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"La lunga ombra del settecento". Il nuovo libro di Maurizio Maione

maurizio maione

Affrontare temi molto importanti  come Il rapporto natura–cultura oppure l’origine del linguaggio insieme al ruolo della corporeità è questo lo scopo  del libro del professor Maurizio Maione, intitolato “  LA LUNGA OMBRA DEL SETTECENTO”.

Maurizio Maione è nato ad Avellino il 30/11/1963, dopo essersi  laureato in Filosofia, ha conseguito il dottorato di ricerca nella sua materia presso la Sapienza Università di Roma in collaborazione con l’ateneo scozzese di Aberdeen con una tesi dal titolo “Fisiologia, teoria della mente e linguaggio nella Scozia del XVIII secolo”.
Docente  presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e presso le Facoltà di Filosofia e Scienze della Comunicazione della Sapienza Università di Roma, ha tenuto interventi a convegni e seminari in Italia e all’estero. Dall’anno accademico 2014, insegna Filosofia del Linguaggio in veste di Professore Lettore presso la Facoltà di Filosofia del Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma.

I suoi campi d’interesse sono la Filosofia del linguaggio, la teoria della mente e la storia delle idee.
Ha al suo attivo saggi e monografie riguardanti la Filosofia del linguaggio e la storia del pensiero linguistico, in particolare il dibattito anglo-scozzese del XVIII Secolo (Hume e Reid) e quello tedesco di primo Novecento (Cassirer e Wundt).

Abbiamo voluto intervistarlo.

Professore come nasce l’idea di questo libro e di che cosa si tratta?

Nasce dal convegno “Corpo, mente, società. La lunga ombra del Settecento” da me organizzato nel 2018 presso la Facoltà di Filosofia dell’Anselmianum di Roma; un’interessante occasione di confronto per settecentisti e non. È un volume collettaneo a mia cura. Io sono autore dell’Introduzione e del saggio su Condillac e Rousseau.

La lunga ombra del settecento, perché ha scelto questo titolo?

Il Settecento è un secolo laboratorio. Molte questioni di interesse filosofico-scientifico – attività cognitivo-linguistica, il ruolo della corporeità, la genesi dei comportamenti morali etc - prendono avvio nelle università, nelle accademie e nelle associazioni inglesi, scozzese, francesi e tedesche segnando il dibattito successivo fino a coinvolgere il Novecento e lo stesso dibattito attuale in cui filosofi e scienziati continuano ad interrogarsi su quei temi sott – appunto – l’ombra di quel secolo.

Lei insegna filosofia del linguaggio presso la Facoltà di Filosofia del Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma.

Quanto è importante il valore del linguaggio nella società e perché?

Il linguaggio non è un semplice strumento. Il linguaggio forma e realizza pensieri e conoscenze che non potrebbero essere valutati al di fuori di esso. La nostra è una realtà linguisticizzata e non sempre ne siamo debitamente consapevoli.

Nella sintesi ha scritto: “ il presente volume prova a suggerire un nuovo percorso di lettura, alternativo a quelli normalmente praticati”.

Perché secondo lei questo libro manifesta queste caratteristiche e perché suggerisce di leggerlo?

Il Settecento filosofico è normalmente indagato attraverso la prospettiva di autori come Hume o Kant. Il volume a mia cura suggerisce invece al lettore un percorso alternativo che valorizzi questioni e soluzioni che molto di rado entrano nei quadri ufficiali ma che consentono di apprezzare quello che soltanto in giustamente viene ritenuto un Settecento periferico o marginale. La vitalità di questo secolo sarebbe impensabile se privata di queste componenti “non ufficiali”.

Molto importante è stata la sua esperienza all’estero presso l’ateneo scozzese di Aberdeen.

Quanto è stato importante e quanto ha inciso nella realizzazione della sua opera?

Il soggiorno inglese e quello scozzese tra Edimburgo e Aberdeen hanno segnato i miei studi successivi in quanto essi coincidono con il periodo del Dottorato di Ricerca che solitamente rappresenta quella fase di elaborazione teorica da cui dipendono anche quelle successive malgrado i sostanziali elementi di mutamento/sviluppo. La mia monografia su Thomas Reid (Carocci Editore) del 2001 risente di certo di quel bel periodo.

Tanta passione per il suo lavoro.

Quali sono i prossimi progetti futuri?

In preparazione un nuovo volume su Thomas Reid e spero moltissimo di riuscire a mettere a fuoco una monografia sul dibattito tedesco di primo Novecento sul rapporto coscienza-corporeità/ linguaggio. Vi terrò informato. Grazie.

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