Amaro Ramazzotti: storia del liquore della Milano da bere

"Credo che a nessun pubblicitario sia mai capitato di dare il nome a un modo di vivere, a un periodo della storia d'Italia. Il giornalista che tra cinquant'anni andrà a fare ricerche d'archivio per scrivere un pezzo sugli anni Ottanta scoprirà che si chiamavano gli anni della Milano da bere." Così raccontava Marco Mignani, l'ideatore della celebre campagna pubblicitaria dell'Amaro Ramazzotti, in un'intervista al magazine dell'Art Director Club.
Per una stagione l'amaro Ramazzotti fu il simbolo di un'epoca: della Milano bene, del benessere diffuso, dei ceti emergenti e di una città "alla moda". Ma la storia di questo liquore, e del suo legame con Milano, è lunga più di due secoli.
Le origini: Ausano Ramazzotti e il 1815
Il radicamento alla città della Madonnina, rivendicato con l'orgogliosa scritta "Milano" sull'etichetta, nasce nel 1815. È l'anno in cui Ausano Ramazzotti (Bologna 1791 – Milano 1866), giovane erborista e farmacista bolognese trasferitosi a Milano, fonda il suo laboratorio nell'allora capoluogo dell'impero asburgico e mette a punto l'amaro Felsina Ramazzotti, il più antico d'Italia. Il nome stesso, "Felsina", era un omaggio alla sua città natale, Bologna. La sua fu un'intuizione rivoluzionaria: il primo aperitivo italiano a non avere il vino come base, ma un'infusione alcolica di sole erbe e spezie, in contrapposizione ai vermut piemontesi.
La ricetta delle 33 erbe
Arance dolci di Sicilia, arance amare, cardamomo, genziana, rabarbaro, cannella, anice stellato, chiodi di garofano: sono alcune delle essenze della celebre miscela di 33 erbe e spezie messa a punto dal giovane Ausano. La ricetta, tuttora segreta e tramandata di generazione in generazione, è rimasta sostanzialmente immutata da oltre 200 anni e fu la chiave del successo. Il colore ebano intenso, le note di scorza d'arancia e il finale amaricante e persistente ne fanno un prodotto inconfondibile.
Dal bar della Scala al successo mondiale
Il successo iniziò già nel 1848, con l'apertura di un bar nei pressi del Teatro alla Scala (in via Santa Margherita), rivenditore ufficiale dove i milanesi presero l'abitudine di ritrovarsi a degustare l'amaro al posto del caffè. La crescita non si fermò nemmeno davanti alla distruzione della fabbrica durante i bombardamenti del 1943. Nel 1985 la società fu ceduta al gruppo francese Pernod Ricard, che ne è tuttora proprietario; nel 1994 la produzione fu spostata da Milano agli stabilimenti di Canelli, in provincia di Asti. Oggi il Ramazzotti è uno dei superalcolici italiani più venduti al mondo ed è il liquore della sua categoria più importato in Germania.
La "Milano da bere"
L'espressione che ha segnato un'epoca nacque da uno spot televisivo del 1987, ideato dal pubblicitario Marco Mignani. Lo slogan "Milano da bere" doveva celebrare l'amaro e la vitalità di una città dinamica e ottimista, ma divenne ben presto qualcosa di più: la definizione di un intero periodo storico, quello della Milano rampante e festaiola di fine anni Ottanta. Con il tempo l'espressione assunse anche una sfumatura critica, a indicare gli eccessi e le ombre di quella stagione. In occasione del bicentenario del 2015, il marchio ha rinnovato la propria immagine e celebrato di nuovo la sua "milanesità" con nuove campagne dedicate alla città che cambia.
Come gustare l'amaro
L'amaro Ramazzotti è buono sia freddo sia a temperatura ambiente, gradevole liscio o con ghiaccio. Si può usare, come suggerisce la stessa etichetta, per "macchiare" il caffè o per dare gusto a una coppa di gelato. Un classico è servirlo con una scorza d'arancia, a richiamare uno dei suoi ingredienti fondamentali, oppure shakerato con spremuta di limone e ghiaccio tritato.
I cocktail con il Ramazzotti
L'amaro è anche base di diversi cocktail. Il 1815 si prepara con ginger ale, gin, una fetta di limone e d'arancia, uno spicchio di mela e uno di pesca e qualche foglia di menta. Il Ramazzotti Tonic (o Ramatonic) unisce un quarto di amaro e tre quarti di acqua tonica, con un'aggiunta opzionale di limoncello. Per i più golosi c'è il Royal Snoopy: uno shake di ghiaccio tritato con tre parti di Amaro Ramazzotti, tre di whisky irlandese e tre di caffè, completato da qualche goccia di crema di latte e, volendo, da ovetti di cioccolato come guarnizione.
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