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Luoghi del cuore, il Villaggio operaio di Crespi d'Adda, patrimonio dell'umanità Unesco

  • Angelo Crippa

Crespi d'Adda è un luogo del cuore, uno di quei posti dove il cuore appunto, quando ci arrivi la prima volta, ti da un segnale, il tempo si ferma e lì rimane per sempre. Facile da raggiungere da Milano, 40 chilometri circa, contigua a Trezzo d'Adda, frazione del comune Capriate San Gervasio BG. Il sito ricco di arte e di storia, si trova in una posizione spettacolare, adagiato su un declivio delimitato dai fiumi Brembo e Adda e costituisce la punta meridionale della cosiddetta Isola Bergamasca.

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Crespi d'Adda, un po' di storia

Il primo riferimento al territorio risale al medioevo, nella metà del 900, in un documento diplomatico, con il nome di Arnicho. Nei secoli a seguire questi luoghi hanno visto e subito le scorrerie di fazioni ed eserciti. Dalle lotte tra guelfi e ghibellini, a quelle tra il ducato di Milano e la repubblica di Venezia. Alla fine del XVIII secolo con l'avvento della repubblica Cisalpina iniziò la dominazione francese e di seguito gli austriaci con il regno lombardo-veneto, fino alle guerre d'indipendenza, quando nel 1859 il territorio lombardo venne annesso al regno d'Italia. 

Ma la particolarità e il fascino di questa località ha inizio nel 1877, quando un imprenditore tessile di successo, il bustocco Cristoforo Benigno Crespi, acquista un terreno sulle sponde dell'Adda per realizzare un cotonificio che sfrutti le acque del fiume per il funzionamento dei macchinari. Il progetto è visionario, perché non prevede solo la costruzione dell'opificio, ma anche di un villaggio che ospiti gli operai, le loro famiglie e una serie di infrastrutture a loro dedicate. Il concetto è tipico dell'epoca, e viene dal nord Europa, Inghilterra soprattutto, Germania e Francia dove la rivoluzione industriale era iniziata decenni prima. La realizzazione del progetto si protrasse fino al 1920 e a Cristoforo successe il figlio, Silvio Crespi, che aveva studiato e viaggiato a lungo per l'Europa.

I Crespi incarnavano perfettamente la figura dell'industriale illuminato, una sorta di pater familias, sensibile alle condizioni di vita dei suoi operai, che devono avere una casa dignitosa, cibo sano, istruzione e cure mediche, in modo che debbano pensare solo al lavoro, e non si facciano coinvolgere da ideologie di riscatto che portino al conflitto sociale. D'altra parte non sia mai messa in discussione l'autorità, la forza e le decisioni dell'imprenditore padre-padrone.

crespi dadda case.pixIl villaggio di Crespi d'Adda

Da Capriate, scendendo per la via centrale si può notare l'ordinata planimetria, con la via principale che fa da spartiacque a dividere gli edifici a funzione abitativa, da quelli di interesse collettivo. La prima costruzione sulla destra è l'imponente villa padronale, che ricorda nelle forme un castello medievale, e come tale rimanda all'indiscussa autorità dell'industriale che veglia sulla sua fabbrica e i suoi operai. 

Proseguendo troviamo due ville che erano occupate una dal parroco e l'altra dal medico, le figure che presiedevano alla salute morale e fisica degli abitanti.
Nella parte orientale troviamo le file di case destinate agli operai, edifici di forma cubica, bifamiliari ognuna con giardino, che originariamente erano orti destinati alla coltivazione, ben vista e redditizia attività dopolavorativa.

A seguire le case dei caporeparto e impiegati(costruite dopo la fine della prima guerra mondiale), di forma più articolata, dotate di terrazzi, più grandi e rifinite a ricordare che gli abitanti ricoprono un ruolo più importante nella gerarchia aziendale.
All'estremità, in zona appartata, si trovano le ville dei dirigenti, ampie costruzioni da favola, realizzate in pietra e circondate da giardini. Occorre ricordare che nel periodo di massima operatività la fabbrica dava lavoro a circa 4.000 persone, mentre il villaggio ospitava 600 abitanti che pagavano l'affitto che veniva detratto direttamente dal salario. Dall'altro lato della strada si ergeva la fabbrica, che costituisce il cuore del villaggio. Lo stile è neo-medioevale, con i capannoni che si succedono lungo il perimetro, l'ingresso principale ingentilito da elementi decorativi, le alte ciminiere che svettano imponenti.

Di fronte alla fabbrica si trovano la scuola e la chiesa, copia della rinascimentale S.Maria di Busto Arsizio, omaggio di Crespi alla città natale.
All'estremità sud della via infine ecco il cimitero, dove spicca la cappella Crespi, imponente torre a base piramidale, che domina sulle tombe degli operai, semplici lapidi disposte in file sull'erba secondo il modello inglese.

La via principale, su cui si affacciano gli edifici è una sorta di metafora della vita operaia, in tutte le sue tappe, fino all'epilogo finale.
A completare la struttura del villaggio c'erano anche un centro ricreativo, un emporio, il lavatoio, l'ospedale, la centrale elettrica e persino un albergo.

Patrimonio dell'umanità

Nel dicembre 1995 Crespi d'Adda entra a far parte della lista dei siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO. È il villaggio operaio meglio conservato del sud Europa, è tuttora abitato (alcuni sono i discendenti degli abitanti originali) e la fabbrica ha funzionato sino al 2003.
Questa, in breve, è la storia, ma la cosa migliore è venire qui, percorrere le strade ordinate del borgo, lasciarsi catturare dal fascino irresistibile di questo straordinario esempio di architettura sociale, dove il tempo pare essersi fermato, sulle stupende rive dell'Adda.

Informazioni utili

Il villaggio operaio di Crespi d'Adda è naturalmente visitabile in autonomia. Altrimenti si può fare riferimento all’UNESCO Visitor Centre, dove si possono ricevere informazioni, acquistare materiale didattico o prenotare visite guidate anche per scuole e gruppi.

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