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Togliere, non aggiungere. Riflessioni dell'artista e scrittore Roberto Bombassei

mauro corona

L’essenziale della vita.
Riflessioni dell’artista e scrittore Roberto Bombassei

Durante l’intervista che ho concesso in esclusiva a Milano Free, ho espresso un concetto che ha destato interesse.

“La pandemia Covid avrebbe dovuto far pensare di più le persone alle cose che, nella loro vita quotidiana, fanno. Avrebbe dovuto far sì che le persone eliminassero molte cose inutili per ritornare ad essere esseri umani normali. Invece credo che poche persone ci siano riuscite.”

Molti lettori mi hanno scritto per capire di più cosa realmente pensassi. Ecco il perché di questo articolo.

Io penso che la maggior parte delle persone nel mondo occidentale siano così tanto abituate al superfluo da dimenticare l’essenziale.

Che cos’è essenziale?

Marco Aurelio, nell’opera “Pensieri” scrisse che “La maggior parte di ciò che diciamo e facciamo non è essenziale. Se puoi eliminarle, avrai più tempo e più tranquillità. Chiediti in ogni momento: è necessario?”

Viviamo, noi occidentali, ma, credo, oramai, in ogni parte del mondo, una vita che non è vita: apprendiamo storie ed informazioni straordinarie dai social anziché viverle personalmente. In altre parole, oggi l'essenziale accade nell'astratto e l'irrilevante accade nella realtà.

Quindi dovremmo interrogarci per capire. Su cosa? Credo, che, in maniera superficiale o in profondità, sul senso di vivere. Ma quando diciamo che stiamo cercando o che abbiamo trovato il senso della vita, a che tipo di senso ci riferiamo?

Per saperlo, dobbiamo determinare il senso di qualcosa, cioè l’intenzione che lo anima.

Domanda: Quale intenzione anima il senso della vita?

Risposta: Sicuramente l’esperienza dell’essere vivi.

Ecco, il significato è che tu esisti.

Non vivi per la morte, non vivi per l’eternità. Si vive per raggiungere la pienezza della vita nel breve tempo che ci è concesso. Si, il tempo è breve e la morte è certa. Quando te ne rendi conto che essa è certa, cadi in una disperazione angosciante. Una disperazione totale che porta paura, avidità e odio. Vorresti salvare il salvabile ma non puoi perché in ogni istante sei in preda al disagio della morte. Per “guarire”, devi prima accettare. E così, superato il momento di angoscia disperata, ci accorgiamo che, a parte morire, possiamo essere vivi adesso.

Scopriamo così che abbiamo già sconfitto la morte una prima volta. Come? Nascendo. Un giorno la morte ci potrà impedire di vivere ma non può impedirci di vivere adesso né di aver vissuto.

Una delle idee fondamentali di Aristotele, pubblicate nella celebre opera “Etica Nicomachea”, è che “l’uomo, per vivere una buona vita, debba tentare di realizzare il suo potenziale e comportarsi di conseguenza. Non deve tentare di perseguire obiettivi come il denaro o la fama, ma usare i sensi, cercare la conoscenza, vivere insieme ad altri e mantenere dentro di sé una tensione”.

Duemila anni fa il filosofo Seneca diede una brillante descrizione della percezione emotiva del tempo che passa dalla nascita alla morte esclamando “Vivete come se dovreste vivere per sempre” aggiungendo poi che “ciascuno brucia la sua vita e soffre per l’attesa del futuro e per la noia del presente… quando giungono alla fine si accorgono troppo tardi, poveretti, di essere stati occupati per tanto tempo non combinare un bel nulla”

Non credete sia così quando passate la maggior parte del vostro tempo consultando pagine e pagine dei vostri social preferiti?

Il mio caro amico Mauro Corona ripete spesso che “La vita dovrebbe essere come scolpire, cioè togliere il superfluo”. Come non dargli torto?

Io credo che dovremmo stampare a caratteri cubitali una frase che il più grande maestro del rinascimento Leonardo Da Vinci lasciò nei suoi appunti “come una giornata ben spesa da lieto dormire, così una vita ben usata da lieto morire”.

La vita è un cammino continuo. Buona vita “essenziale“ a tutti.

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