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Il Battesimo di Cristo del Perugino in mostra a Milano

Come ogni anno, il Comune di Milano, nel periodo natalizio, mette a disposizione della cittadinanza e dei turisti un capolavoro proveniente da un museo d’Italia. Nel 2023, il protagonista è il Perugino, in occasione dei cinquecento anni della morte del maestro.

Nella Sala Alessi, come da consuetudine, accanto al gonfalone raffigurante il patrono Sant’Ambrogio, dal 5 dicembre 2023 al 14 gennaio 2024, è possibile osservare da vicino uno dei capolavori del Perugino, al secolo Pietro Vannucci (Città della Pieve, 1450 ca. - Fontignano, 1523), il Battesimo di Cristo, dipinto tra il 1502 e il 1512, nel momento del massimo splendore della sua Pittura e della sua maturità, e dopo i successi a Firenze e a Roma. Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Milano, è ideato, tra gli altri, da Palazzo Reale e Gallerie d’Italia e fa parte di una serie di iniziative destinate a omaggiare il Perugino nell’occasione del cinquecentesimo anniversario della sua morte, in collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria, da cui il dipinto proviene. La curatela è affidata a Marco Pierini, Veruska Picchiarelli e Domenico Piraina.

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Perugino, Il Battesimo di Cristo, 1502-12, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria

Il Battesimo di Cristo è un olio su tavola realizzato per una grandiosa macchina d’altare destinata alla chiesa di Sant’Agostino a Perugia. L’altare, in origine, presentava due facce, una verso il coro e l’altra in direzione della navata e dei fedeli. Il dipinto era lo scomparto centrale della parte rivolta ai fedeli: accanto, si trovavano le figure di San Filippo e di Sant’Agostino, padre e protettore dell’ordine religioso committente (a sinistra), e di San Giacomo e Sant’Ercolano, patrono di Perugia (a destra), mentre, al di sopra, comparivano l’angelo Gabriele (a sinistra) e la Vergine Annunciata (a destra) e, nel piccolo scomparto alla sommità, vi era Dio Padre. Fu, per Perugino, un lavoro complesso che, nella parte verso il coro, non riuscì a terminare per la morte, ma che costituisce uno dei punti più alti della sua produzione, con varie affinità con le opere fiorentine nonché con gli esordi del suo più illustre allievo, Raffaello. Gli scomparti del monumentale altare rimasero nella chiesa perugina fino alla fine del ‘700, quando, in seguito alle campagne napoleoniche, presero la strada della Francia. Tornate, poi, in Italia, vennero, man mano, ritrovate e riunite nella Galleria Nazionale di Perugia, dove, oggi, a parte la Vergine Annunciata (purtroppo perduta), è possibile ammirarle tutte insieme. Giova, prima di parlare della pala, accennare a qualche vicenda relativa alla struttura destinata a ospitarla: il grandioso polittico fu fortemente voluto dagli Agostiniani per celebrare la magnificenza del loro ordine. Già nel 1495, vennero predisposti la carpenteria e i supporti da parte dell’intagliatore Mattia di Tommaso da Reggio e la struttura venne terminata nel 1500. Il primo contratto con il Perugino venne stipulato nel 1502, mentre il secondo dieci anni dopo e, in quest’ultimo, la parte rivolta alla navata si definisce come finita: ecco spiegata la datazione certa della pala tra il 1502 e il ‘12.

L’allestimento è concepito esattamente come se ci si trovasse nella navata della chiesa di Sant’Agostino: passata una cortina che simula l’ingresso, ci troviamo davanti allo spettacolo dell’opera situata all’interno di una grande cornice che rievoca la struttura dell’antico polittico, oggi distrutto. La pala è notevole per la gamma cromatica scelta dal Perugino, fatta di colori accesi e intensi, ancora eredi di quelli amati dai grandi pittori fiorentini, da Botticelli a Filippo Lippi, nel decennio precedente. I volti, invece, nei loro ovati carnosi e dagli sguardi intensi, sono quel marchio di fabbrica del Perugino che avrebbe affascinato il giovane Raffaello. La scena si staglia sullo sfondo di una campagna rigogliosa che, nel paesaggio, pare proprio rievocare quella zona rurale al confine tra Umbria e Toscana, in cui Pietro nacque e lavorò per una vita. In primo piano, Giovanni battezza il cugino Gesù contemplando la visione celeste che si svolge sopra di lui, e ciò è un elemento inedito, in quanto, solitamente, il Battista appare intento a effettuare il gesto con cui i fedeli si identificavano, mentre osserva direttamente Gesù. Il secondo aspetto inconsueto è la posa di Gesù: appare con le mani non in preghiera, ma giunte sul petto. Si tratta di una questione dottrinaria e di testimonianza verso i fedeli, in quanto Cristo ci appare nel momento in cui si fa carico non solo del Peccato originale, ma anche di tutti quelli dell’umanità, in nome della salvezza universale. Nella parte alta del quadro, schiere angeliche volano celebrando l’evento intorno al cerchio perfetto in cui la colomba dello Spirito Santo campeggia a costituire l’elemento intermedio della Trinità che si racchiude nella linea verticale Padre (in alto), Spirito Santo e Figlio. I colori, le linee e i volumi costituiscono un tutt’uno ordinato e misurato fino alla perfezione, tipica di un maestro erede di una scuola che, dal rigore spaziale e ottico, con Piero della Francesca, aveva creato una rivoluzione destinata a segnare la Storia dell’Arte.

L’iniziativa, come ogni anno, si accompagna all’esposizione di alcuni quadri nelle sedi dei municipi di Milano. Nel 2023, protagonisti sono alcuni prestiti dalla Galleria d’Arte Moderna di Via Palestro, con nomi come Francesco Hayez, Berthel Thorvaldsen, Carlo Carrà, il Piccio e Gaetano Previati.

Perugino. Il Battesimo di Cristo
Palazzo Marino, Piazza della Scala 2, Milano
Ingresso libero
Orari: tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00 (ultimo ingresso 19.30)
Info: www.comune.milano.it/mostrapalazzomarino

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