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Una medicina più clinica e pratica: intervista al Dottor Vittorio De Gregorio

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Siamo in un periodo storico dominato dalla digitalizzazione e dall'informazione. Interagire con rispetto e accuratezza nei confronti di un malato, la capacità di un esame clinico completo, la conoscenza delle tecniche diagnostiche e terapeutiche sono fondamentali nella pratica clinica. Diagnosi e terapia di malattie con una visione della malattia ampia, con una conoscenza della terapia piuttosto che solo della malattia in sé. Un approccio molto più clinico e pratico per la cura dei pazienti ,una medicina , fatta non solo di esami diagnostici,  ma di  diagnosi con  grande osservazione ed esperienze, valorizzando le capacità intellettive di ogni medico , garantendo così una  maggiore velocità e mirata   cura della patologia.

Abbiamo voluto intervistare, uno dei maggiori sostenitori di questa teoria, Il Dottore Vittorio De Gregorio, Medico dal 1984, specializzato in endocrinologia chirurgica, neurologo presso casa di cura di Neuroriabilitazione in Irpinia dal 1990.

Lei è un sostenitore di una medicina più clinica e pratica e meno specialistica,  Cosa significa questo?

Con il passare dei decenni, la medicina ha avuto un suo sviluppo, tante sono oggi le specializzazioni, esempio la radiologia, riesce ad intervenire in ambiti che prima erano considerati immaginabili, tipo i ristretti cerebrali, cosi come l’ortopedia, è sempre più specializzata, come la chirurgia della mano, cioè abbiamo discipline specialistiche, con altrettanti campi di specializzazione.

Tutto questo ha portato ad un maggior successo dell’intervento, però nello stesso tempo ha provocato  un netto indebolimento della capacità da parte del medico di avere una visione globale del paziente nella scoperta di altre patologie in tutto il contesto medico.

Il lavoro del medico non può essere di tipo analitico, deve essere globale, ci vuole competenza, tempo e tanta dedizione.

Non si può visitare un paziente soltanto per un problema, bisogna essere bravi nel costruire una completa amnesi del paziente.

Si parla molto anche di telemedicina, aumentata in questo periodo di pandemia, Cos’è la telemedicina e qual è la sua posizione?

La telemedicina significa che il paziente riesce a farsi visitare da lontano dal medico.

Un semplice trasferimento di dati, senza nessuna visita in presenza, cioè una valutazione clinica a distanza.

Sono nettamente ostile, perché la visita è fondamentale, non si potrà mai capire una patologia senza visitare il paziente da vicino.

In Italia si afferma che la medicina interna sta quasi scomparendo, perché secondo lei  e cosa si può fare per evitare tutto questo?

Esistono troppe specializzazioni, tante e dettagliate, che con il tempo faranno scomparire la medicina interna.

Sta scomparendo quello che di clinico si faceva 50 anni fa, ci si avvaleva delle proprie capacità, c’era una semiologia medica clinica che riusciva a formulare le giuste terapie.

I giovani laureati sono molto tecnologici ma meno pratici, c’è bisogno di più pratica, la pratica è fondamentale.

Con la pandemia, tra le tante problematiche, secondo lei erano già presenti oppure è stato questo difficile evento che ha causato tutto?

La pandemia ha amplificato quello che già c’era, un deficit sanitario già da molti anni, che questo evento ha evidenziato ancor di più.

In Italia, c’è una grave carenza di tanti  medici di base, Cosa è successo secondo lei e come bisognerebbe risolvere questo problema?

La carenza dei medici di base è legato alla forte rigidità da parte dei percorsi accademici che impongono un numero chiuso nell’accesso alla facoltà.

Bisogna abbattere questa situazione, perché proprio la pandemia ha dimostrato la carenza dei medici ed una sanità ai limiti.

Molti sono i medici che vanno in pensione e tanti ragazzi giovani decidono di andare all’estero perché vedono nella loro carriera molte più garanzie , e tutto questo non si riesce a sopperire.

Un altro grave problema è l’accessibilità alle cure mediche, spesso anche per problemi economici, questo fattore con il tempo si è sempre accentuato. Cosa ne pensa dell’indebolimento del sistema sanitario pubblico, sempre più fragile e come si potrebbe risolvere il problema?

Il nostro sistema sanitario è apprezzato in tutto il mondo, solo come sistema, non come erogazione.

Come erogazione è scadente, perché mancano i medici, manca un’organizzazione sanitaria, dove c’è una trascuranza della cura, le prestazioni soprattutto quelle ambulatoriali non sono sufficienti e in un paese civile , questo non deve accadere.

Va riorganizzata la medicina di base, perché c’è una grande pressione sugli ospedali pubblici.

Tra poco ci saranno, nuove iscrizioni le facoltà di medicina e chirurgia, Che consiglio darebbe  a tutti questi aspiranti medici e cosa manca attualmente in  questo percorso?

Studiate e approfondite il vostro sapere, la medicina è passione.

Non serve seguire solo i programmi, dovete credere in quello che fate.

Bisogna ascoltare i pazienti, non solo visitarli, siate soprattutto umani, che la medicina è soprattutto umanità.

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