il 16 ottobre 1418 papa Martino V consacra l’altare maggiore (quello della basilica preesistente di Santa Maria Maggiore), ricomposto nell’area completata al centro del coro. Dopo le crisi politiche viscontee e la breve Repubblica Ambrosiana, con gli Sforza (dal 1450) il cantiere riparte: lavorano Filarete, Giovanni e Guiniforte Solari, gli scultori Amadeo, Dolcebuono, i Mantegazza, Benedetto da Briosco e molti altri. Progrediscono navate, apparati scultorei e vetrate (Cristoforo de’ Mottis, Niccolò da Varallo, Antonio da Pandino, frati Gesuati).
Per la cupola sul tiburio sono richiesti progetti a Leonardo, Francesco di Giorgio Martini, Luca Fancelli, Bramante; l’incarico va nel 1490 a Giovan Antonio Amadeo e Gian Giacomo Dolcebuono, che la concludono il 24 settembre 1500.
Il Cinquecento
Sospesa la grande guglia sul tiburio, l’Amadeo erige il primo dei quattro gugliotti. Fioriscono statuaria (Fusina, Cristoforo Solari detto il Gobbo, Bambaja, Cristoforo Lombardo, Marco d’Agrate) e vetrate (Dirck Crabeth, Giorgio d’Anversa, Corrado Mochis da Colonia) su cartoni di Pellegrino Tibaldi, Biagio e Giuseppe Arcimboldi, Carlo Urbini, Giovanni da Monte.
Con l’arcivescovo Carlo Borromeo (1565) si avvia l’adeguamento liturgico post-Tridentino. A Pellegrino Tibaldi nel 1567 si affidano il nuovo presbiterio, gli altari laterali e la cripta. La riconsacrazione del presbiterio avviene nel 1577.
Il Seicento
Il cugino Federico Borromeo completa la riforma. La facciata "alla romana" del Tibaldi, ripresa da Francesco Maria Ricchini, avanza ma si ferma dopo portali e finestre laterali. Nel 1650 Carlo Buzzi riporta il gotico in facciata mantenendo quanto già realizzato; si completano zoccolatura, rilievi e telamoni. Continua la grande produzione scultorea (Prestinari, Lasagna, Giuseppe e Gaspare Vismara, Giovanni Andrea Biffi, Dionigi Bussola).
Il Settecento
Mentre prosegue il barocchetto milanese (Perego, Mellone, Giudici, Beretta, Elia Vincenzo Buzzi), due i temi centrali del secolo: facciata e guglia maggiore. Quest’ultima, studiata da Antonio Quadrio e Giuseppe Merlo, viene eretta da Francesco Croce tra il 1765 e il 1769; la Madonnina, in rame dorato, è collocata sulla sommità il 30 dicembre 1774.
L’Ottocento
Il 26 maggio 1805 Napoleone I è incoronato in Duomo e ordina di completare la facciata, che viene ultimata da Carlo Amati e Giuseppe Zanoja nel 1814. Si completa il "coperto" con le terrazze e si innalzano circa 1.800 statue su nuove guglie e fianchi. A metà secolo Ambrogio Nava salva la guglia maggiore con un restauro mirato; riprende l’arte della vetrata con i Bertini padre e figli.

Tra fine secolo cresce l’idea di una facciata più coerente con il gotico: il concorso internazionale (grazie al lascito De Togni) premia nel 1888 il progetto di Giuseppe Brentano; la morte prematura dell’architetto e il mutato gusto portano però all’abbandono dell’idea (1904). Con l’Unità d’Italia cambia anche il contesto urbano: tra il 1865 e il 1874 si apre la grande Piazza del Duomo.
Il Novecento
Il secolo vede la posa delle cinque porte di bronzo (1906–1965) e il grande ciclo di restauri dopo i danni bellici. Nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1943 i bombardamenti alleati colpiscono pesantemente il Duomo: facciata, abside, guglie, archi rampanti subiscono danni gravi; le vetrate, in gran parte messe al riparo già durante il primo conflitto, si salvano.

Dagli anni Sessanta la Veneranda Fabbrica avvia un programma sistematico di restauro statico e conservativo: guglia maggiore, gugliotti, volte, facciata, vetrate, dipinti, archi rampanti, falconature e strutture dei fianchi e dell’abside. Tra gli interventi d’eccellenza, il consolidamento dei piloni del tiburio (1984) e l’adeguamento liturgico del presbiterio (1986). La manutenzione del Duomo è un’opera continua, destinata a proseguire nel tempo.
Domande frequenti
Quando è iniziata la costruzione del Duomo di Milano?
Il cantiere fu avviato nel 1386: il foglio L dell’archivio della Veneranda Fabbrica registra le entrate e le uscite a partire dal 23 maggio 1386. La bolla dell’arcivescovo Antonio da Saluzzo è del 12 ottobre 1386. Per la storia delle origini, leggi l’articolo dedicato.
Quando è stato completato?
Il Duomo non è stato "completato" in un anno specifico: è un cantiere mai del tutto chiuso. Le tappe più significative sono la cupola sul tiburio (1500), la guglia maggiore (1769), la Madonnina (1774), la facciata (1814 sotto Napoleone) e i restauri post-bellici del Novecento. La Veneranda Fabbrica continua tuttora ininterrottamente l’attività di manutenzione e restauro.
Chi ha progettato il Duomo?
Non esiste un singolo progettista. Il primo disegno è di Simone da Orsenigo; vi lavorano poi Nicolas de Bonaventure, Hans von Freiburg, Heinrich Parler, Giovannino de’ Grassi, Filippino degli Organi, Amadeo, Dolcebuono, Pellegrino Tibaldi, Carlo Buzzi, Francesco Croce, Carlo Amati. Il Duomo è un’opera collettiva di più di sei secoli.
Quando è stata posata la Madonnina?
Il 30 dicembre 1774, sulla sommità della guglia maggiore (108,5 metri di altezza). È in rame dorato, alta circa 4,16 metri, opera dello scultore Giuseppe Perego e dell’orafo Giuseppe Bini.
Quando è stata terminata la facciata?
La facciata fu completata da Carlo Amati e Giuseppe Zanoja nel 1814, su ordine di Napoleone (incoronato in Duomo nel 1805). Il dibattito sull’adeguamento gotico della facciata proseguì per tutto l’Ottocento, fino all’abbandono nel 1904 del progetto premiato di Giuseppe Brentano.
Quanto fu danneggiato dai bombardamenti del 1943?
I bombardamenti alleati della notte tra il 15 e il 16 agosto 1943 danneggiarono pesantemente facciata, abside, guglie e archi rampanti. Le vetrate, già messe al riparo dal primo conflitto mondiale, si salvarono. I lavori di restauro proseguirono per decenni e sono parte del programma sistematico avviato dalla Veneranda Fabbrica dagli anni Sessanta.
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