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Rianimazione cardiopolmonare: intervista al Dottor Andrea Scapigliati

A chiunque potrebbe accadere di ritrovarsi in una situazione drammatica, soccorrere una persona senza segni di vita.

In questi casi, abbiamo sempre il dovere di chiamare immediatamente i soccorsi, e prima che questi arrivino, dovremmo essere noi stessi i primi  soccorritori.

Per capire in che modo bisogna comportarsi, abbiamo voluto chiedere al Dottor Andrea Scapigliati, medico specialista in anestesia e rianimazione e ricercatore presso il Policlinico Gemelli di Roma.dottor andrea scapigliati

Dottore, se ci trovassimo davanti ad una persona incosciente, come faremmo a renderci conto se è in arresto cardiaco e in questo caso cosa dovremmo fare?

Dobbiamo avvicinarci dopo aver controllato che non ci siano pericoli. Se la persona non è cosciente, non reagisce se chiamata o scossa e, se guardando il suo torace e addome, non vediamo un’attività respiratoria normale (cioè o non ci sono movimenti respiratori o sono solo boccheggiamenti), vuol dire che si trova in arresto cardiaco. Anche fossimo nel dubbio, telefoniamo subito al 118 rimanendo in contatto con l’operatore, facciamo cercare un defibrillatore automatico esterno (DAE) e iniziamo le compressioni toraciche.

Nel caso il cuore non battesse più, cosa dovremmo fare  e in che cosa consiste la rianimazione cardiopolmonare?

In caso di arresto cardiaco non è sempre detto che il cuore non “batta” più; può farlo ancora ma in modo non adeguato a far circolare il sangue e mantenere in vita i nostri organi. In questi casi, la vittima perde coscienza e smette di respirare perché il cervello non riceve più ossigeno. Per mantenere un livello minimo di ossigenazione e impedire che gli organi e soprattutto il cervello vadano incontro ad un danno irreversibile, è necessario spingere il sangue con le compressioni toraciche per farlo circolare. Se si è in grado e disponibili a farlo, è utile alternare due ventilazioni di soccorso ogni 30 compressioni altrimenti, nelle prime fasi del soccorso, si possono eseguire solo le compressioni senza interruzioni. Infine, appena è a disposizione, bisogna accendere e collegare il DAE applicando le piastre sul torace nudo della vittima: in alcuni casi o in alcune fasi dell’arresto cardiaco, questo apparecchio è in grado di riconoscere e interrompere l’aritmia che sta impedendo al cuore di far circolare il sangue. Queste 5 componenti (riconoscimento dell’arresto cardiaco, chiamata al 118, compressioni toraciche, ventilazioni di soccorso e defibrillazione) costituiscono la rianimazione cardiopolmonare (RCP) di base.

Nel caso in cui invece ci fosse un defibrillatore, in che modo  dovrebbe essere utilizzato?

Appena è disponibile, il DAE va acceso: la macchina inizierà ad emettere delle istruzioni vocali che insieme alle figure presenti sulla sua superficie, permettono al soccorritore di applicare le due piastre adesive sul torace nudo della vittima, lasciare che la macchina esegua l’analisi del ritmo cardiaco senza che nessuno tocchi la vittima e, se indicato, erogare lo shock controllando ancora che nessuno sia in contatto con le piastre e con la vittima. Dopo aver erogato lo shock è necessario riprendere compressioni e ventilazioni a meno che la vittima non mostri la ripresa di segni di vita: il DAE ha un timer automatico che farà ripartire l’analisi ogni due minuti.

Se in vece di un adulto avessimo davanti un bambino, che tipo di manovre dovremmo fare?

Per i soccorritori occasionali, non ci sono differenze tra le manovre da eseguire su un bambino rispetto ad una adulto. Tuttavia nei bambini è spesso molto importante eseguire le ventilazioni oltre alle compressioni perché spesso l’arresto cardiaco nei bambini è dovuto ad un problema di respirazione.

Rianimare è sia un dovere che un diritto, lei fa parte anche di un’associazione, Italian Resuscitation Council: di che cosa si tratta, quali sono le iniziative e quanto è importante sensibilizzare tutto questo?

IRC è una società scientifica e un’associazione non profit che raccoglie professionisti sanitari di varie discipline e competenze con lo scopo di diffondere e approfondire la cultura della rianimazione cardiopolmonare nel nostro Paese. È il partner italiano di European Resuscitation Council, l’ente scientifico europeo che si occupa della redazione delle linee guida europee sulla rianimazione cardiopolmonare e della formazione a vari livelli. Molti degli esperti di IRC lavorano con ERC a questo scopo. Una delle attività principali di IRC, oltre alla formazione attraverso molti tipi di corsi adatti sia ai professionisti che ai normali cittadini, è la promozione di iniziative che aumentino la consapevolezza dell’importanza della rianimazione cardiopolmonare da parte di ogni potenziale soccorritore e migliorino l’organizzazione del soccorso in tutti i suoi anelli, dal passante ai centri ospedalieri specializzati. IRC è promotrice dal 2013 della settimana per la rianimazione cardiopolmonare “Viva!” che si tiene il 16 ottobre, giornata mondiale della RCP. Inoltre, ha contribuito attraverso i suoi esperti alla definizione di varie iniziative legislative a questo riguardo. Tutto questo perché una vittima di arresto cardiaco può essere salvata solo se c’è il contributo di tutti: chi si trova inizialmente accanto alla vittima, i sistemi di emergenza territoriale e gli ospedali. Ognuno ha un ruolo cruciale come in una staffetta: per vincere questa gara, dobbiamo essere tutti consapevoli e preparati a fare la nostra parte.

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