InScenaMi: sipario!

teatri possibili3Prima di cominciare, una pausa. Come una pausa? Le pause non bisognerebbe farle DOPO che si è cominciato? Sarebbe un po' come incominciare una frase con una virgola. Non si può! E invece sì. Perché non appena si arriva a lezione di teatro si fa subito la pausa sigaretta.

Si fa perché si arriva direttamente dal lavoro, dalla città che ti sputa fuori come se fossi uno scarto mal digerito. Pigiato come una sardina in metropolitana, hai appena combattuto selvaggiamente col traffico e sei a pezzi. Se non fumi non importa. Stai lì a guardare gli altri che fumano e a parlare. Ed è esattamente quello che fanno gli eroi teatrali, avventurieri della scena, del corso di perfezionamento per attori di Teatri Possibili.

Fuori nebbia, freddo. Dentro, caldo, calma, concentrazione.

Eccomi qui insieme a voi, intrepidi lettori, a respirare l'atmosfera sacra, rituale, della scuola di teatro. Loro, gli attori, arrivano un po' alla volta, si fermano in corridoio a chiacchierare, fumano, ridono. Scambio due parole con Claudia l'insegnante. È calma. Ascolta il reggae. Le dico «Sono quello di milanofree, quello che deve fare il reportage sul vostro corso di teatro» «Ah bene, piacere» mi dice, «Vorrei fare una cosa un po' tipo come ha fatto Stanislavskij nel lavoro dell'attore» dico. «Bè dai non esageriamo» risponde lei.

Gli attori entrano in aula. Alle pareti, nulla. Il pavimento, solido parquet in legno. Tutto serve alla concentrazione. Mi guardano incuriositi, indifferenti, appena stupiti, si chiedono chi io sia probabilmente. Saluto, sorrido. Me ne sto così un po' in disparte, discreto. Sono tutti senza scarpe. Le tolgo anch'io per confondermi con la massa. Claudia mi dice: «Non serve che le togli TU». Non importa, mi dico, io le tolgo lo stesso. Loro si mettono in cerchio con l'insegnante. Mi invita a dire due parole, a presentarmi.
Ci provo. Sono un timido. Ho fatto teatro per tanti anni, ancora lo faccio, ma sono un timido. Il teatro è dei timidi, i sicuri di sé non hanno bisogno di una ribalta per parlare (ma non sanno cosa si perdono!).
Dico, racconto, spiego, illustro. Paiono interessati. Se non fosse che tutti si mantengono bene attenti a non profanare la sacralità del posto, direi che sembrano quasi appena appena eccitati. Uno parte subito deciso e mi fa: «Senti, se usi degli pseudonimi, il mio voglio che sia Shakespeare». Bè... ok. Un'attrice mi chiede con molto garbo se posso evitare di citarla col suo nome di battesimo. Rispondo che non c'è problema. Torno alla mia postazione vicino al tavolo e loro cominciano.

E non appena lo fanno, si trasformano. Il teatro è così, trasformativo. Appena ci entri dentro finisci subito per diventare qualcun altro. Cioè sei sempre tu, ma l'altro tu. Quello che nel resto del tempo hai tenuto nascosto, sepolto sotto la tua quotidiana dose di esistenza, il tu un po' più tu.

E via col training (vedi definizione a fondo pagina)! Primo esercizio, tutti al muro. No, nessun plotone di esecuzione. Bisogna SOLO toccare il muro, con ogni singola parte del corpo. Una alla volta. Sembra facile, ma vi assicuro che non lo è per nulla. Gli attori assumono figure inusitate di edere rampicanti, ombre di carne che si attorcigliano alla parete. Milano è fuori. Provate a pensarci quando entrate a teatro la prossima volta... quello è proprio un altro mondo, vigono altre leggi lì.

