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Gli anziani in Italia sono soli oppure abbandonati? Intervista al Dottor Vittorio De Gregorio

Anziani soli oppure abbandonati? E questa la domanda che ci chiediamo, dopo una pandemia così forte che ha colpito e sta ancora colpendo quella fascia di età fragile e vulnerabile, dimenticata dalle istituzioni. img 20220826 wa0011

Persone anziane che hanno bisogno di assistenza medica che a causa delle lunghe attese delle liste ambulatoriali e ai costi eccessivi della privatizzazione sanitaria sono costretti a rinunciare alla propria salute.  

Gli anziani nella maggior parte dei casi vivono con una misera pensione e oggi a causa dei forti rincari della vita, fanno fatica a sopperire anche ai primi beni di necessità. 

Con il nuovo PNRR saranno destinati solo il 6.5% del denaro alla sanità pubblica, una cifra irrisoria per la salute dei cittadini, considerando anche la grave carenza dei medici di base. 

Il dottor Vittorio De Gregorio, ospite spesso sul nostro giornale, ha lavorato per tanti anni in un Istituto di Riabilitazione Neurologica e Ortopedica in cui hanno transitato prevalentemente persone anziane, alcune delle quali trasferite in regime residenziale riabilitativo e pertanto in degenza a lungo termine.   Oggi nonostante la pensione non è riuscito a togliersi il camice bianco insieme alla propria  valigetta, per assistere  i suoi pazienti. 

Una vita quella del dottore, con sveglia alle 6 del mattino e ritorno a casa in tarda serata, più di un infarto sulle spalle un lungo intervento chirurgico di ben 4 by-pass dieci anni orsono, seguito da 9 tante rinunce come la sua semplice passeggiata. 

Dottore, lei ha dedicato e sta dedicando una vita alla cura delle persone fragili.  Oggi gli anziani sono soli oppure abbandonati? 

Ringrazio per la presentazione, ma non credo di meritarla pienamente. Mi spiego subito: ho sempre ritenuto quella del medico una professione molto impegnativa, fatta di numerose rinunce, di notevoli sacrifici e non solo economici, ed inoltre come lei ha precisato nella presentazione, ad un certo punto del mio percorso esistenziale e professionale si è verificata una improvvisa e seria battuta di arresto per lo stato di salute, improvvisamente invalidato da problematiche cardiache. Ma vado oltre. La personale visione dell'attività del medico risale al periodo in cui iniziavo la frequentazione delle aule accademiche prima e dei reparti universitari o ospedalieri più tardi.  Durante il corso di laurea, anno dopo anno, sempre di più mi si chiariva la prospettiva di una strada seriamente in salita a maggior ragione perché a livello personale, in epoca giovanile, non sono mancati gli imprevisti, come la morte di mio padre quando avevo appena 20 anni.  Dunque a questo punto non avevo più dubbi, oramai sembrava sancito un iter ancor più complesso e per niente breve come è noto anche ai non addetti ai lavori, trattandosi di una facoltà che prevede molti anni di studio e di specializzazioni. Più avanti quando da poco avevo compiuto i 30 ed ero già laureato e specializzando, sopraggiungeva improvvisa anche la morte di mia madre. Pertanto sulla base di queste considerazioni ed esperienze, in parte personali, mi sento di consigliare ai giovani che si accingono a sostenere i test per accedere alla facoltà di Medicina e Chirurgia che se le aspettative sono appagamenti immediati e in ogni senso, economici e professionali, è bene modificare i propri progetti di vita universitaria e lavorativa e coltivare altri interessi, puntando verso altri obiettivi meno impegnativi o più rapidi da raggiungere. Le soddisfazioni tuttavia arrivano, eccome se arrivano, ma sono strettamente correlate ai sacrifici e all'impegno che deve essere assolutamente costante. 

Durante il periodo universitario ho anche dovuto lavorare (lavoretti occasionali, ma molto ricorrenti nella mia vita di studente) contemporaneamente alla frequentazione dei corsi accademici. Ho  frequentato molto reparti universitari e ospedalieri anche e soprattutto al di fuori di quanto era dovuto per obbligo accademico, molto spesso di sabato e domenica e addirittura optando per i turni notturni, in Pronto Soccorso, dove spesso, per mancanza di personale (eterno problema!), mi ritrovavo da solo per cercare di arricchirmi al massimo di esperienze disparate lavorando, come dire, direttamente sul campo, in piena trincea. Gli eventi luttuosi e di salute descritti  hanno condizionato, come negarlo, la mia esistenza, ma nello stesso tempo mi hanno permesso, come in una sfida, fatta anche di sana rabbia da incanalare nella corretta direzione, di accettare gli eventi e superarli con immutato entusiasmo, anzi sempre crescente in relazione alle soddisfazioni umane e professionali, pur conducendo uno stile di vita basato, come dicevo all'inizio, su rinunce e sacrifici, che soprattutto ora, alla mia età, potrebbero incidere sul rendimento, ma non è così. Infatti a riequilibrare la bilancia esistenziale sopraggiungono quotidianamente, come un pieno di carburante emotivo, le già citate soddisfazioni e motivazioni personali, mai sopite.

