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Scuole paritarie, diritto di esistere

scuola pixaTra le tante difficoltà che questo coranavirus ha creato vi è anche quello della scuola, con le ulteriori difficoltà che si assommano a quelle che puntualmente si ripresentano ogni anno scolastico.

Giorni or sono vi è stata una protesta piuttosto energica delle Famiglie delle paritarie definita "rumore costruttivo", che ha portato il governo a prendere provvedimenti di aiuto economico, così come per la scuola statale, anche se con importi differenti.

Ma cos'è la scuola non statale, ossia paritaria? È doveroso fare un po' di chiarezza per avere le idee chiare e non confondersi. Partiamo dall'articolo 33 della Costituzione il quale da un lato assegna alla Repubblica il controllo del'insegnamento in Italia, dall'altro stabilisce varie forme di libertà. Si sancisce inoltre la libertà di educazione, in quanto lo Stato non detiene il monopolio dell'istruzione. Ciò è possibile purché questo non comporti onore per lo Stato. Come interpretare quest'ultima locuzione?

Un orientamento della giurisprudenza sostiene il divieto di concedere qualsiasi forma di finanziamento pubblico alle scuole private; un secondo orientamento afferma invece che si deve intendere l'esclusione di finanziamento diretto all'iniziativa privata, ma concede allo Stato la possibilità di sostenere questi Istituti attraverso la concezione di facilitazioni fiscali o di forme di aiuto economico alle famiglie che optano per questo tipo di istruzione. Fatta questa precisazione vediamo la distinzione tra queste scuole. Le scuole definite non statali, possono essere:

  • scuole paritarie – riconosciute ai sensi della Legge 62 del 10 marzo 2000.
  • scuole non paritarie – decreto Legge 250 del 5 dicembre 2005.
  • scuole straniere – decreto del Presidente della Repubblica 389 del 18 aprile 1994.

Le scuole paritarie garantiscono un servizio pubblico. Il riconoscimento della parità quindi garantisce:

- l'equiparazione dei diritti e dei doveri degli studenti.

- le medesime modalità di svolgimento degli esami di Stato.

- l'assolvimento dell'obbligo dell'istruzione.

- l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi lo stesso valore legale delle scuole statali.

- accogliere tutti gli alunni che ne accettino il progetto educativo e richiedano di iscriversi, compresi gli alunni e studenti con disabilità.

- contribuire a realizzare la finalità di istruzione ed educazione che la Costituzione assegna alla scuola.

Vi sono poi le scuole non paritarie che sono sempre di natura privata, e sono iscritte in elenchi regionali aggiornati ogni anno. Tali scuole devono sempre chiaramente indicare il proprio status di non paritaria.

Ritornando alla protesta delle Famiglie, pare che sia stato trovato l'accordo, dopo quello per asili e nidi, anche per le scuole primarie di secondo grado, per studenti sino a sedici anni, con l'aggiunta di ulteriori fondi. Ora si aspetta solo la firma del Presidente della Repubblica. È indubbio che l'azione svolta dalle scuole paritarie porta sollievo anche alla scuola pubblica statale, poiché per lo Stato significherebbe perdere il 30% di scuole paritarie e accogliere 300 mila allievi in più da ripartire nella scuola statale, con un enorme aggravio non solo economico.

I gestori delle scuole paritarie possono allora tirare un sospiro di sollievo e invitare le famiglie a poter continuare a inviare e iscrivere i propri figli?

Si spera di si e in tempi brevissimi, poiché non si può certo attendere il mese di settembre. Le scuole paritarie non sono "private" e neppure "confessionali"; salvando queste si salverà anche la scuola pubblica statale.

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