Le Terme Erculee di Milano: la Mediolanum romana di Massimiano

Pochi sanno che nel cuore di Milano, a due passi da San Babila, sorgevano un tempo le Terme Erculee: le più grandi terme della Mediolanum romana, un complesso monumentale di circa 14.500 metri quadrati. I loro resti sono stati documentati a più riprese nell'area compresa tra corso Vittorio Emanuele II e corso Europa.
Le terme nell'antica Roma
Le terme non sono un'invenzione recente: i Romani costruivano edifici pubblici con impianti che oggi chiameremmo igienico-sanitari. Le terme romane erano uno dei principali luoghi di ritrovo a partire dal II secolo a.C.: vi poteva accedere quasi chiunque, anche i più poveri, dato che in molti stabilimenti l'ingresso era gratuito o quasi. Erano spazi di socializzazione e relax, frequentati da uomini e donne in orari o ambienti separati. Al riscaldamento dell'acqua provvedevano i focolari sotterranei che diffondevano aria calda dagli ipocausti, gli spazi sotto le pavimentazioni sospese.
Mediolanum capitale e l'acqua
A Milano le terme sorgevano vicino all'odierna piazza San Babila, tra Corso Europa e Corso Vittorio Emanuele II, all'altezza di via Pasquirolo e Largo Corsia dei Servi. Tra la fine del I secolo a.C. e il III d.C. la zona era una fascia dell'immediato suburbio nord-orientale, caratterizzata dall'abbondanza di acqua, come testimoniano i rinvenimenti di pozzi e sistemi di drenaggio. A differenza di altre città romane, Mediolanum non aveva bisogno di grandi acquedotti: l'acqua arrivava dal Seveso e dalle sue derivazioni, tra cui l'Acqualunga, un fontanile che nasce a Precotto lungo viale Monza. Al suo attraversamento si attribuiscono i resti di un supposto ponte romano rinvenuti a San Babila.
Massimiano e le Terme Erculee
Alla fine del III secolo l'intera zona fu inglobata nella città, all'interno della nuova cinta muraria realizzata quando Mediolanum divenne capitale dell'Impero romano d'Occidente (dal 286 d.C.). Fu un momento di grande splendore: l'imperatore Massimiano, il cui appellativo era proprio "Erculeo", fece costruire grandi opere — il Palazzo imperiale, il Circo e queste sontuose terme, alle quali diede il proprio nome. Le Terme Erculee furono erette tra la fine del III e l'inizio del IV secolo con marmi pregiati importati dalla Grecia (i verdi), dall'Egitto (i rossi) e dalla Tunisia (i gialli). Le ricorda persino il poeta Ausonio, che chiama il quartiere regio Herculei celebris sub honore lavacri, "il quartiere che ha per ornamento le famose terme Erculee".

La statua di Ercole
Nel 1827, durante gli scavi per un palazzo vicino alla chiesa, fu rinvenuto il frammento di una grande statua di Ercole: il torso e parte delle gambe di una colossale figura del semidio in riposo, appoggiato alla clava dopo la conquista dei pomi delle Esperidi. È una copia romana (databile al II secolo d.C.) che riprende lo schema di un celebre originale dello scultore greco Lisippo; la statua, più antica delle terme di circa un secolo e mezzo, vi fu reimpiegata come decorazione, e in epoca altomedievale fu addirittura riutilizzata come semplice materiale da costruzione. Oggi è conservata al Museo Archeologico di corso Magenta. Proprio da questa statua deriva il nome "erculee" — anche se l'appellativo rimanda comunque a Massimiano Erculeo, e si è ipotizzato che la stessa chiesa di San Vito sorga su un tempio dedicato a Ercole.
Com'era fatto il complesso
Le terme, con orientamento nord-sud, erano sul modello delle grandi terme imperiali con palestra (come quelle di Treviri). Si accedeva da nord, attraverso un ingresso monumentale, a un grande cortile porticato con funzione di palestra, scandito da esedre. A sud si sviluppava il vero settore termale: il percorso conduceva dal frigidarium (il bagno freddo, con una grande piscina semicircolare in un'esedra) al tepidarium e al calidarium riscaldati. I vani centrali erano rivestiti di marmi, quelli laterali decorati da mosaici geometrici e figurati. Sopra l'antico frigidarium, in epoca medievale, sorse proprio la chiesa di San Vito in Pasquirolo — il cui nome ricorda i "pasquee", i pascoli che nel medioevo coprivano i ruderi.
Cosa resta oggi
Per secoli del sito si era persa ogni memoria: si pensava addirittura che le terme fossero presso San Lorenzo. Furono riconosciute solo a metà Novecento, con gli scavi tra il 1949 e il 1973 per la costruzione dei nuovi palazzi del quartiere. Oggi resta poco, ma di grande suggestione: davanti alla facciata di San Vito sono visibili frammenti di pavimento e fondi di vasche in lastre di marmo; in un vano sotterraneo accanto alla chiesa, sotto Corso Europa 11, è conservata parte dell'ipocausto con tratti di mosaico (resti del tepidarium); nell'atrio del palazzo di Corso Europa 16 si ammirano due mosaici pavimentali. Altri reperti, tra cui i mosaici (con la personificazione della Primavera), sono al Museo Archeologico e alla Biblioteca Ambrosiana. I lavori per la linea M4 della metropolitana hanno di recente riaperto le indagini archeologiche sull'area.
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