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Il grande sfruttamento dei medici specializzandi. Intervista al dottor Massimo Minerva

massimo minerva

Reparti pieni e pochi medici ad assistere pazienti sempre più bisognosi e vulnerabili. La crisi sanitaria in Italia non finisce, anzi aumenta ancora di più e a rimetterci sono proprio i pazienti.  

Nonostante la crisi pandemica che ha sconvolto il nostro Paese, il numero dei camici bianchi si è ridotto a causa di gravi e scellerate scelte fatte da governi precedenti, i quali hanno ridotto risorse economiche  sugli ospedali e sul numero di  borse di studio per specializzandi. 

Oggi sono molti i  giovani che dopo i sei anni del corso di laurea in  medicina generale decidono di non continuare la specializzazione oppure di andare all'estero, dove ci sono più borse di specializzazione e maggiori retribuzioni. Il problema non rimane soltanto un numero minore di borse di studio, anzi è proprio la condizione  di grande sfruttamento che scoraggia tanti ragazzi giovani a proseguire la propria carriera. 

Ore interminabili in reparto, soli e con tante responsabilità, soprattutto quella di garantire la salute dei pazienti, rendono  il corso per ogni specializzando un vero incubo che spinge tanti non solo a non iniziare anzi anche ad abbandonare. 

Un problema che nuoce alla salute dei pazienti, i quali fanno fatica a ricevere la giusta assistenza. 

Ad essere colpiti anche i pronto soccorso, da anni con carenza di personale sanitario e specializzato, perché la medicina d'urgenza  ultimamente  è quella meno  ambita. 

Il dottor Massimo Minerva, presidente dell'associazione liberi specializzandi, Als, a tutela dei giovani medici, continua a denunciare attraverso segnalazioni pubbliche di specializzandi, le illegalità che interessano le varie  scuole di specializzazione. 

Dottore in Italia la crisi sanitaria colpisce soprattutto chi si specializza, meno borse di studio, ore lavorative interminabili. I  giovani SPECIALIZZANDI non vedono un futuro nel nostro Paese e scappano all'estero. Cosa sta succedendo? 

Sta succedendo che alcuni ospedali universitari sfruttano gli specializzandi. Spesso chi  si specializza ha orari esorbitanti e svolge mansioni che non gli spettano. Così gli ospedali risparmiano avendo manodopera a costo zero, perché chi si specializza prende 1650 al mese e viene pagato dallo Stato. In Austria e in Germania uno specializzando guadagna quattromila euro al mese e poi c'è un'organizzazione migliore, per me questo molti vanno via. 

Lei ha denunciato lo sfruttamento e l'illegalità delle scuole di specializzazione. Perché avviene tutto  questo? 

Perché l'organismo che deve controllare spesso non controlla. Quell'organismo come da decreto 368/99, composto da 16 persone, tra cui anche 3 specializzandi  non controlla anzi spesso dichiara quello che in effetti non c'è. 

In Italia il numero chiuso a medicina ha provocato anche una grande carenza di medici. Riaprirlo potrebbe essere una soluzione? 

Non è una soluzione, non possiamo fare l'errore come gli anni Ottanta, in cui c'erano tanti medici che poi hanno snaturato il numero delle occupazioni per tanto tempo. Credo che in tre quattro anni il problema non ci sarà perché  tanti posti vuoti saranno occupati. 

Una tragedia come la pandemia doveva essere un segnale per non rifare tanti errori fatti in precedenza. 

Oggi sappiamo che solo il 6% del Pnrr sarà investito in sanità pubblica. 

Come mai non sono state trovate delle soluzioni e quali potrebbero essere? 

Bisogna investire nella sanità però nello stesso tempo bisogna saper programmare in  quello che uno decide di investire. 

Abbiamo bisogno di medici ma soprattutto di persone capaci.

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