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SanPa: la serie Netflix che divide gli italiani

  • Francesca Martinelli

sanpa netflix muccioliSanPa – Luci e tenebre di San Patrignano è una serie televisiva realizzata da Netflix. La docu-serie racconta le vicende della comunità riabilitativa per tossicodipendenti San Patrignano in provincia di Rimini dalla sua creazione alla morte del suo carismatico fondatore, Vincenzo Muccioli. La serie ha riacceso il dibattito attorno alla sua figura e alla Comunità di San Patrignano, tutt'oggi attiva nella cura delle tossicodipendenze.

SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano

La docu-serie disponibile su Netflix dal 30 dicembre 2020 è stata prodotta e sviluppata da Gianluca Neri per 42, scritta da Carlo Gabardini, Gianluca Neri e Paolo Bernardelli. Mentre la regia è stata affidata a Cosima Spender.

La narrazione si sviluppa in cinque episodi che descrivono la storia della comunità attraverso video d’epoca e le testimonianze di molti di coloro che hanno vissuto gli eventi in prima persona. Gli episodi si concentrano sugli eventi salienti della comunità, dall’origine al declino passando per la sua epoca d’oro, riportando in vita il suo fondatore, Vincenzo Muccioli.

Vincenzo Muccioli nel 1978 sceglie di aprire le porte della sua cooperativa agricola nel Comune di Coriano, nel riminese, ai giovani tossicodipendenti. Muccioli decide di affrontare in prima persona il problema della dipendenza da eroina, esploso in quegli anni in concomitanza con l’affievolirsi dei movimenti studenteschi. Alla fine degli anni Settanta, nonostante l’enorme numero di giovani dipendenti da droghe pesanti, il problema non è affrontato dallo Stato e le uniche opzioni che si trova di fronte un giovane tossicodipendente sono il carcere, il manicomio o la morte.

La ricetta di Muccioli è semplice: dopo aver accolto i tossicodipendenti, che risiedono gratuitamente, egli offre loro amore e sostegno incondizionato così come l’opportunità di svolgere alcune attività lavorative nell’azienda agricola per imparare un mestiere e la disciplina. Muccioli, inoltre, mette anche a loro disposizione la sua enorme forza di volontà e quando i giovani cercano di scappare o ricadono nella droga lui va sempre a recuperarli per portarli in comunità. 

Nonostante l’assenza di approcci farmacologici o psicologici, il suo accorato e autentico affetto per i giovani disperati, la sua personalità incredibilmente forte e la sua determinazione, permettono a molti giovani di uscire dalla tossicodipendenza. Molti dei giovani accolti nei primi anni, affascinati dalla sua personalità carismatica e luminosa, e riconoscenti per l’aiuto ricevuto, decidono di restare anche per numerosi anni a San Patrignano per aiutare Muccioli ed entrano in seguito a far parte della sua squadra dirigenziale.

Il “metodo Muccioli” che ha diviso l’Italia (contiene spoiler)

Le prime difficoltà per la Comunità di San Patrignano si palesano nel 1980 quando Vincenzo Muccioli viene arrestato e si apre il “processo delle catene”. Muccioli è accusato per maltrattamento e sequestro di persona perché alcuni carabinieri hanno scoperto che nella comunità alcuni giovani erano incatenati in vere e proprie stanze di prigionia per non scappare nei momenti di peggiore astinenza. Si apre un vero e proprio dibattito nell’opinione pubblica italiana e che implica riflessioni morali importanti: da un lato, Muccioli è sostenuto dai genitori dei tossicodipendenti che, in una totale indifferenza da parte dello stato, in lui vedono l’unica persona in grado di salvare i loro figli; dall’altro lato, il fatto che Muccioli non abbia rispettato la legge segregando i giovani più problematici non si può facilmente scavalcare. Tra i due poli la domanda cruciale: fino a che punto di si può spingere per salvare una persona da sé stessa?

Dopo una prima condanna in primo grado, Muccioli è assolto in appello, perché si ritiene che tutto quanto accade in comunità rientri nell’accordo terapeutico. Ma anche se la questione giudiziaria è ormai chiusa con una vittoria che apre a Muccioli le strade della fama in Italia e in Europa, la domanda etica è posta e non abbandonerà più la vicenda di San Patrignano. 

