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James Bond a Milano: intervista a Edward Coffrini Dell’Orto, collezionista e anima del 007 Admiral Club

  • Roberto Bombassei

 

Edward Coffrini Dell’Orto, collezionista di memorabilia di James Bond
Edward Coffrini Dell’Orto: una delle più grandi collezioni di memorabilia di James Bond e una vita dentro l’universo di 007.

“James Bond ama rompere le regole. Gode di libertà di cui la gente normale non dispone. Gli piace mangiare, gli piace bere, gli piacciono le ragazze. È piuttosto crudele, sadico. Incarna un’elevata percentuale delle fantasie di molta gente… anche se pochi ammetterebbero che gli piacerebbe essere Bond. Non esito a dire che anche a me piace mangiare, piace bere e piacciono le ragazze.”
Sean Connery

Conosco Edward Coffrini Dell’Orto da diversi anni: estroverso, originale, intelligente, colto e sensibile. Possiede una delle più grandi collezioni di memorabilia di James Bond al mondo, con oltre seimila pezzi. Sa tutto su 007: segreti, dettagli, retroscena. Averlo come amico è, per me, una fonte di ispirazione continua.

È presidente del primo club italiano dedicato a 007, il 007 Admiral Club. Cura la rivista “Quarterdeck” (newsletter dell’universo bondiano), ha scritto diversi libri sull’argomento e ha realizzato reportage per testate, radio e TV nazionali.

Per me è un onore e un piacere poterlo intervistare.


Mondo Bond: quando ti sei appassionato all’agente segreto più famoso del mondo?

“La passione nasce da bambino, quando in cortile giocavo con una macchinina sul muretto. Era la famosissima Aston Martin DB5, scala 1:43, della Corgi.”

“Ero così felice di averla e giocarci, fino a quando un giorno è caduta dal bancone del nostro hotel rompendosi. Piansi talmente tanto che i miei genitori se ne fecero mandare un’altra dall’Inghilterra, perché in Italia non si trovava.”

“Quando arrivò, però, la macchina non aveva cinque trucchi ma solo tre. ‘Cos’è questo schifo?’ dissi… e così il piccolo Q che c’era in me (o forse il piccolo Dell’Orto) si mise a fare il meccanico: delle due ne costruì una funzionante. Le ho ancora tutte e due in vetrina nella mia collezione. Le considero le mie ‘numero uno’, come la moneta di Zio Paperone.”

“Col tempo la passione viene alimentata da Francesco Mancini, il mio migliore amico, oggi vicerettore all’università di Singapore. Da giovani avevamo un grande feeling, anche se io vivevo di sport e lui no. Un giorno mi disse di leggere i romanzi di Fleming. Poi ho conosciuto Andrea Carlo Cappi e da lì… otto libri, l’apertura del 007 Admiral Club, migliaia di eventi e tante serate di beneficenza. Cosa dire di più?”


Hai conosciuto praticamente tutti i protagonisti di 007. Raccontaci qualche aneddoto

“Avevo sette anni, ero a Punta Ala con mio padre, estate ’77. In Italia era uscito ‘La spia che mi amava’. Ricordo che ero in edicola, vestito da mare per andare in spiaggia, e alzando lo sguardo vedo Roger Moore.”

“Sahariana azzurra, pantaloni beige, di giorno: elegantissimo. Sembrava appena uscito dal set… hai presente la scena con la Lotus Esprit? Identico. E una curiosità: mi racconta che su alcune auto legate a quel mondo ci furono componenti della sua famiglia: un legame che, per lui, è continuato negli anni.”

“Altro aneddoto: Sir Roger, alla prima mondiale dei 40 anni di Bond, dove c’era anche la Regina Elisabetta II. Una giornalista della BBC gli chiede: ‘Qual è stato il miglior Bond della storia?’. Lui si gira verso di me e risponde: ‘Perché, ce ne sono stati altri?’. Accende un sigaro e se ne va, con lo smoking elegantissimo.”