Se queste per me sono state le premesse, mi creda, come poteva pesarmi fare questo tipo di percorso anche dopo il pensionamento dai reparti? Così come attualmente dopo l'addio alle corsie, lavorando autonomamente al di fuori del loro contesto lavorativo, continuo molto volentieri a svolgere il mio ruolo di medico, con piacere quotidiano, come se oramai questa nobilissima professione facesse integralmente parte del mio corredo genetico, rinnovandolo e arricchendolo ogni giorno. 

Torniamo subito alla domanda posta "Oggi gli anziani sono soli oppure abbandonati?" Rispondo subito: l'anziano, quando abbandonato, è inesorabilmente destinato alla solitudine, anche se è bene assistito dalle Istituzioni. Il meccanismo dell'abbandono rappresenta una semplificata e soprattutto vergognosa soluzione che evidenzia un vulnus esistenziale della nostra società' cosiddetta "moderna" alimentato dalla connivenza delle politiche socio-sanitarie evidentemente fallimentari. 

 Solo il 6,5 % del PNRR sarà destinato alla sanità pubblica, mancano i medici di base. Cosa ne pensa della politica che sembra essere sempre più insensibile verso questa popolazione molto fragile? 

La politica dovrebbe modulare al meglio la vita pubblica e persino quella privata del cittadino, ovviamente non invadendola, ma intervenendo su di essa attraverso la qualità dei servizi pubblici, alcuni dei quali sono estremamente rappresentativi dell'efficienza di un paese, del suo reale livello di civiltà e democrazia. Tutto ciò allo stato attuale è letteralmente inesistente e nella migliore delle ipotesi insufficiente e deludente. L'articolo 32 della nostra Costituzione lo vedo violare ogni santo giorno. I nostri governi da troppi anni oramai non tutelano più la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, come recita l'articolo in questione, e neanche garantisce completamente le cure gratuite agli indigenti e gli ultimi continuano a rimanere ultimi e questa fila è destinata ad allungarsi sempre più. La scriteriata gestione del denaro pubblico e le improvvisate acrobazie amministrative governative è quello che si cela dietro le quinte di un patetico palcoscenico sanitario. Si, è proprio così, è un palcoscenico dove "si recita" l'apparente meticolosa e capillare organizzazione della sanità in tutti i suoi settori, nessuno escluso, invidiabile, anzi da sempre invidiata dalla stragrande maggioranza dei paesi più evoluti, pur tuttavia a livello operativo estremamente carente, con una burocratizzazione della sanità pubblica che, unitamente alla carenza delle risorse economiche, ne rallenta ulteriormente l'efficienza, nonostante la indiscussa capacità dei medici, dei ricercatori  ed operatori sanitari in generale del nostro paese. La contemporanea presenza di una Sanità Privata a tal punto non rappresenta un danno anzi, se sopperisce alle carenze organizzative e strutturali ben venga, ma di sicuro è una clamorosa sconfitta per i nostri governi e una disonore per la Costituzione Italiana. Peraltro non tutti hanno la possibilità economica di poter accedere ad una Sanità Privata, il cui costo può essere sostenuto, non sempre, ma solo per quelle strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, anche dallo Stato, ma viene subito davanti agli occhi l'immagine di un cane impazzito che si morde compulsivamente la propria coda. 

La sanità è governata dalla politica.  Molti medici rinunciano alla carriera sanitaria per quella politica, lei invece ha rinunciato alla sua tranquillità dopo anni di lavoro per la cura dei pazienti.  Come considera questi suoi colleghi attratti dal potere? 

L'attività del Medico è assolutamente incompatibile con la politica, innanzitutto perché occorre molto tempo per svolgere l'attività sanitaria e altrettanto molto tempo da investire nel ruolo di politico. Dunque è fin troppo facile dedurre che le due funzioni, entrambe estremamente impegnative, non possono essere svolte dalla stessa persona, anche se con mandati sanitari part-time, anzi ancor peggio. Aggiungo che troppo spesso si assiste a scelte politiche non ideologiche, e pur non dubitando, in taluni casi, della buona fede del medico che fa politica, sovente si tratta solo di orientamenti temporanei, dettati dal momento politico o da altre circostanze, a volte anche personali. Per tali motivi è molto probabile che si arrivi alla violazione inconsapevole, e non, del moderno Giuramento di Ippocrate deliberato dal comitato centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Il 13 Giugno 2014. Il medico faccia il medico, non il politico o l'imprenditore o altro e soprattutto rimanga sempre coerente con la scelta iniziale.

