Remigini: perché i bambini di prima primaria si chiamano così
Un tempo li chiamavano “remigini”. Oggi li chiamiamo ancora così, magari con un sorriso e un po’ di nostalgia… ma non tutti sanno da dove arriva questo nome che suona quasi come una filastrocca.

Chi sono i remigini
I remigini sono i bambini che hanno concluso la scuola dell’infanzia (un tempo “materna”) e stanno per iniziare la prima classe della scuola primaria (quella che molti chiamano ancora “elementare”, per intenderci).
È un passaggio bellissimo e un po’ delicato: cambiano i ritmi, cambiano le abitudini, cambia la “mappa” mentale della giornata. E cambia anche lo sguardo dei bambini: improvvisamente si sentono più grandi, ma hanno ancora bisogno di sentirsi protetti.
Perché si chiamano così
Il nome arriva da lontano. Per molti anni, infatti, in Italia l’anno scolastico iniziava in una data unica: il 1° ottobre, giorno dedicato a San Remigio. Da qui il soprannome “remigini” per gli alunni che facevano il loro ingresso in prima.
Oggi la scuola comincia a metà settembre (con date che cambiano in base alle regioni), ma la parola è rimasta: un piccolo pezzo di tradizione che continua a vivere nelle famiglie, nei cortili e nei racconti dei nonni.
Curiosità: “Remigini” non c’entra nulla con i Re Magi. È proprio un riferimento al 1° ottobre e a San Remigio.
Le “tre E” per un buon inizio
Per augurare un buon anno scolastico ai nostri bambini (dai più piccoli ai più grandicelli), mi piace pensare a tre parole semplici, concrete, “da portare nello zaino”:
- Entusiasmo: la curiosità che accende la voglia di imparare.
- Empatia: imparare con gli altri, non “contro” gli altri.
- Energia: non quella frenetica, ma quella costante che aiuta nei giorni stanchi.
Non devono restare parole belle e basta: l’augurio è che diventino esperienze, piccole conquiste quotidiane da conservare con cura nel “baule della vita”.
Piccoli riti del primo giorno (che funzionano davvero)
Il primo giorno si ricorda per anni. E spesso, per farlo andare bene, non serve fare chissà cosa: bastano gesti semplici e una buona preparazione “furba”.
- La sera prima: prepara insieme zaino e vestiti. Meno decisioni al mattino = meno stress per tutti.
- Un oggetto “ponte”: un portachiavi, un braccialettino o un disegno in tasca. Piccolo, ma rassicurante.
- Colazione calma: anche se breve. È il primo “messaggio” della giornata: “Ce la facciamo”.
- Arrivo con anticipo: cinque minuti in più cambiano tutto (soprattutto il tono emotivo dell’ingresso).
- Foto sì, ma leggera: una foto ricordo e poi via. L’attenzione deve restare sul bambino, non sulla performance.
E se qualche giorno, tra inserimenti, nuovi ritmi e organizzazione familiare, sembra che “non ingrani” subito… succede. È normale. La scuola è un organismo vivo: ha bisogno di un po’ di tempo per andare a regime.
Perché la primaria è così importante
Gli anni della scuola primaria sono speciali: si impara a leggere, scrivere, contare… ma soprattutto si impara a stare nel mondo. È il periodo in cui si costruiscono abitudini, fiducia, metodo e quella piccola autonomia che poi cresce anno dopo anno.
Non a caso, in tedesco la primaria si chiama Grundschule, cioè “scuola di base”: un nome che rende bene l’idea delle fondamenta che si gettano in questi anni.
Per questo la scuola merita cura, risorse, attenzione e rispetto: dovrebbe essere il cuore del nostro pensiero, perché è (idealmente e fisicamente) la culla del futuro.
Quindi, cari TUTTI noi che siamo coinvolti nella scuola a vario titolo, prepariamoci e affrontiamo con impegno e consapevolezza questa meravigliosa avventura: con le sue fatiche, sì, ma anche con lo stupore che accompagna ogni crescita.
Maestra Nadia
W la scuola con la S… di Sorriso!
FAQ
“Remigini” si usa solo a Milano?
È un termine diffuso in varie zone d’Italia (soprattutto nel Nord), ma non ovunque. In alcune famiglie è rimasto come tradizione, in altre è quasi scomparso.
Si chiamano remigini anche i bimbi che iniziano l’infanzia?
No: in genere “remigini” indica i bambini che iniziano la prima primaria. Per l’infanzia si parla più spesso di “inserimento”.
E se mio figlio è agitato o non vuole entrare?
È una reazione frequente. Aiuta stare calmi, dare un messaggio breve e chiaro (“Torno a prenderti, ti penso”), e fidarsi dei tempi: spesso dopo pochi giorni cambia tutto.
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