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La ricerca della dottoressa Chiara Magliaro: Una nuova speranza contro le malattie nervose neurodegenerative

Una ricerca scientifica importantissima, mirata allo studio delle malattie nervose neurodegenerative.

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Sarà questo lo studio che vedrà impegnata la giovane dottoressa Chiara Magliaro insieme al suo team, del Centro di Ricerca “E. Piaggio dell’Università di Pisa.

La giovane ricercatrice è responsabile del progetto europeo Horizon Europe NAP, un'attività di ricerca della durata di tre anni e mezzo, grazie ad un fondo di tre milioni di euro che ha come obiettivo quello di utilizzare modelli cellulari cerebrali, gli organoidi, per studiare patologie nervose ancora oggi non del tutto conosciute.

Questi tipi di modelli cellulari del cervello umano, che verranno presi in considerazione, rappresentano unità biologiche con una struttura tridimensionale avanzata, e verranno utilizzati in NAP per uno studio approfondito del sonno e i suoi disturbi.

In questo ambizioso progetto sarà fondamentale e necessario l’utilizzo delle cellule staminali pluripotenti indotte di specifici individui, ritenute essenziali per favorire lo studio del sonno in maniera personalizzata.

Dottoressa Magliaro, una nuova ricerca per studiare le malattie nervose neurodegenerative. Di che cosa si tratta e perché è considerata innovativa?

Il progetto NAP ha come obiettivo quello di utilizzare per la prima volta gli organoidi cerebrali, per studiare il sonno e i suoi disturbi. Grazie all’utilizzo delle cellule pluripotenti indotte di specifici individui, gli organoidi permetteranno lo studio del sonno in maniera personalizzata.  Durante il progetto, si misurerà in laboratorio il metabolismo e la massa degli organoidi cerebrali, poiché tali parametri, in tutti gli esseri viventi, sono intimamente legati ai ritmi di sonno e veglia. Si utilizzeranno tali informazioni per “svegliare” gli organoidi ciclicamente seguendo ritmi fisiologici o simulando la privazione di sonno. Grazie a un nuovo dispositivo, realizzato durante il progetto, si potrà per la prima volta valutare la funzionalità di tutti i neuroni negli organoidi cerebrali. Utilizzando la tecnologia sviluppata grazie al progetto NAP, si identificheranno gli effetti della deprivazione del sonno e di individuare precocemente sintomi del morbo di Parkinson, legati ai disturbi del sonno, in maniera personalizzata.

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In Italia si parla spesso di poco investimento nella ricerca. In questo nuovo progetto saranno investiti 3 milioni di euro e soprattutto durerà 3 anni e mezzo. Che ne pensa di tutto questo?

Per parafrasare una citazione cinefila, l’Italia non è un paese per scienziati. Le possibilità di finanziamento sul territorio sono davvero poche rispetto agli altri paesi europei, con fondi irrisori per portare avanti ricerche che, almeno per il mio settore, quello biomedicale, ha bisogno davvero di tante risorse per fare ricerca di qualità e quindi competitiva. Quindi, soprattutto per i giovani ricercatori, i finanziamenti Europei rappresentano una delle poche, se non l’unica, possibilità per poter realizzare le proprie idee in maniera indipendente e fare carriera. Ma ovviamente non basta.

Molti scienziati lasciano l'Italia per continuare la propria attività ricerca all'estero. Lei invece sta continuando la sua attività in Italia, in un centro di eccellenza, il Centro Enrico Piaggio dell'Università di Pisa.  Come ci si sente dopo aver raggiunto questo primo traguardo?

I numeri parlano chiaro: prendendo in considerazione uno dei finanziamenti europei più prestigiosi, l’ERC, molti dei progetti sono condotti da Italiani all’estero. È un dato che ci deve far riflettere, a vari livelli, che il nostro sistema non è magari ‘attraente’ per strutture, salari, possibilità, ma di sicuro siamo competitivi per competenze e formazione.

Ho sempre pensato che, fino a che avrei potuto, avrei cercato di rimanere in Italia, perché è il paese che mi ha formato. E mi è stato possibile perché ho avuto caparbietà, e, perché no, anche un pizzico di fortuna. Ma soprattutto ho avuto dei genitori che mi hanno sostenuto della mia decisione di intraprendere una carriera da precaria che assorbe tanto del tuo tempo.

Essere riuscita a raggiungere questo prima traguardo è stata una conferma per me che ho intrapreso la strada giusta, e sicuramente una rassicurazione per loro.

Il settore della ricerca è un mondo ricco di tanta curiosità e di grandi scoperte. Quali sono le sue ambizioni e soprattutto cosa sente di dire ai tanti giovani che vorrebbero cimentarsi in questa favolosa avventura?

I modelli avanzati del cervello umano sono molto interessanti per un ingegnere perché, essendo modelli, vogliamo che siano quanto più possibili una copia del cervello. Il mio obiettivo nel futuro è studiarli non solo per scoprire quanto sono utili per lo studio di neuropatie, ma anche per capire fino a che punto sono simili al cervello umano: imparano, ricordano, hanno un qualche grado di coscienza?

Ai giovani che vorrebbero intraprendere la carriera del ricercatore direi che ci vuole impegno, dedizione, ma soprattutto curiosità, e bisogna essere disposti a fare tantissimi sacrifici, ma ne vale sicuramente  la pena

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