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Coronavirus: il gesto commovente del Sindaco pugliese di Lizzano

  • Elena Bianchi

coronavirus pixNelle ultime ore, il primo cittadino del comune jonico ha condiviso un post su uno dei più famosi social network, utilizzando delle parole che hanno toccato i cuori di tutti.

Il Sindaco di Lizzano sorprende nuovamente, ma, questa volta, non per placare gli animi di coloro che si sono sentiti attaccati o emarginati dai canoni di talune “persone” che li reputano diversi solo perché amano persone dello stesso sesso; bensì per inviare un messaggio importante a tutti i suoi concittadini (e non solo) in merito a questo periodo così difficile e complicato che tutto il mondo sta vivendo da troppi mesi.

Di seguito, le testuali parole utilizzate dalla suddetta. “Questa mattina vorrei condividere con voi alcune riflessioni non come Sindaco, ma come medico e forse ancora di più come mamma e come cittadina. Sono preoccupata, molto preoccupata. Chi mi conosce lo sa che io non amo i giri di parole e il succo della questione è che la crescita esponenziale, anche oltre le previsioni, del numero dei contagi in Puglia e in tutta Italia mi preoccupano grandemente. Tutti oramai, dalla didattica a distanza prevista per il triennio delle scuole superiori all'ultima disposizione dell'assessore Lopalco sul regime dei ricoveri, sentiamo che potrebbero essere imminenti misure ancora più drastiche. Misure che nessuno vorrebbe. Bene, chiediamoci perché. Perché si deve arrivare a questo punto.

E chiediamoci ancora di più che cosa può fare ciascuno di noi per evitare il peggio. In questo momento ogni nostro gesto può fare la differenza. Questo - prosegue nel tentativo di far comprendere la gravità della situazione - è il momento di essere responsabili e saggi. Di essere saggi e responsabili non solo per proteggere noi stessi, ma, con un atteggiamento di altruismo e generosità, per proteggere anche i soggetti più fragili. E non pensiate che siano gli altri a doversi adeguare, perché mai come in questo caso gli altri siamo noi e da noi, per primi, deve partire quel comportamento virtuoso che può essere decisivo nel superamento della pandemia.

Le scene che vedo ogni giorno per le strade del nostro Paese, prima ancora che come Sindaco, mi riempiono il cuore di amarezza come pediatra. I bambini giocano in piazza come se fosse la cosa più naturale del mondo, perché, come mi è stato risposto: "A casa si annoiano". Allora, a quei genitori vorrei ricordare che non ci devono essere due pesi e due misure nella valutazione dei rischi connessi alla possibilità di contrarre il corona virus. Tutta quella preoccupazione che manifestano al primo colpo di tosse del compagno di classe dei figli, dovrebbero averla anche per ogni abbraccio dopo il goal segnato in un campo improvvisato.

A tutti vorrei ricordare che non è questo il momento per "le quattro chiacchiere al bar". Non è il momento di fare assembramenti che sembrano quelli delle feste patronali e, ancor di più, che la mascherina non è una bandana, non è un foulard e, come la biancheria intima, va sostituita tutti i giorni. Se non è espressamente previsto che la vostra mascherina sia lavabile, dopo averla usata, va gettata!

Sentiamo tutti che la situazione precipita e sta per sfuggirci di mano. Non lasciamo che accada. Non lasciamo che il peggio, che tanto paventiamo, diventi una realtà. Siamo ancora in tempo per arginare questa marea che sta salendo - il suo messaggio continua con ulteriori consigli - Rispettiamo le regole e dimostriamo di avere rispetto vicendevolmente gli uni per gli altri. Rispettare le regole può fare la differenza tra salvare una vita o meno.

Spesso si cita come esempio di civiltà e progresso la Svizzera. Bene, la ricca, civile e progredita Svizzera ha da poco stabilito che per le persone più avanti con gli anni non ci sarà posto nelle terapie intensive. Io non voglio che nel nostro Paese si arrivi a tanto. Il problema non è solo l'elevato numero dei soggetti positivi, ma è la gestione dei numeri dei malati che devono essere ricoverati e dei reparti che devono essere allestiti. Essere prudenti ci consente di guadagnare il tempo necessario nell'organizzazione e nella gestione della pandemia. Io voglio preservare e proteggere. Preservare e proteggere quell'inestimabile patrimonio di umanità, affetto e memoria che sono i nostri nonni. Fatelo per loro.

Fatelo per poter continuare a stringere ancora per tanto tempo a venire le loro mani rugose, spesso bruciate dalla fatica del lavoro nei campi, che tante volte ci hanno carezzato e che tante lacrime ci hanno asciugato negli anni della nostra infanzia e della nostra giovinezza. Se non lo volete fare per voi, siate prudenti e attenti per le persone che amate. Per i nostri ragazzi che per lavoro o per studio sono fuori e con coraggio e determinazione cercano di costruirsi nuove prospettive di vita lontano dalla propria casa e dai propri affetti. Arginare il virus è anche un modo per salvare la nostra economia e preservare occupazione e posti di lavoro. La stima della letalità è bassa e sembra solo un numero, fino a che quel numero non diventi tu o tuo figlio o un genitore che magari è in una Rsa e che vivi con il terrore di non poter neanche salutare per l'ultima volta.

A più di cento anni dalla pandemia della spagnola, abbiamo imparato a convivere con l'influenza senza, tuttavia, riuscire a debellare definitivamente quel virus. In questo caso ancora di più, siamo tenuti ad avere un nuovo modo di affrontare la vita, anche quella di tutti i giorni, approcciandoci in maniera nuova alla nostra quotidianità. Nessuno pensi che il proprio comportamento sia inutile o lo reputi insignificante perché ognuno di noi può fare la differenza. Ognuno di noi è la differenza. Impariamo dal passato. Con grande dispiacere ho visto quello che è accaduto a Napoli la notte scorsa. È stata una pagina vergognosa della storia democratica della nostra Nazione.

Tralasciando l'inopportunità, per non dire la pericolosità, di aggregare tante persone senza distanze e senza protezioni, la violenza non è mai, non può essere mai la risposta. Le contestazioni vanno fatte nelle sedi competenti e con gli strumenti che la nostra Costituzione ci riconosce. Anche con i limiti che gli stessi padri costituenti, che pure uscivano da una dittatura (vera e non proclamata a colpi di post sui social network), hanno ritenuto di apporre. Ecco questo è quello che io vorrei evitare per me e per tutti noi.

Mi rivolgo a tutti. Il mio invito, la mia preghiera accorata si rivolge a tutti. Indistintamente. Lizzanesi, qualunque sia la vostra opinione politica o sociale, adesso è tempo di metterla da parte perché abbiamo tutti uno scopo più importante da raggiungere. Verrà il tempo per il serrato confronto democratico e saremo tutti lì, ciascuno dalla propria parte, fermi e risoluti, nell'agone della politica. Verrà il tempo delle feste e degli abbracci e saremo tutti lì sotto le luminarie più belle a sorridere e gioire con la consapevolezza di aver regalato un futuro possibile ai nostri figli. Ma non è questo il tempo. Adesso - chiosa e conclude - è il tempo dell'unità e della coesione”.

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