Skip to main content

Giorno della Memoria: perché si celebra il 27 gennaio e la storia del “Violino di Auschwitz”

  • Roberto Bombassei
Cancello del campo di concentramento di Auschwitz
Il 27 gennaio 1945 Auschwitz viene liberato dall’Armata Rossa: una data diventata simbolo della memoria.

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che […] si sono opposti al progetto di sterminio […] e hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. […]»

Articoli 1 e 2 della legge 20 luglio 2000, n. 211.

Perché proprio il 27 gennaio

La Giornata della Memoria si celebra ogni anno il 27 gennaio con l’obiettivo di ricordare le vittime della Shoah, le persecuzioni e le deportazioni, e di mantenere viva una riflessione collettiva — soprattutto nelle scuole — su ciò che è accaduto in Europa durante la Seconda guerra mondiale.

La data non è casuale: il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz. Per questo quel giorno è diventato un simbolo internazionale della memoria e della responsabilità.

Il “Violino di Auschwitz”: un libro da leggere

Tra le letture che aiutano a non dimenticare, segnalo “Il violino di Auschwitz” di Anna Lavatelli (Interlinea): una storia che segue uno strumento e le persone che lo hanno amato, fino a farne un testimone silenzioso della persecuzione.

Il libro parte da un’idea semplice e potentissima: quando tutto crolla, anche un oggetto può diventare memoria. E la musica, a volte, è l’unico filo che resta tra ciò che eravamo e ciò che ci vogliono togliere.

La storia vera dietro lo strumento

La ricostruzione nasce da un ritrovamento: nel 2014 Carlo Alberto Carutti, ingegnere milanese appassionato d’arte e collezionista di strumenti a corda, trova presso un antiquario di Torino un violino “Collin-Mézin” con segni che aprono una pista precisa.

Lo strumento presenta una stella di Davide e un cartiglio interno con una scritta in tedesco e un numero: dettagli che portano a ricostruire la vicenda di Enzo Levy Segre e di sua sorella Eva Maria, tra leggi razziali, fughe tentate, arresto e deportazione.

Secondo la ricostruzione riportata nel libro, la famiglia, dopo le leggi razziali, cerca riparo e poi una via verso la Svizzera. Ma il 12 novembre 1943 Enzo, Eva Maria e la madre vengono arrestati. Dopo la detenzione a San Vittore, il 6 dicembre 1943 vengono deportati ad Auschwitz.

Eva Maria porta con sé il violino. Proprio quello strumento le consente di entrare in un’orchestra femminile: un dettaglio che, nella crudeltà dell’orrore, racconta quanto la musica potesse essere usata e allo stesso tempo resistere, come ultimo gesto di identità.

La storia è dolorosa: Eva Maria non tornerà. Enzo riuscirà invece a salvarsi e, secondo la ricostruzione, a recuperare il violino della sorella. Lo strumento verrà restaurato e diventerà negli anni un testimone che riemerge, fino a essere custodito e suonato anche in occasioni commemorative.

Oggi il violino è conservato al Museo civico “Ala Ponzone” di Cremona, nella Sala della musica.

FAQ

Che cosa si ricorda nel Giorno della Memoria?

La Shoah, le persecuzioni, le leggi razziali, le deportazioni e chi si oppose allo sterminio salvando vite a rischio della propria.

Perché si usa Auschwitz come simbolo?

Perché la liberazione del campo il 27 gennaio 1945 è un evento documentato e altamente simbolico, diventato punto di riferimento della memoria europea.

Il “Violino di Auschwitz” è un libro adatto anche ai ragazzi?

Sì: è una lettura che avvicina al tema attraverso una storia concreta e un oggetto-simbolo, con un linguaggio generalmente accessibile.

  • Ultimo aggiornamento il .