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La vita di un genio: Steve Jobs al Teatro leonardo

  • Mariella Bussolati

Corrado d'EliaSono sicuro che molti di voi, se avessero una macchina del tempo, tornerebbero volentieri agli anni Settanta, fosse anche solo per comperare a poco prezzo le azioni della Apple che ora valgono milioni.

Inizia così lo spettacolo Io Steve Jobs, in prima nazionale al Teatro Leonardo. A parlare in scena, in un lungo monologo è Stephen Wozniak, il Wizard of Woz, l'inventore che mise a punto il primo modello di calcolatore portatile e che con Jobs fondò l'azienda di computer più famosa del mondo.

A interpretarlo è Corrado d'Elia, di cui sono anche progetto, drammaturgia e regia. Ed è proprio il sogno che ha pervaso quegli anni, un periodo di immagini colorate e di creatività libera, a fare da linea guida a tutto lo spettacolo. La musica che pervade ogni intervallo non può che essere un motore potente per rigenerare quelle emozioni.

Appare così lo Steve scalzo, fruttariano, praticante di yoga, diverso da tutti gli altri, capace di unire quello che solo apparentemente sembra così diverso: la spiritualità e l'informatica. La storia di chi molti pensano sia solo un imprenditore di successo si dipana a partire dai primi passi in Atari, alla decisione, costata la vendita del furgone Wolksvagen, altro simbolo dell'epoca, alla nascita dell'azienda, all'invenzione del marchio, un nome solo apparentemente banale, ma nel quale il visionario, il cocciuto e l'idealista aveva intravisto grandi possibilità.

Viene dipinto l'abile comunicatore, il designer che ha creduto nella tecnologia e che ha deciso che ci avrebbe reso più umani e sarebbe entrata nella nostra quotidianità, se solo fosse uscita dalla sua scatola meccanica per diventare bella come lo è la vita. 
La scena è nuda, composta solo da un tavolo e da un rettangolo che poi diventa luminoso. L'accento è tutto quindi sulla storia che viene raccontata senza fiato. Se chiudessimo gli occhi ci potrebbe sembrare di sentire un podcast registrato dai veri protagonisti. Le emozioni sono le stesse. 

I particolari sono tanti. La storia dei genitori, troppo giovani per tenerlo e della sua adozione. Quella della figlia, anche lei avuta troppo presto, riconosciuta solo più tardi. La nascita del nome Macintosh, la varietà di mele preferita da un tecnico, l'amore di tutti quelli che lo incontravano,  la fondazione della Pixar, la comparsa del tumore che ha portato via un genio.

I mille volti del talento compaiono uno dopo l'altro in una celebrazione di una unicità senza pari, incomprensibile se non si accetta che arte e bellezza possono tranquillamente andare di pari passo con quello che solo apparentemente ha un aspetto tecnico.

Il finale sottolinea in modo marcato questa eccezionalità riportando le parole che Steve Jobs pronunciò nel 2005 all'Università di Stanford, un discorso che chi lo ascoltato non potrà mai dimenticare, quello in cui sprona i ragazzi rivelando in realtà la sua missione: siate affamati, siate folli, non omologatevi, siate i creatori del vostro destino e del vostro futuro. Parole che solo un mito poteva concepire.

Teatro Leonardo

Da martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30 - con obbligo di Green Pass

Biglietti: intero 25,00€ – convenzioni 20,00€, ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) 20,00€, Under

30 e Over 65 - 15,00€, scuole di teatro e Università 15,00€, ridotto DVA 12,00€, scuole MTM, Paolo Grassi, Piccolo

Teatro 10,00€, tagliando Esselunga di colore ROSSO, prevendita 1,80€

durata dello spettacolo: 90 minuti

Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02 86454545

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