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Giuseppe Santoro: un grande maestro dell’arte nel taglio e nel cucito

  • Giovanni Padalino
Giuseppe Santoro
Taglio, cucito e bottega: il lato “vero” del Made in Italy, quello che non passa mai di moda.

Perché questa storia interessa Milano

Milano è la città della moda: sfilate, vetrine, trend che cambiano in fretta. Eppure il vero lusso, quello che dura, spesso ha ancora un nome antico: sartoria. Un abito che veste bene, una riparazione fatta con mestiere, un capo aggiustato invece che buttato via.

Per questo la storia di Giuseppe Santoro, sarto di paese in Irpinia, ha senso anche qui: racconta cosa significa imparare con le mani, fare gavetta, lavorare con pazienza e tenere viva un’arte che rischia di sparire. È un pezzo di Made in Italy che a Milano si celebra, ma che nasce (anche) nelle botteghe come la sua.

Chi è Giuseppe Santoro

Giuseppe Santoro, nato e cresciuto a Pratola Serra, in provincia di Avellino, nonostante i suoi settantadue anni non ha mai abbandonato l’arte del tagliare e cucire, realizzando abiti di volta in volta sempre più belli.

Un vero maestro del taglio e del cucito, classe ’48, fervente cattolico, sposato con la moglie Immacolata e padre di due figli. All’età di vent’anni, dopo una lunga gavetta per imparare il mestiere, decide di aprire una bottega a Pratola Serra, in corso Garibaldi, la strada principale del paese in cui è nato, dove ancora oggi riesce a soddisfare le esigenze di tanti clienti.

Un mestiere, quello di Giuseppe, che con il tempo sta scomparendo, a causa della crisi dell’artigianato e di una produzione di capi d’abbigliamento sempre più industriale.

La passione per il taglio e cucito

Carissimo Giuseppe, come nasce la passione per questo mestiere?

LA PASSIONE PER IL TAGLIO E CUCITO

Avevo dieci anni. Sono cresciuto in un’epoca in cui c’era poco benessere e si iniziava a lavorare sin da piccoli: le famiglie erano numerose e bisognose, ragion per la quale i nostri genitori preferivano che imparassimo subito un mestiere.

La mia famiglia apparteneva a una generazione di sarti: mio padre Antonio e mio cugino Gioso, insieme a Giovanni Marano, una bravissima persona del paese, mi hanno tramandato quest’arte. Un mestiere che mi ha permesso di vivere e di tirar su la mia famiglia in modo onesto e dignitoso.

Ricordo bene: frequentavo la quinta elementare, ero un bambino quando ho cominciato a fare le pulizie e a riscaldare i ferri da stiro a carbone, per poi indossare il primo ditale al dito medio per cucire. Qualche anno dopo ho iniziato a utilizzare le macchine: una passione nata piano piano.

Dopo un po’ di tempo sono andato all’accademia di cucito, quella del grande maestro Gennaro Marena. Lì ho conseguito il diploma di sartoria: una grande soddisfazione.

Giuseppe Santoro al lavoro in sartoria
Il mestiere si impara con la pratica: dettagli, pazienza e ore di lavoro “vero”.

L’apertura della sartoria

L’APERTURA DELLA SARTORIA

Poi, a 20 anni, l’apertura della sua sartoria?

Sì, avevo vent’anni. Ero tornato da Abano Terme, dove ho fatto il militare, e ho continuato a cucire.

Era il 1970: decisi di ritornare in paese e aprire la mia sartoria. Però, nel frattempo, non sono mai stato fermo: ho girato altre sartorie, perché questo è un mestiere in cui c’è sempre da imparare.

Un’arte che sta scomparendo

UN’ARTE CHE STA SCOMPARENDO

Oggi l’arte del taglio e cucito sta scomparendo: perché?

A malincuore devo dire che non ci sono giovani che hanno voglia di imparare.

Questo mestiere richiede sacrificio, pazienza, costanza e amore. Però una cosa posso assicurarla: le soddisfazioni sono tante.

Mancano anche scuole che sappiano insegnare la pratica ai ragazzi: c’è bisogno di collaborazione tra scuole professionali e artigiani. Non solo teoria: serve tantissima pratica.

Gli abiti più belli

GLI ABITI PIÙ BELLI

Quali sono i vestiti più belli che ha realizzato?

Tutti i vestiti hanno il loro fascino, ma quelli che ho realizzato per gli uomini che dovevano sposarsi hanno un gusto diverso.

Vedere tanti salire sull’altare con il mio vestito mi riempiva di gioia: una sensazione profonda che non riesco a descrivere.

Paesaggio del territorio di Pratola Serra e Irpinia
Territorio e botteghe: spesso l’artigianato è anche identità, non solo lavoro.

L’amore per il proprio territorio

L’AMORE PER IL PROPRIO TERRITORIO

Se fosse andato via, anche a Milano, città della moda, oppure all’estero, avrebbe guadagnato di più?

Senza alcun dubbio, ma grazie a Dio non mi manca nulla.

Quando ero giovane avevo in programma di partire per gli Stati Uniti: era già tutto pronto, dovevo solo acquistare il biglietto, però all’ultimo rinunciai.

Per quale motivo?

La verità è che amo tantissimo il mio paese, Pratola Serra, e l’Irpinia.

Il nostro territorio è stupendo, e anche la gente. Purtroppo siamo poco conosciuti: mi auguro che un domani le persone vengano a visitare questi luoghi e, perché no, a conoscere i nostri bravi artigiani.

L’Italia, in generale, è un paese stupendo.

Piccole scelte “milanesi” per salvare l’artigianato

  • Riparare invece di buttare: un orlo, una zip, una cucitura possono allungare la vita di un capo per anni.
  • Comprare meno, comprare meglio: un capo ben fatto (anche usato) vale più di dieci acquisti “di corsa”.
  • Fare manutenzione: lavaggi giusti, stiratura corretta, appendere bene: sembra niente, ma cambia tutto.
  • Quando puoi, scegliere il su misura: non è solo eleganza: è un modo per sostenere competenze reali.

FAQ

Perché questa storia è rilevante per Milano?

Perché Milano celebra la moda, ma la qualità nasce anche nelle botteghe: sartoria significa durata, riparazione, su misura e cultura del “fatto bene”.

Da quando Giuseppe Santoro ha aperto la sua sartoria?

Nel 1970, dopo il militare e una lunga gavetta tra altre sartorie.

Qual è la difficoltà principale oggi per questo mestiere?

La mancanza di giovani e di percorsi che insegnino davvero la pratica: servono tempo, pazienza e tanta esperienza sul campo.

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