Seguono dieci anni in cui la comunità cresce, anche grazie all’aiuto di importanti benefattori, in primis la coppia Moratti. I numeri sempre più alti e costringono a ripensare l’intera organizzazione del centro di recupero. Nel frattempo, così come si ingrandisce la comunità, cresce anche la visibilità di Vincenzo Muccioli. Il suo carisma unito all’autenticità del suo interesse per affrontare il problema della droga in Italia, lo porta nei salotti televisivi più importanti (citandone uno, Enzo Biagi), a confrontarsi con i politici sul tema della droga (come gli accesi confronti con Marco Pannella) e ad avere una voce autorevole e riconosciuta in tutta Europa. Arriva persino a elaborare una legge insieme al gruppo MUVLAD (Movimento Unitario Volontari Lotta Alla Droga) che confluisce nella legge Jervolino-Vassalli del 1990 che regolamenta le sanzioni per possesso di droga e la riabilitazione.

Nel periodo di maggiore successo di Muccioli, nel 1989 si scopre che l'omicidio del tossicodipendente Roberto Maranzano classificato come legato alla mafia, è in realtà riconducibile alla Comunità di San Patrignano ed è stato compiuto da Alfio Russo, capo settore di San Patrignano. Inizia un nuovo processo e tutti i dubbi sulla moralità di quello che ormai è definito “metodo San Patrignano” vengono di nuovo a galla.

L’Italia si divide di nuovo in due tra chi sostiene Muccioli, inclusi genitori “celebri” (come Paolo Villaggio che vi aveva mandato il figlio), ed ex-dipendenti di Muccioli fuoriusciti, ex-ospiti della comunità e loro parenti, che raccontano di violenze, suicidi e metodi non convenzionali subiti nel centro.

Vincenzo Muccioli affronta il processo con determinazione e dopo essere assolto dall’accusa di omicidio colposo ma condannato in primo grado a 8 mesi per favoreggiamento, non sopravvive per vedere l’esito dell’appello. Muore infatti nel 1995.

 

Muccioli è colpevole o innocente?

La docu-serie di Netflix ha riportato a galla il dibattito sulla Comunità di San Patrignano e sulla figura di Vincenzo Muccioli. Si tratta infatti di una figura che negli anni è stata sostenuta dalla destra italiana, mentre era aspramente criticata dalla sinistra.

Gli episodi mettono in luce poco alla volta le varie sfaccettature del carattere di Muccioli che con il suo carisma plasma la comunità a sua immagine. Al suo approccio paterno alla cura dei giovani tossicodipendenti per i quali prova un genuino affetto, come se fossero suoi figli, e ai quali dedica tutte le sue energie, fa da contraltare una megalomania che nel corso degli anni viene nutrita dalle lusinghe dei potenti. Alle scene toccanti e che lasciano senza fiato del rapporto con i giovani dei primi anni, che cura con dedizione uno a uno, si contrappongono le immagini di violenza degli ultimi anni, quando al posto della sua figura carismatica ma equilibrata si trovano suoi surrogati che invece di usare segregazione e schiaffoni come ultima ratio, ne fanno una ricetta quotidiana.

Quello che si osserva è una lenta ma inesorabile perdita di controllo della situazione. Con la crescita esagerata della comunità pari a quella della sua fama, Vincenzo Muccioli per dedicarsi a cause più alte e non meno giuste, finisce per perdere di vista San Patrignano e le sue problematiche, delegando anche a persone totalmente incapaci di farsi carico di certe responsabilità anche se fidate. E quando Vincenzo Muccioli prende consapevolezza di quanto è accaduto dopo il secondo processo, gli si spezza qualcosa dentro. Tanto che non ritroverà più le forze e arriverà a morirne.

Ma quindi Vincenzo Muccioli è colpevole o innocente? Vincenzo Muccioli è un uomo, e come tale i suoi comportamenti e le sue scelte, anche se estremizzate dalla stampa e dall’opinione pubblica per semplificare, non sono riconducili al bianco o al nero. Muccioli ha fatto un bene enorme ed è sicuramente una di quelle personalità che chi ha avuto la fortuna di incontrare in vita non può che aver ammirato per la sua forza, la sua dedizione, la sua intelligenza. Si tratta di un uomo immenso che ha commesso errori, anche gravissimi, pur avendo dedicato tutta la sua vita agli altri.

La potenza di Vincenzo Muccioli emerge con chiarezza dalla serie di Netflix e la sua storia, in questa società sempre più polarizzata in cui sembra che siamo quasi costretti a essere sempre o pro o contro, insegna che schierarsi non è sempre la risposta. Le vicende umane sono molto più sfumate di una visione bianco/nero, e sono proprio queste sfumature a rendere l’esistenza più profonda e significativa. E quando le sfumature sono tante, ciò che è più importante è farsi le domande giuste invece di cercare a tutti i costi delle risposte. Quindi godetevi la serie e rilassatevi, tanto il giudizio finale tanto non spetta a noi.

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