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Donne al centro: Tutte donne per i diritti di tante donne intervista alla Dottoressa Roberta D'amore, avvocato del lavoro e della famiglia

roberta damore

La parità di genere oltre ad essere un diritto di ogni essere umano, è un requisito fondamentale per il vivere in un mondo migliore.

La mancanza di opportunità e le diseguaglianze sociali che subiscono le donne in Italia sono tante, spesso si trovano svantaggiate soprattutto nell‘ambito lavorativo, bisogna immaginare che siamo uno dei pochi paesi europei che  ad oggi non ha avuto un presidente del consiglio donna, a differenza di altri  paesi  più avanzati, quale  la Germania e la Finlandia.

Donne al centro è l’associazione, che vuole proprio fare questo: promuovere la parità di genere ad ogni livello e la lotta contro ogni forma di violenza e di discriminazione, affinché le donne non siano mai più considerate inferiori all’uomo.

Oltre tutto l’associazione, senza nessun scopo di lucro, vuole essere di supporto a chi è veramente in difficoltà.

Un‘associazione libera, che lotta contro qualsiasi forma di discriminazione e violenza, a sostegno delle donne che vogliono migliorare la loro vita e quella degli altri, valorizzando il ruolo e la figura della donna in ogni contesto, sociale, lavorativo e familiare.

La Dottoressa Roberta D’Amore è un avvocato del lavoro e della famiglia e ha voluto aderire a questa associazione ponendosi in prima linea.

Dottoressa, un’associazione importante di tante donne per tante donne. Quando nasce questa associazione, qual è la sua missione e perché ha deciso di farne parte?

Donne al centro è nata nel 2017, io mi sono associata lo scorso anno, poco dopo aver conosciuto la Presidente, Cristiana Merli, la quale mi ha parlato sin da subito, con estrema chiarezza dei casi che l’associazione stava seguendo.

Ho potuto constatare che l’aiuto dato alle donne in difficoltà, in quanto vittime di violenza fisica e psicologica o comunque in una situazione di fragilità emotiva e psicologica è davvero concreto, a 360 gradi, e che la rete di sostegno posta in essere è basata su una sinergia efficientissima tra psicologi, legali ed esperti in ascolto e coaching.

Si discute molto sulla parità di genere, si sente spesso che in Italia siamo indietro a differenza di molti paesi, se provassimo a immaginare, che a differenza di alcuni paesi, non abbiamo avuto ancora un presidente del consiglio donna

Perché secondo lei persiste ancora questa situazione nel nostro paese?

Perché essere donna ancora oggi, ancora troppo spesso, significa essere considerata un po’ meno di un uomo. Infatti, nonostante i grandi ideali di emancipazione, autonomia e autorealizzazione diffusisi a partire dall’inizio del secolo scorso, nell’inconscio collettivo è ancora molto radicata l’idea che maschi e femmine, in quanto “ontologicamente” diversi, debbano ricevere un’educazione e un trattamento differenziati sin dalla primissima infanzia, educazione e trattamento che tengano conto di una presunta (e palesemente infondata) superiorità del maschio. Come se le bambine non possedessero, “ab inizio”, le stesse potenzialità, la stessa curiosità e la stessa intraprendenza dei maschietti e quindi non avessero diritto a collocarsi sulla stessa “linea” di partenza. Per quanto il livello culturale, il maggior grado di istruzione, l'apertura verso altri Paesi e quindi altre realtà abbiamo permesso di razionalizzare certi pregiudizi atavici, ancora oggi in Italia il processo di emancipazione femminile prosegue estremamente a rilento. La massa continua a vedere le donne prima mogli e madri e poi, secondariamente (e troppo spesso solo in astratto), lavoratrici e a quasi venti anni dall'inizio del nuovo millennio, sono ancora e troppo di frequente costrette a dover lottare per godere della stessa considerazione dei loro colleghi. 

Non si riesce, infatti ad infrangere il cd “soffitto di cristallo” metafora che indica una situazione in cui l'avanzamento di carriera, o il raggiungimento della parità di diritti, viene impedito per discriminazioni, prevalentemente di carattere razziale o sessuale che si frappongono come barriere insormontabili anche se apparentemente invisibili.

Lei è anche un avvocato della famiglia, tante le donne che subiscono violenza,  anche nelle mura domestiche. L’Italia è uno dei paesi, con il tasso più alto di femminicidi e di violenza sulle donne. Questa associazione, ha tra i tanti obiettivi fondamentali, quello di contrastare questo fenomenodi violenza. In che modo?

Donne al centro è collegata con centri di ascolto di sostegno psicologico su tutto il territorio nazionale per le donne vittime di violenza fisica e psicologica, per le donne vittime di stalking ma anche per gli uomini che hanno bisogno di supporto per gestire i loro impulsi violenti. Vi è poi un pool di avvocati ed avvocate specializzati in diritto di famiglia, civilisti e penalisti che ti forniscono la prima consulenza in modo totalmente gratuito.