Adesso un altro esercizio, si prova la scomposizione del corpo. L'attore deve controllare ogni singola parte del proprio corpo. È il suo strumento di lavoro, se ha bisogno di muovere solo un'articolazione, deve riuscire a muovere solo quella. Gordon Craig sognava l'attore marionetta, anzi super-marionetta. Uno strumento perfetto a disposizione del regista per tradurre nella realtà e con la maggior purezza possibile, le immagini della sua fantasia creativa. Gli attori giocano in coppia alla marionetta e al burattinaio. Il burattinaio manovra dei fili invisibili collegati alle articolazioni delle marionette. Le parti che non vengono sollecitate devono restare FERME. Qualcuno ci riesce bene, qualcuno fatica a costringere il proprio corpo a dimenticare di essere umano. È bello assistere allo spettacolo dei tentativi e degli errori di questi Pinocchi alla rovescia. Mi intriga sempre il volto di chi non ce la fa, ma ci prova. Ci leggi una tensione ad andare oltre i propri limiti. Come avere le ali di un angelo e una betoniera in spalla. Dentro di me solidarizzo con loro, perché quando facevo training (più o meno ai tempi della prima crociata) ero sempre tra quelli più «ingessati» e per questo ero vittima degli interventi correttivi dell'insegnante.

Finalmente un po' d'interpretazione. Gli attori si esercitano sul Sogno di una notte di mezza estate di Mister S. A coppie fanno Elena e Lisandro. La scena è ambientata nel bosco. È buio, lei cammina, inciampa su di lui che dorme, pensa che sia morto, ma poi si accorge che sta dormendo. A leggerla questa scena, ci vogliono quindici secondi. Farla... eh farla... la pagina corre sempre più in fretta della vita. La vita è fatta di attimi, li devi mettere in fila uno dietro l'altro. Le persone non sono quasi mai lineari in quello che fanno. Tra una battuta e l'altra, come Claudia spiega ai suoi attori «c'è un infinito in mezzo». E allora eccoli che ci provano. Cercano le sfumature, i risvolti emotivi, prima la paura, poi la sorpresa, il sollievo, la curiosità. Elene e Lisandri popolano l'aula che ormai è diventata un bosco incantato. Qualcuno è più spigliato. Altri spiattellano le battute un po' troppo in fretta. Per sollecitare un'attrice a tirare fuori il proprio istinto, Claudia la fa bendare e convince un attore a sdraiarsi «in mutande» in mezzo all'aula. Non riesco a non pensare a Obi- Wan Kenobi e Luke Skywalker. La scena è divertente. Appena l'attrice incoccia il tipo steso a terra, fa un balzo fino al soffitto, infine lo tocca e ne avverte la nudità non senza un certo imbarazzo. Ne nasce una recitazione sicuramente più spontanea ed efficace. Le affinità tra pratica teatrale e addestramento Jedi sono evidenti!

La lezione di teatro continua, ma per quello che riguarda il nostro diario direi che per questa volta può bastare! La prossima puntata sarà dedicata a conoscere più da vicino i nostri attori!

Glossario teatrale semiserio

TRAINING: Detto di attività preparatoria al teatro (dall'inglese to train- allenare) in italiano volgarmente traducibile con «riscaldamento». Si compone di vari esercizi il cui minimo comune denominatore dovrebbe essere quello di sciogliere muscoli e articolazioni e favorire la concentrazione degli attori. In realtà spesso è sinonimo di «fatica pazzesca» o «sudore copioso» con corollario di «umori umani troppo umani». Celebri tra gli attori le espressioni «facciamo un po' di training» o «andiamo a fare training» con le quali i suddetti manifestano la tipica diligenza rassegnata di chi, pur volendo mostrarsi ligio al dovere, in realtà non vede l'ora che il training finisca in fretta! Tipica dell'attore pigro è invece l'espressione «Accidenti ho perso il training» (in realtà si è presentato apposta con venti minuti di ritardo). Film consigliati sull'argomento: «Mamma ho perso il training» e «Quel training per Yuma».

Copyright © 2006 - 2021 MilanoFree.it, testata registrata Trib. Milano n. 367 del 19/11/2014  IT11086080964