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Degrado della natura e possibili cause

rischio idrogeologicoIl problema della difesa e salvaguardia della natura è, purtroppo, sempre attuale. Tutti siamo consapevoli di questa necessità ma... si fanno più parole che fatti. Con quest'articolo voglio presentare alcune possibili cause, dividendole in quattro categorie, e cioè: cause ideologiche, cause socio-psicologiche, cause strumentali e cause ideali. Proviamo ad entrare nel merito di ciascuna.

Cosa si deve intendere per cause ideologiche. Innanzi tutto si deve partire da una concezione sbagliata di come si debba concepire la natura, che è quella di considerarla solo come oggetto ad uso e consumo dell'umanità. Questo fa si che, ad esempio, la tecnica è portata ad intervenire sulla natura senza valutarne le conseguenze.

Si può senz'altro affermare che vi è una eccessiva, e cieca, fiducia nel progresso, come se questo fosse in grado di risolvere tutti i problemi di ogni ordine e grado che si presentano, sappiamo bene che l'arrivo del famigerato Covid ha ridimensionato questa illusoria convinzione. A mio avviso non può esserci vero progresso se si crea conflitto o si penalizza una parte, in questo caso madre natura. È sicuramente necessaria una sicurezza etica per impedire una azione deleteria e grave a danno della natura in tutti i suoi aspetti.

Cause socio - psicologiche. Con questo termine si vogliono evidenziare i seguenti comportamenti:

  • I gravi delitti criminali commessi contro l'ambiente, sia da gruppi che da singoli individui. Persone, queste, interessate unicamente ad un loro profitto economico, e che dei danni arrecati alla natura non gli importa nulla. Emerge, secondo me in questi individui, anche una forte stupidità e cecità, in quanto le ripercussioni negative fatte alla natura si ripercuotono anche su chi le esercita.
  • Le distruzioni dovute a conflitti armati.
  • La costruzione di opere inutili e dannose, fatte solo per interesse economico.
  • La colpevolezza di chi preferisce agire come si è sempre fatto, di chi per pigrizia evita l'impegno, di chi alza le spalle e continua imperterrito a mantenere un comportamento dannoso ( e magari ha la faccia tosta di andare in corteo a manifestare pro salvaguardia della natura).
  • Il mantenimento di manifestazioni, sportive o di tradizioni, che producono inquinamento ma che essendo fonte di interessi economici nessuno osa proibire.

È a tutti evidente che i maggiori danni ambientali non sono causati tanto dal singolo individuo, anche se il numero aggrava le cose, ma, ad esempio, dalla poca sensibilità, non a parole però, delle strutture politiche e amministrative sui problemi relativi all'ambiente. Spesso le priorità sono riservate alle esigenze politiche e/o partitiche piuttosto che al bene comune. Non parliamo poi della piaga del clientelismo. Altra scusante molto citata è la mancanza di possibilità finanziarie per fare investimenti ecologici, per cui si va avanti alla solita maniera, salvo poi lamentarsi se la natura reagisce a modo suo.

È indubbio, mi riferisco alle cosiddette cause ideali, che spesso interessi e doveri non vanno proprio a braccetto, pensiamo alle industrie che devono mantenere una competitività sul mercato e introitare denaro per mantenere l'occupazione ma che, nel contempo devono – dovrebbero, considerare la necessità di difendere l'ambiente. Avere strade, ferrovie, case eccetera e conservare il territorio spesso sono in conflitto nella scelta delle priorità. Sono due strategie necessarie e che non devono essere conflittuali ma collaborative.

Oggi più che mai, di fronte a un degrado ambientale sempre più marcato, occorrono decisioni radicali e coraggiose, che coinvolgano il singolo cittadino e tutta la comunità, anche se queste decisioni appaiono impopolari. Non facciamo come quel medico che per paura di fare male al suo paziente nel curargli una ferita, agiva con, diciamo oggi, buonismo, in modo da tenerselo calmo, perché alla fine gli è subentrata una cancrena e ha perso la gamba.

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