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Zerocalcare a Milano: com’era la mostra “Dopo il botto” alla Fabbrica del Vapore

  • Redazione MilanoFree.it

“Zerocalcare. Dopo il botto” è stata una grande mostra ospitata alla Fabbrica del Vapore di Milano (2022–2023). Oggi l’esposizione è conclusa, ma vale la pena ricordarla perché è stata più di una semplice rassegna di tavole: un percorso immersivo che usava l’immaginario di Zerocalcare per parlare di pandemia, comunità, paure e ingiustizie con il suo mix tipico di ironia e fragilità.

Zerocalcare a Milano: locandina della mostra Dopo il botto alla Fabbrica del Vapore
Fabbrica del Vapore: una mostra che trasformava l’universo di Zerocalcare in una città immaginaria, tra macerie e resistenza.

Il percorso: una città dopo l’impatto

La visita cominciava come dentro una città immaginaria: strade, palazzi “colpiti”, porte socchiuse, occhi che spuntano e creature che avanzano. L’effetto era volutamente spiazzante: più che un museo, un attraversamento. Il riferimento emotivo era chiaro: l’idea di essere sopravvissuti dopo un evento che ha cambiato tutto – non per forza un asteroide, ma qualcosa che assomiglia molto a ciò che abbiamo vissuto negli ultimi anni.

Le due aree: mondo esterno e mondo interno

Il percorso si articolava in due direzioni complementari:

  • Relazioni e ingiustizie sociali: lo sguardo sul presente, sulle tensioni, sulle fratture.
  • Vita interiore: ansie, paure, blocchi quotidiani raccontati con l’ironia tipica dell’autore (quella che fa sorridere e poi, un attimo dopo, ti lascia addosso qualcosa).

Tavole e temi: resistenza, lavoro, diritti

Una parte centrale era dedicata a numerose tavole realizzate durante il lockdown e in periodi vicini: lavori che parlavano di resistenza nel senso più ampio del termine. Accanto alle battaglie quotidiane comparivano temi collettivi: diritti, lavoro, conflitti, solitudini, e la sensazione di vivere in un mondo che a volte sembra perdere l’idea stessa di comunità.

I “santi protettori”: eroi pop contro le ingiustizie

A chiudere, una serie di ritratti su tela (con richiami iconografici “sacri” e pop insieme) dedicati ai cosiddetti santi protettori: figure simboliche, personaggi e riferimenti culturali usati da Zerocalcare come emblemi di chi resiste alle ingiustizie del presente. Un modo coerente con tutta la sua poetica: raccontare il serio senza perdere l’umano, e l’umano senza edulcorare il serio.

Chi è Zerocalcare (in breve)

Zerocalcare è lo pseudonimo di Michele Rech (1983), fumettista e autore romano legato all’immaginario di Rebibbia. È noto per un racconto che mescola autobiografia, ansia, amicizia, politica e cultura pop, con una voce immediatamente riconoscibile. Tra libri e progetti audiovisivi, è diventato uno dei riferimenti della narrazione contemporanea italiana.

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FAQ

La mostra “Dopo il botto” è ancora visitabile?

No, era un’esposizione del 2022–2023. Questo articolo resta come racconto e guida ai temi del percorso.

Perché una mostra di fumetti può essere “immersiva”?

Perché non si limita a esporre tavole: costruisce scenografie, ambienti e sequenze narrative che ti fanno entrare dentro l’immaginario dell’autore.

Che cosa resta più forte di quel progetto?

L’idea di comunità dopo le macerie: una mostra che usava ironia e fragilità per parlare di ingiustizie e resistenza, senza moralismi.

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