Rino Silveri e il Teatro Milanese

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Incontro Rino Silveri un bel pomeriggio di sole in un bar nei pressi di Piazzale Corvetto.

Rino Silveri ha fatto la storia del teatro milanese. Autore di commedie di grande successo come «Cambia testa che te sposi», «Viv con duu ghej», «I scalman de la sciura Giulia» e «El fradel de mé fradel è sò fradel» oltre a numerosi gialli per il teatro, Rino Silveri si è distinto come attore affiancando suo fratello, il grande e indimenticato Piero Mazzarella nella serie di pièces ispirate al personaggio di Tecoppa, ideato da Edoardo Ferravilla, ma reso celebre dallo stesso Mazzarella che ne ha fatto uno dei personaggi più amati della tradizione meneghina.

Rino parla a ruota libera, non ho quasi bisogno di fare domande: «Io purtroppo sono abbastanza logorroico» dice «quando inizio a parlare di una cosa mi aggancio sempre ad un'altra... ho talmente tanta roba in mente... il fatto che sto scrivendo, qualcosa che ho letto sul giornale e che si aggancia a un modo di vivere mio del tempo passato...». Un passato ricco di ricordi: «Quando sento oggi la gente che si lamenta della miseria un po' mi vien da ridere se penso che noi vivevamo in otto in due stanze! Mio nonno andava alle discariche dove buttavano tutta la roba in un prato, la tagliava tutta, la puliva, la portava a casa e ce la dava da mangiare... era talmente tanta quella roba che la gente del palazzo si serviva da lui. Aveva praticamente un super mercato tutto suo!».

«Io non mi lamento mai» dice Rino, «mi lamento solo di quelli che mi mancano di riguardo, ma poi mi passa subito. E mi accetto perché, come diceva Diego Fabbri, l'importante è accettarsi».

Chiedo a Rino come vede la situazione del teatro milanese oggi: «Il teatro milanese non lo vedo... dov'è? Via Piero (Mazzarella ndr) chi lo fa? Manca il personaggio, il mattatore. Ci hanno provato in tanti, ma con Piero era un'altra cosa. Magari lo rifaranno tra venti o trent'anni senza ricordarsi più com'era lui. È come quando Piero ha ripreso il Tecoppa di Ferravilla. Noi, Ferravilla, non l'avevamo mai visto, l'abbiamo rifatto completamente. Il Tecoppa di Ferravilla era furbastro, mellifluo... quello di Piero era scemo e prepotente, aveva delle caratteristiche tutte sue!».

Sul sodalizio con Piero, Rino Silveri racconta: «Noi avevamo una fantasia tremenda che veniva dal fatto di aver lavorato tutta la vita assieme» e «sapevamo sempre come entravamo in scena, ma non come uscivamo». Come quella volta che si esibirono davanti a un pubblico pugliese «che rideva settantasette volte di più che a Milano» perché con la loro comicità stava sperimentando qualcosa di completamente nuovo.

Rino è molto attivo. In questi giorni è in scena al Teatro Nuovo la commedia «La Cesira Superstàaar» da un progetto di Marco Ceso Bona con la regia appunto di Rino Silveri. Sullo spettacolo non si sbottona moltissimo: «Sarebbe come rivelare l'assassino al pubblico di un giallo... diffidate molto dell'uomo con le basette... non si può capisci?». Ci sarà da divertirsi comunque «perché durante le prove ridevano tutti come dei matti». Quello che siamo riusciti a sapere è che i personaggi in scena «sono quasi tutte donne, ma interpretate da uomini» e che Rino crede molto in questo progetto.

Rino Silveri è presente anche su facebook. È amministratore del gruppo «El Noster Grupp» che si occupa di «dialetto e storie milanesi». A ottantacinque anni confessa: «Ho paura della morte, ma non perché mi fa paura la morte, ma perché se muoio non sto più in vita e a me piace la vita». Prima di salutarci c'è tempo anche per un po' di filosofia: «Chi lo sa? Forse sull'origine della natura scopriranno qualcosa di nuovo fra due o tremila anni... non si sa... se io ho un paio di scarpe e le passo a una formica, la formica non dice di chi sono quelle scarpe lì? Scappa via perché ha paura che la schiacci! Noi siamo come formiche nei confronti dell'universo. La formica non sa niente del paio di scarpe. Noi non sappiamo niente dell'universo». Come dargli torto.

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