“Su Sean Connery: durante un’intervista gli chiesi di definire con una parola tre personaggi chiave del mondo Bond. Terence Young: ‘un gentleman’. Ian Fleming: ‘uno snob’. Albert Broccoli: ‘vegetable’ (un modo ironico per dire quanto lo stimasse poco).”

“Poi gli chiedo: ‘Ti capita mai di rivedere i tuoi film?’. Lui: ‘Qualche volta, facendo zapping’. E io: ‘Cosa ne pensi?’. Lui: ‘Avrei potuto farli meglio’. Ecco l’umiltà di un grande attore.”

“All’inaugurazione della boutique Omega a Milano arrivò Pierce Brosnan. Gli regalai alcuni oggetti e dei libri. Lui, durante le domande dei giornalisti, mi guardava e chiedeva cosa ne pensassi. A fine serata fece un solo autografo: a me.”

“Sul set di ‘Casino Royale’ c’era una tensione devastante. Divieti, controlli, fotografi nascosti ovunque. Io, con una micro-telecamera ‘alla Bond’, scattai migliaia di foto e alla fine finii in mezzo a un clamore mediatico incredibile.”


Hai recitato anche in “Casino Royale” con Daniel Craig. Raccontaci la tua esperienza

“Un’emozione pazzesca. Quando seppi che stavano selezionando le comparse mi precipitai. Conobbi persone, addetti ai lavori, e alla fine—rompendo le scatole a tutti—finisco in cima alle liste.”

“Esperienza incredibile: tensione, nervosismo. La scena del bacio venne registrata nove volte. Un freddo cane, una fame pazzesca. Ci portarono una scatola di cibo: dentro, gelati. Li avremmo ammazzati.”

“Io avrei dovuto spingere Daniel Craig su una sedia a rotelle, ma la produzione tolse la sedia e io camminai dietro di lui. Un mini-mini clip: mia madre, vedendo il film, non mi riconobbe nemmeno.”

“Conservo ancora il visitor pass e la busta paga della produzione.”

“E un aneddoto divertente: i produttori volevano registrare ‘a Trieste’. Organizzano incontri, arrivano gli americani… poi capiscono che non volevano ‘Trieste’, ma ‘il lago di Como’. E così, in un attimo, li portarono a Como. Il resto è storia.”


Qual è l’attore che “è” di più 007, e perché?

“Il primo amore non si scorda mai: Roger Moore. Però, per acclamazione universale, il più bravo in assoluto è l’originale: Sean Connery.”

E il cattivo che ami?

“Senza ombra di dubbio Adolfo Celi. È universalmente riconosciuto come uno dei cattivi migliori.”

“E poi tutti i cattivi della Spectre: sono fantastici. Fleming veniva da un certo mondo culturale e sociale, e questo, secondo me, ha influenzato alcune scelte narrative.”

La tua Bond girl preferita?

“Le ho conosciute praticamente tutte. Quando intervistai Ursula Andress, mi raccontò che quando girò il suo film il mondo non era pronto a vederla uscire in bikini. Quel costume, tra l’altro, se l’era fatto lei stessa, ed è stato venduto a un prezzo folle in un’asta.”

“Un aneddoto pazzesco: quando Ursula arrivò in Giamaica era chiarissima di carnagione. La mandarono al trucco, la spogliarono e le colorarono la pelle. Si sparse la voce e la gente si ammassò fuori dal camerino: alla fine contarono quasi 25 vassoi di brioche.”

“La mia preferita resta Pussy Galore. Un nome volutamente provocatorio, entrato nella storia di ‘Goldfinger’ anche per una battuta rimasta iconica.”


Un grazie speciale a Edward per il tempo e per i racconti: quando la passione è così totale, diventa memoria, cultura pop e, in fondo, anche un modo di viaggiare.

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