Brionvega: storia del design italiano tra radio e televisori

Poche aziende raccontano l'epoca d'oro del design italiano come la Brionvega: un marchio milanese capace di trasformare radio e televisori in vere e proprie icone, oggi esposte nei più importanti musei del mondo. La sua storia è quella di un'industria che, negli anni del boom economico, scelse di affidarsi ai più grandi progettisti del tempo, facendo dell'oggetto tecnologico un pezzo d'arredo e di cultura.
Le origini e il nome Brionvega
L'azienda fu fondata a Milano da Giuseppe Brion e Leone Pajetta nel 1945 con il nome di B.P.M. (Brion Pajetta Milano), inizialmente dedicata alla produzione di componenti per l'elettronica. Con la specializzazione negli apparecchi radiofonici il nome divenne Vega B.P. Radio, e con l'ingresso nel mercato dei televisori, verso la fine degli anni Cinquanta, Radio Vega Television. Il nome definitivo di Brionvega — che unisce il cognome della famiglia Brion al marchio Vega — si afferma all'inizio degli anni Sessanta.
È proprio in quegli anni che l'azienda compie il suo salto di qualità, avvalendosi di designer di fama mondiale: i fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Marco Zanuso, Richard Sapper, Rodolfo Bonetto e Mario Bellini. Sotto la guida di Ennio Brion, figlio di Giuseppe, la società si trasforma da impresa manifatturiera a vero e proprio centro di ricerca estetica. I prodotti di quegli anni diventano icone del disegno industriale italiano, vincono premi e finiscono nei musei.
Il Radiofonografo dei Castiglioni
Il Radiofonografo RR126 (1965), opera di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, è uno degli oggetti più ricercati dai collezionisti. È un impianto stereofonico ad alta fedeltà composto da un corpo centrale — il radioricevitore sormontato dal giradischi — e da due casse laterali che, grazie ad appositi agganci, possono essere collocate sopra il corpo, fissate ai lati o allontanate per diffondere meglio il suono. Le manopole di sintonia e gli indicatori a lancette fanno quasi comparire un volto sorridente nel corpo centrale, dandogli un aspetto antropomorfo. La struttura è in legno laccato con piedistallo in alluminio, lavorato e lucidato a mano.

La Radiocubo TS502
Progettata nel 1964 da Marco Zanuso e Richard Sapper, la Radiocubo TS502 è forse l'oggetto Brionvega più celebre. Il suo "guscio" è formato da due scocche cubiche a spigoli arrotondati, incernierate in modo da aprirsi e chiudersi: chiusa sembra un oggetto misterioso, aperta rivela la radio. Dotata di maniglia per il trasporto, è esposta al MoMA di New York e in altri musei. Era amata anche dalle star: David Bowie ne possedeva un esemplare, battuto all'asta insieme al suo Radiofonografo Brionvega. Ancora oggi la Radiocubo viene riprodotta in chiave moderna.

I televisori Algol e Doney
Il Doney 14" (1962), di Zanuso e Sapper, fu il primo televisore portatile a transistor prodotto in Europa e si aggiudicò il prestigioso Compasso d'Oro: una novità assoluta per l'epoca, con la sua forma a dado arrotondato.

L'Algol (1964), sempre di Zanuso e Sapper, è uno dei prodotti simbolo del marchio, oggi conservato al MoMA di New York. Lo caratterizzano lo schermo inclinato e arrotondato, la maniglia di metallo estraibile e la scocca di plastica colorata. Lo stesso Zanuso paragonò l'inclinazione del monitor a un cagnolino fedele che alza lo sguardo verso il padrone, mentre la maniglia richiamava il bisogno di portabilità e libertà di quegli anni — un po' come avverrà, qualche anno dopo, per la Poltrona Sacco di Zanotta.

Il Doney ha una forma a cui oggi siamo abituati, ma quando fu concepito nei primi anni Sessanta da Richard Sapper e Marco Zanuso rappresentava una novità assoluta, prima di tutto per l'innovazione tecnologica del transistor europeo.
Brionvega oggi
Dopo gli anni d'oro, la creatività dell'azienda si affievolì. La proprietà restò alla famiglia Brion fino al 1992, poi passò di mano più volte, fino al fallimento delle gestioni che ne avevano rilevato il marchio. Negli anni successivi, però, Brionvega è rinata: il marchio è tornato attivo e oggi rieditata i suoi pezzi storici — dalla Radiocubo all'Algol — reinterpretati con tecnologie contemporanee (DAB, Bluetooth, ingressi USB) ma fedeli all'estetica originale, affiancandoli a nuovi prodotti. Un segno di quanto quel design resti attuale. Nel marzo 2026 è scomparso Ennio Brion, l'uomo che più di tutti aveva trasformato l'azienda in un laboratorio di cultura del progetto: la sua eredità vive negli oggetti che continuano a essere prodotti e ammirati.
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