Scavi M4 Milano: le scoperte archeologiche della città antica

La costruzione della linea M4, la metropolitana blu che collega l'aeroporto di Linate a San Cristoforo, non ha solo trasformato la mobilità di Milano: ha anche regalato agli archeologi una straordinaria occasione per riscoprire la Milano scomparsa. Scavando nel cuore della città, i cantieri hanno riportato alla luce necropoli, mura imperiali, tratti di Naviglio e migliaia di reperti che raccontano venti secoli di storia. Ecco cosa hanno rivelato.
De Amicis: il muro imperiale e il Naviglio
Uno dei cantieri più ricchi di sorprese è stato quello della stazione De Amicis, all'incrocio tra via De Amicis, corso di Porta Genova e via Cesare Correnti (piazza Resistenza Partigiana). Qui è emersa una porzione di muro romano lunga circa otto metri e alta tre. Il dato che ha incuriosito gli studiosi è che questo muro si trovava fuori dalla seconda cinta muraria fatta erigere dall'imperatore Massimiano (co-imperatore di Diocleziano, a cavallo tra III e IV secolo): la sua esistenza non era prevista, e ha richiesto scavi più approfonditi per comprenderne funzione ed epoca.
Nella stessa area sono state individuate cinque strutture realizzate anche con numerosi blocchi di pietra recuperati da edifici romani, tra cui l'anfiteatro di Milano, demolito a partire dalla tarda antichità. Ma la scoperta più suggestiva è stata la sponda del Naviglio San Girolamo: un muro alto sei metri e lungo almeno dodici, testimonianza del sistema di canali medievali. Insieme a questi resti sono venuti alla luce anche il basamento di una torre monumentale del XII-XIII secolo e la fondazione della pusterla dei Fabbri, un accesso secondario delle mura cittadine edificate dopo la distruzione di Milano da parte del Barbarossa (dopo il 1171).
La necropoli di Sant'Ambrogio e San Vittore
Il ritrovamento più imponente è stato l'estesa necropoli emersa tra Sant'Ambrogio e San Vittore. Davanti alla Basilica di San Vittore al Corpo sono state riportate alla luce oltre 250 tombe di epoche diverse. Come ha spiegato Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano, quest'area «ha conservato nel tempo, dall'epoca romana fino al Cinquecento, una destinazione a necropoli». Nel complesso, tra i vari cantieri, sono stati recuperati i resti di circa un migliaio di individui, distribuiti in più fasi storiche dalla tarda età romana al Medioevo.
Tra le scoperte più insolite, lo scheletro di un cavallo: il primo caso di sepoltura equina mai documentato a Milano. Un fatto che ha incuriosito gli studiosi, come sottolineava la stessa soprintendente: trovandosi in un'area di tombe pregiate, è probabile che l'animale appartenesse a un personaggio importante.
Corso Europa e lo scheletro "Europa"
Del tutto eccezionali sono stati anche i ritrovamenti in corso Europa, un'area già indagata in passato durante la costruzione delle fognature negli anni Cinquanta e della Linea 1 della metropolitana. Qui, accanto alle Terme Erculee volute da Massimiano all'inizio del IV secolo, sono riemerse tre tombe. In una di esse è stato trovato lo scheletro perfettamente integro di una giovanissima donna, forse una bambina, che gli archeologi hanno ribattezzato "Europa", dal nome della via.
Cosa raccontano le ossa
Lo studio dei resti, affidato al Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano) diretto da Cristina Cattaneo, ha permesso scoperte di grande valore scientifico. «Gli scheletri sono fondamentali per la ricostruzione della storia di Milano — ha spiegato Cattaneo —. Alcune scoperte sono estremamente interessanti: ad esempio il primo caso di tubercolosi, testimoniato da una spina dorsale con le lesioni tipiche della malattia». Nelle fosse comuni sono inoltre stati rinvenuti scheletri con segni di lesioni contusive alla testa, che fanno pensare a esecuzioni capitali. Come nota la studiosa, «le ossa a volte raccontano storie diverse dai testi, o integrano ciò che i testi non dicono».
Dove vedere i reperti oggi
Terminati gli scavi, tutti i reperti sono stati rimossi dai cantieri per essere catalogati e studiati. Una parte è stata però musealizzata e resa visibile proprio all'interno della metropolitana e nei suoi dintorni:
- Alla stazione De Amicis, la sponda del Naviglio San Girolamo è stata ricostruita ed esposta a livello dell'atrio.
- Nel collegamento tra M2 e M4 a Sant'Ambrogio sono visibili porzioni delle mura medievali attraverso pannelli trasparenti.
- Parte delle strutture monumentali è stata ricollocata nel parco archeologico presso l'anfiteatro romano (Antiquarium).
Resta comunque aperto il dibattito cittadino sull'opportunità di valorizzare in modo più ampio questo patrimonio: molti dei reperti — centinaia di sepolture e contesti complessi — restano infatti conservati ma non accessibili al pubblico. C'è chi propone di trasformare l'intero tracciato della M4 in un percorso continuo di lettura della città antica, sul modello delle stazioni Colosseo e San Giovanni della metropolitana di Roma.
Domande frequenti
Cosa è stato trovato durante gli scavi della M4 a Milano?
Una vasta necropoli con circa mille individui (dall'epoca romana al Cinquecento), un muro imperiale romano, la sponda del Naviglio San Girolamo, mura e torri medievali, e reperti eccezionali come lo scheletro di un cavallo e quello di una giovane donna ribattezzata "Europa".
Si possono vedere i reperti archeologici della M4?
In parte sì: la sponda del Naviglio ricostruita è visibile nell'atrio della stazione De Amicis, e porzioni delle mura medievali si vedono nel collegamento M2-M4 a Sant'Ambrogio tramite pannelli trasparenti. Molti altri reperti sono però conservati e studiati, non ancora esposti al pubblico.
Perché gli scavi della metropolitana portano a scoperte archeologiche?
Perché scavare in profondità nel centro storico di una città antica come Milano (l'antica Mediolanum, capitale imperiale) intercetta inevitabilmente stratificazioni di venti secoli: necropoli, mura, canali ed edifici sepolti. La legge impone indagini archeologiche prima di procedere con i lavori.
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