Anche nel mondo dellavoro, la donna è  spesso penalizzata. Tanti i  datori di lavoro  che cercano di non assumere  una donna perché può essere soggetta  a una gravidanza, rimanendo  assente per molto tempo sul posto di lavoro.

Da vent’anni sono uno dei legali della CGIL è dalla mia lunga esperienza ho appreso quanto sia lampante che il nostro, non sia un Paese per mamme. È invece la fotografia di un’Italia dove dominano le vessazioni, le ingiustizie, le discriminazioni subdole e banali ma non per questo meno tremende, che hanno come bersaglio le lavoratrici, soprattutto quelle da poco diventati madri, considerate dalle aziende “meno produttive”.

In generale, le donne sono frequentemente i soggetti più a rischio di mobbing e/o di marginalizzazione, specialmente al rientro dalla maternità ( si aggira la legislazione a tutela della maternità costringendo la donna ad abbandonare il posto di lavoro) o a seguito di matrimonio o anche a seguito del rifiuto di avances: si parla in questi casi, di mobbing di genere. La marginalizzazione progressiva è certamente una delle ipotesi più segnalate agli sportelli sindacali e/o legali specializzati nonché ai competenti uffici (Direzione Territoriale del lavoro, Magistratura del lavoro, Consigliera di Parità): essa può avvenire tramite l’isolamento sistematico della lavoratrice, l’attribuzione di incarichi meno qualificati se non addirittura mortificanti, la esclusione da comunicazioni e riunioni interne, lo svilimento di proposte ed iniziative, l’assegnazione di postazioni di lavoro scomode o isolate, fino ad arrivare a condotte aggressive costituite da attacchi alla reputazione, ridicolizzazione pubblica, minacce di licenziamento. 

Le motivazioni sottese alla illecita condotta aziendale possono trovare origine nell’avvenuta sostituzione della lavoratrice durante il periodo in cui è stata assente, nella riorganizzazione del lavoro all’interno del reparto o del settore, nella ritenuta minore disponibilità della lavoratrice a rispondere alle richieste aziendali, nella rigidità dell’organizzazione del lavoro all’interno dell’azienda o essere ancor più odiose, ovvero costituire la reazione al rifiuto di avances.

Una grande perdita per loro, però un grave problema per il nostro paese, tra gli ultimi in Europa per nuove nascite.

Cosa ne pensa di tutto questo?

E’ evidente che la precarietà del lavoro, di uomini e donne, genera un’enorme insicurezza sul futuro ed è, quindi, una delle cause determinanti, fisiologicamente, del calo delle nascite. Per contrastare questo fenomeno sono necessari sostegni articolati all’occupazione delle donne e dei giovani, il potenziamento dei servizi educativi e del welfare di prossimità, l’istituzione di servizi di collocamento mirato, una concreta sinergia tra istituzioni politiche e associazioni di volontariato, cooperative sociali, servizi socio-sanitari. È necessario, in sostanza, un cambiamento culturale ed economico. È chiaramente ormai improcrastinabile un solido piano di investimento sulle opportunità formative e professionali delle nuove generazioni integrato con politiche familiari di sostegno e promozione delle scelte di vita che impegnano positivamente verso il futuro.

Credo che oltre ad essere un ‘associazione, Donne al centro, sia un modello sociale per tutto il paese.

Quali sono i progetti e le iniziative future e come dovrebbe fare se qualcuno volesse aderire a questa bellissima realtà?

Donne al centro pone in essere progetti trasversali, attività di ricerca e formazione nonché manifestazioni di carattere sociale, culturale, ricreativo (convegni, conferenze, proiezioni, mostre, feste e concerti, ecc.) con lo scopo di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sul valore della parità di genere e sulla complementarità dei ruoli tra uomo e donna.

Ciò, sul presupposto che la diversità è un valore e che il suo rispetto è conditio sine qua non di ogni contesto sociale evoluto.

Inoltre, l’associazione si propone di interloquire con gli enti istituzionali preposti a livello nazionale, regionale e comunale per favorire le necessarie azioni politico-legislative volte a contrastare disparità e violenza, nonché l’evoluzione del welfare e del lavoro a favore delle donne.

Per sostenere donne al centro ci si può tesserare, le modalità sono consultabili sul sito donnealcentro.it. 

L'importo minimo che chiediamo di donarci è di € 20,00 ma ciascuno, in base alle proprie possibilità e desideri, può donare la cifra che più ritiene opportuna. Inoltre, per tutto giugno, parte dei proventi (e tra questi, tutti quelli di pertinenza della sottoscritta) sull’acquisto del mio secondo libro “Arcobaleni fulminati”, andranno all’associazione. Trattasi di una lettera ad una figlia adolescente che affronta tematiche “spinose” tra le quali, appunto, la discriminazione, la violenza di genere, il diritto all’aborto.

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