Strade di Milano

strade milanesiSe Milano fosse una donna, sarebbe probabilmente una di quelle signore che lavorano troppo e dormono troppo poco, bella ma bisognosa di una sosta dal parrucchiere, vestita in maniera più pratica che elegante, un paio di gioielli preziosi indossati con noncuranza e quasi nascosti dal cappotto e dai capelli, tacco basso e una borsa capiente, stressata e sempre a dieta. Così almeno la immagino io, così sono le strade che vivo.

Ci sono monumenti imponenti e spettacolari, ci sono scorci mozzafiato e angoli pittoreschi, ma la gran parte dei tesori di questa città è un po’ nascosta e un po’ fuori mano rispetto alle rotte percorse dalla massa compatta, ronzante e nervosa dei suoi cittadini. Tesori nascosti a volte intenzionalmente, a volte invece ignorati, seppur in piena vista, da occhi ormai non più allenati a godere la città, ma solo ad usarla; quasi sempre, tesori non valorizzati, non coccolati come altrove, ma adattati ad un contesto dove ciò che conta è la praticità, lo scorrere delle persone e delle merci, almeno fino all’ora dell’aperitivo. Questa è la città che decise di coprire ed asfaltare i navigli per lasciare spazio alle automobili, che tratta la Darsena come una palude, che lascia che i suoi negozi storici si trasformino in centri massaggi senza battere ciglio, che ha abbattuto il Bosco di Gioia per fare spazio al capriccioso Palazzo della Regione in stile Gotham City e trasformato zona Navigli e Colonne in due piccole Riccione, una successione di locali senza una precisa identità che servono tutti la stessa cosa a gente che beve molto più di quanto si diverta.

Questa è anche la città che forse, negli ultimi dieci anni, ha iniziato a riscoprire l’importanza di avere un volto riconoscibile e di farsi bella, per farsi amare da chi la vive e la usa. Io spero che i nuovi quartieri che stanno sorgendo, i nuovi simboli di benessere e di progresso che stanno erigendo, diventino centri pulsanti e vitali di una metropoli che alla fine degli anni novanta sembrava aver raggiunto il suo apice basso, stanca, sporca, congestionata, afflitta da problemi cronici e in profonda crisi di autostima. Una città che ora ha progetti e sfide ambiziose, nuove linee metropolitane, car sharing e bike sharing, un Expo tra tre anni, una nuova fiera, cantieri su cantieri che realizzano i sogni di grandi architetti: progetti in molti casi appesi ad un filo, messi a rischio da una crisi economica senza precedenti, dalla cattiva gestione e dagli interessi privati, dallo sconvolgimento di una rivoluzione demografica in atto, che ha concentrato interi quartieri e le relative attività economiche in mano a comunità di origini lontane, sia geograficamente sia culturalmente. Da queste considerazioni nasce il desiderio di tenere una rubrica che si occupi delle strade di questa città, di cercare la bellezza anche laddove non la si aspetterebbe, di scovare e di capire le contraddizioni, le invenzioni, i cambiamenti di questa città che continua a crescere in maniera più o meno controllata.

Stefano Fea

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