Forse stanchezza professionale correlata all'età? forse…Forse per un disincanto esistenziale personale, ma al tempo stesso collettivo, più ampio e che va al di là delle questioni lavorative sanitarie? forse…Forse perché è nella natura umana, a parte la questione sanitaria Campana, muoversi con orientamenti maldestri quasi autodistruttivi, e lo vediamo su diversi fronti, come per desiderio inconscio di approdare all' oblio delle coscienze? Probabile…Davvero esistono dei comportamenti umani che per quanto oggetto di osservazione, se non addirittura di studio vero e proprio, spesso rimangono senza risposta. Tra questi la rinuncia alla "lotta" per una ideologia, per la vita stessa. E' triste doverlo constatare e ancor di più, come sto facendo in questo momento doverlo dichiarare da semplice osservatore…

La questione sanitaria, anzi esistenziale, degli anziani rappresenta la punta più visibile di un iceberg umano gigantesco, ma sommerso, che sta per impattare su tutto e tutti. La popolazione mondiale è cresciuta in tempi brevi ed in modalità esponenziale se consideriamo la presenza dell'uomo sul pianeta. La crescita globale della popolazione umana è pari a circa 75 milioni ogni anno, con una popolazione mondiale che è cresciuta da 1 miliardo nel 1804 a 7 miliardi nel 2011. Si prevede che continuerà a crescere. Infatti le stime prevedono una popolazione totale di 8 miliardi entro la metà del 2025, e 10 miliardi entro il 2083 circa. Queste cifre, che derivano da formule matematiche elaborate allo scopo di avere una proiezione della crescita della popolazione mondiale nei prossimi anni, non devono spaventare, ma sicuramente devono far riflettere. Su cosa? Sulla vita in senso biologico e sulla qualità della nostra esistenza in senso spirituale, sul valore che diamo a noi stessi, al rapporto con gli altri esseri viventi e al pianeta che calpestiamo, in ogni senso. Sì, è così, lo calpestiamo, e non lo accarezziamo, lo aggrediamo e non lo ascoltiamo, lo ignoriamo e non lo ammiriamo. Possiamo negare che i nostri comportamenti porteranno all'estinzione di tutto? Occorre un impatto cosmico per la fine della vita o è più che sufficiente, come già adesso, l'impatto con noi stessi? 

Le persone anziane sono quelle che hanno dato, in un modo o nell'altro, un contributo alla società sempre più indifferente, e alla famiglia sempre più assente. Si ritrovano a fare i conti con se stessi e con un mondo non attrezzato ad accoglierli in maniera adeguata e umana, ma sempre più imprenditoriale, per carenza innanzitutto quantitativa di strutture residenziali, sulla cui qualità delle prestazioni ci sarebbe comunque da discutere e inoltre per l'allontanamento dalla e della famiglia con un danno interiore, che vuol dire anche biologico, difficilmente riparabile, ed con un passaggio da abbandono ? solitudine ? depressione ? rinuncia alla vita, prevedibilissimo e breve. Se trattasi anche di persona con problematiche correlate ad un certo grado di fragilità biologica, per la contemporanea presenza di più patologie, allora il pericolo è reale, non più concettuale o ispirato da una condizione emozionale e ideologica, come potrebbe apparire dalla mia intervista elaborata in questo momento.

Il nostro stile di vita, con i suoi ruoli imposti e/o da imporre, le sue mode, l'allontanamento da quei modelli di riferimento sicuri ed inequivocabili, la sfrenata ricerca di realtà diverse a costo della salute fisica e mentale, e mi riferisco alle dipendenze dalle sostanze stupefacenti e da quelle alcoliche, nonché alla dipendenza da situazioni che diventano patologiche come il gambling o lo shopping compulsivo ed altro ancora, hanno allontanato l'uomo dall'uomo ma ancor di più l'uomo da se stesso, quindi da quei valori come la preservazione dell'integrità del nucleo familiare originario, di cui le persone anziane sono gli elementi più rappresentativi e se discretamente autonome non vanno assolutamente trasferite nelle Case di Riposo. L'Homo Sapiens, che è sembrato per molto tempo nella sua completezza, fierezza e, perché no, mistero, il tramite fra la realtà subatomica e la realtà macrocosmica, si sta annichilendo, ancor prima di divenire pulviscolo cosmico dopo la estinzione. Gli anziani stanno già in parte assistendo a tutto questo. La Pandemia paradossalmente si inserisce in questa realtà come il "minore dei mali" e sembra quasi che il genere umano, in parte per sua stessa mano, stia realizzando una sfoltita al pianeta, in ogni senso, ecologica e umana. Il pianeta diventa una pattumiera, l'uomo lo spazzino ma nel contempo è lui stesso, per sua volontà, pattume. 

Dove eravamo rimasti? Ah sì, al cane impazzito che morde la propria coda fino a moncarsela questa volta, definitivamente…

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