• Home
  • CRONACA
  • Bambini, possibile effetto collaterale del coronavirus: la sindrome di Kawasaki

Bambini, possibile effetto collaterale del coronavirus: la sindrome di Kawasaki

Coronavirus: nei bambini la sindrome di Kawasaki
Sembrava notizia certa che i bambini fossero asintomatici e invece sulle principali testate giornalistiche è riportata la notizia dell'allarme lanciato dai pediatri che hanno riscontrato - in Italia, in Spagna e in Inghilterra - un aumento di casi di bambini che dopo essere entrati in contatto col coronavirus hanno sviluppato sintomi gravi compatibili con la rara sindrome di Kawasaki. 

sindrome di Kawasaki

Che cos'è la sindrome di Kawasaki? Si tratta di una infiammazione dei vasi sanguigni che di solito colpisce i bambini più piccoli (sino ai 5 - 8 anni di età) ed è rara, infatti la media è di 8 casi su 100mila. Nella forma più grave può portare a aneurismi delle arterie coronarie con esiti mortali se non viene adeguatamente trattata. Ricordiamo che col trattamento appropriato e in tempi rapidi, però, tutti i bambini guariscono. I sintomi invece comuni sono la febbre alta, la congiuntivite, l'arrossamento delle labbra e della mucosa orale e persino eruzioni cutanee simili all'orticaria, al morbillo oppure alla rosolia. 
Ora lasciamo la parola a Lorenzo D'Antiga, direttore della Pediatria dell'ASST Papa Giovanni XXIII: "Si è detto che i bambini sono protetti dallo sviluppare forme gravi di polmonite da COVID-19. Nonostante ciò, stiamo imparando che questo virus può causare anche altre patologie." e in prossimità ormai della "Fase 2" è necessario tenere a mente le conseguenze del virus non solo negli adulti ma anche nei bambini. 

La sindrome di Kawasaki in Italia e in Europa

Per l'Europa ne ha parlato il "The Guardian" riportando la notizia di ricoveri in terapia intensiva di minori di tutte le età in Gran Bretagna - tanto che i  funzionari del sistema sanitario nazionale hanno divulgato le informazioni presso i pediatri - e ne ha dato notizia "Il Fatto Quotidiano" parlando dell'Italia.
Nell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo la prima diagnosi della sindrome di Kawasaki è stata registrata il 21 marzo. Trascorso un mese, le diagnosi sono aumentate fino a diventare una ventina. Ossia in un solo mese si è registrato un numero di casi pari a quelli degli ultimi 3 anni.
Oltre a Bergamo, 5 casi a Genova. Qui al Gaslini il Professore Angelo Ravelli riscontra lo stesso problema. E sceglie quindi di scrivere una lettera diretta ai colleghi per raccontare la sua preoccupazione: "Ne ho avuti 5 in appena quattro settimane. Com'è possibile? Prima al massimo ne registravo 9 all'anno."

Gli studi della comunità scientifica

La comunità scientifica che sta studiando il fenomeno per il momento ha precisato che meno dell'1% di bambini infettati da SarsCov2 sviluppa la malattia di Kawasaki. Su "Repubblica" si evince la cautela con cui la comunità dei pediatri sta procedendo: "Non è chiaro se il virus Sars-Cov-2 sia direttamente coinvolto nello sviluppo di questi casi di malattia di Kawasaki (...) L'elevata incidenza di queste forme in zone ad alta endemia di infezione da Sars-Cov-2 (Lombardia, Piemonte e Liguria) e l'associazione con la positività dei tamponi o della sierologia, suggerisce che l'associazione non sia casuale".
Gli studi intanto proseguono, speriamo portino presto tutte le risposte.
 
 
Potrebbero interessarti anche:

Copyright © 2006 - 2020 MilanoFree.it, testata registrata Trib. Milano n. 367 del 19/11/2014  IT11086080964