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Prima campioni fuori e poi in campo: intervista a Francesco Messina

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Francesco Messina, classe  72, era una promessa  nel mondo  del calcio, così bravo che nei primi anni novanta, osservatori dell'Avellino calcio, società in quegli anni  militante in serie B, con ben dieci anni trascorsi in A, decisero di strapparlo  dalle file giovanili del Palermo, sua  città natale.

Nonostante, le sue grandi doti tecniche, il giovane calciatore siciliano, dopo una presenza in serie B, una coppa primavera italiana vinta , tanti scudetti tra eccellenza e serie d con 255 gol realizzati, non è mai riuscito  a superare categorie più della c.  

Molto strano a dire il vero   per un calciatore come Francesco che di talento  da spendere ne aveva un bel po'. 

Purtroppo chi ha visto giocare Francesco sa molto bene che nel calcio non basta soltanto la bravura,  oltre quella ci vuole anche tantissima fortuna.  

Fortuna che Mister Messina è riuscito ad ottenere sposandosi con Carla,  da cui ha avuto  due amati  figli: il primogenito  Rosolino, laureato da poco, con ottimi voti alla Bocconi di Milano e Vittoria, quattordici anni ancora alle superiori.

 Francesco ha un ottimo lavoro a cui tiene molto, è un operatore socio sanitario in ospedale,  si occupa  con tanta  cura dei   pazienti e dedica il suo tempo libero al calcio.

Una lunga trafila anche da allenatore, con tanti campionati vinti e tante salvezze ottenute, dalla promozione all'eccellenza, senza  promesse, solo duro lavoro e tanto impegno.  

Nel 2019, il mister siciliano realizzò una grande impresa; per la prima volta, il San Tommaso, squadra di un quartiere di Avellino, riuscì a vincere sotto la  sua guida  il campionato di eccellenza, conquistando l'accesso al  campionato di serie D.  

Un' evento  che rimase stampato  nel cuore di tutti i tifosi biancoverdi, i quali durante la sfida al Barbera contro il Palermo esposero un lungo e grande  striscione dedicato proprio a lui  con su  scritto :In serie D ci ha portato un Palermitano".  

Un gesto di straordinario affetto che i meravigliosi supporters irpini, vollero dedicare a mister Messina perché lui , oltre al calcio,  ha sempre cercato di stringere ottimi rapporti umani, con la squadra e i tifosi.

Mister, una lunga carriera che ti ha portato ad indossare tante maglie di grandi piazze calcistiche ed hai lasciato dei ricordi indelebili.

Oggi hai una famiglia, un lavoro però non smetti mai di allenare.

Cosa è per te il calcio per te?

Per me calcio significa vita, la forza di ogni giorno, una passione che avevo da ragazzino.

Mi ricordo le strade di Palermo, io sono del quartiere popolare Tommaso Natale, dove si giocava in piazza con due pietre per le porte e tra le auto parcheggiate.

Si tornava da scuola, si mangiava e subito a giocare con il sogno di diventare calciatori.

Oggi hai anche un bel lavoro, sei un operatore socio sanitario.

Quanto è importante il tuo lavoro?

Tantissimo! Relazionarmi con chi è nel bisogno ha un valore di grande umanità, aiutare chi soffre nel periodo della cura è un atto di grande amore verso gli altri.

Hai deciso dopo la tua carriera da calciatore di continuare come allenatore. Come sono i giovani di oggi?

Oggi mi accorgo che c’è poca voglia di fare sacrificio, la troppa vita agiata ci dona benessere ma tante distrazioni.

Se un genitore non ti accompagna al campo è difficile che un ragazzo ci arrivi a piedi, ai miei tempi c’era tanta voglia di emergere, si prendevano i pullman , si cercava un passaggio per arrivare più presto al campo, cosa che oggi no succede.

Lo striscione dei tifosi del San Tommaso a Palermo, per ringraziarti della promozione, cosa ti va venire in mente?

Una grande emozione, un’impresa che terrò sempre nel cuore, sembrava impossibile che un piccolo quartiere di Avellino potesse raggiungere questo traguardo, però c’è l’abbiamo fatta attraverso l’impegno di tutti.

Il tuo sogno nel cassetto?

Ormai mi sento grande, Ho cinquant’anni, non credo più ai sogni.

Mi piacerebbe allenare in serie professionistiche, però gli anni mi hanno insegnato a credere poco nella meritocrazia.

Voglio continuare ad  allenare ma prima di tutto voglio stare bene con la mia famiglia e tutte le persone che mi sono vicine, perché io sono lo stesso fuori e dentro il campo.

Prima si è campioni fuori e poi in campo!

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