Vittorio Peretto e Hortensia: paesaggismo milanese tra Milano e giardini internazionali

Il pollice verde e il “cuore verde”
Russel Page scriveva che “avere il pollice verde” non è un semplice modo di dire. Per avere il pollice verde è necessario anche “avere un cuore verde”, perché un giardino ben fatto è il prodotto di qualcuno che abbia sviluppato la capacità di conoscere e amare gli esseri viventi.
Chi è Vittorio Peretto e cos’è Hortensia
Ed è sicuramente verde il cuore di Vittorio Peretto, fondatore e team leader di Hortensia, studio milanese di paesaggisti, agronomi e giardinieri che, dal 1999, progetta e realizza spazi verdi in Italia e all’estero: dalle terrazze private ai giardini, fino a interventi più particolari e “sartoriali”.

L’abbiamo incontrato per parlare di architettura del paesaggio, made in Italy e, naturalmente, Milano.
Musica e paesaggio: l’ispirazione
D: Come nasce la sua passione per la progettazione del paesaggio?
R: Ho sempre amato la natura: da bambino sognavo di fare la guardia forestale. Dopo il diploma agrotecnico, ho iniziato a lavorare in un’azienda giovane e piena di passione che progettava e realizzava giardini. Dopo otto anni, ho pensato di mettermi in proprio: all’inizio ero da solo, poi con un dipendente. Negli anni siamo cresciuti e oggi abbiamo una clientela internazionale.
D: C’è qualcosa che la ispira particolarmente quando progetta?
R: Spesso mi ispira la musica. Rimpiango di aver lasciato lo studio del pianoforte, ma questa passione è rientrata negli spazi verdi che creo: le leggi dell’armonia che regolano un brano musicale sono le stesse alla base di un paesaggio ben fatto.
Progetti del cuore e giardini “forti”
D: Fra i suoi progetti ce n’è uno cui è particolarmente affezionato?
R: Sì, sono rimasto molto legato al mio primo orto. In Liguria ho creato una cucitura fra paesaggio campestre e paesaggio ornamentale realizzando un campo di lavande a filari. La lavanda, con i suoi fiori, parla sia il linguaggio agricolo sia quello ornamentale. Esisteva già un disegno geometrico dato da filari di more e viti e ho pensato di inserirmi in sordina, poi ho fatto nascere un giardino mediterraneo in cui si alternavano ortaggi, piante ornamentali e piante da fiori.
L’Est e la botanica come linguaggio universale
D: Parla russo e ha lavorato molto a Est: cosa l’affascina di quei Paesi?
R: L’Est è sempre stato il campo privilegiato della mia immaginazione. Le letture di Marco Polo mi hanno fatto sognare lande sterminate e climi estremi. Poi il lavoro mi ha portato lungo antiche rotte e in Paesi diversi, dove ho scoperto una grande cultura del verde.
Per me è stato straordinario e gratificante scoprire che la botanica è un linguaggio terzo e universale.
Milano e la cultura del verde
D: Oggi in Italia si “pensa verde”?
R: La cultura e la consapevolezza rispetto al paesaggio e alla sua progettazione stanno crescendo, ma dovremmo trarre ispirazione dal nostro passato: siamo poco coscienti del retaggio che abbiamo. Complice è anche la qualità dell’edilizia: dove l’urbanistica è più curata, il verde è integrato. In Italia, spesso il verde deve mimetizzare brutture edilizie: questo limita la progettazione.
D: A Milano esiste una politica organica del verde pubblico?
R: Non sempre si ragiona sul lungo periodo, ma ci sono segnali interessanti: ad esempio lo sviluppo degli orti urbani e delle iniziative con partecipazione dal basso, dove scuole e famiglie si mettono in gioco e i bambini imparano rispetto e cura.
Milano, occasioni e una fuga in Val d’Intelvi
D: Com’è il suo rapporto con Milano?
R: Ottimo: è davvero la città delle occasioni. Si possono incontrare persone, realizzare progetti, far nascere idee: Milano è insostituibile. Ovviamente non amo traffico, smog e rumore e per questo mi rifugio con la mia famiglia in Val d’Intelvi, dove viviamo il verde in modo essenziale: orto, animali, sentieri, muretti a secco. I miei quattro bambini mi aiutano e si divertono moltissimo.
FAQ
Cosa significa “avere un cuore verde”?
Non solo saper coltivare: significa sviluppare una relazione di cura con il vivente. Un giardino ben fatto nasce da conoscenza, rispetto e sensibilità.
Da cosa può nascere l’ispirazione per un giardino?
Da molte cose: per Vittorio Peretto spesso è la musica, perché armonia e ritmo possono diventare struttura del paesaggio.
Perché a Milano gli orti urbani sono importanti?
Perché creano comunità, educano al rispetto della natura e portano verde “vissuto” nei quartieri, con una forte partecipazione dal basso.
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