La Bianchina, un’auto tutta milanese

Molto probabilmente le nuove generazioni difficilmente conoscono  questa simpatica vettura, invece coloro che hanno sulle spalle un po’ di primavere sicuramente la ricordano; un’auto che ha fatto la storia dell’automobile. Proprio la storia di questa automobile vi voglio raccontare.auto bianchina

Bisogna riportare l’orologio del tempo all’anno 1885, ossia ben a 137 anni or sono, quando un apprendista meccanico di venti anni, tale Edoardo Bianchi apre in via Nirone, a Milano, una piccola bottega per la costruzione di bicicli e  tricicli a pedali.

Due anni dopo Bianchi progetta il primo triciclo a motore per fare, di lì a poco, il grande passo e, trasferendosi nella nuova sede di via Borghetto, costruisce la sua prima automobile, battezzandola “Bianchina”. Si tratta di una carrozza motorizzata a due posti, con ruote a raggi di tipo ciclistico, un piccolo volante e un propulsore monocilindrico di 5CV. Un anno dopo costruisce la seconda vettura che, pur con lo stesso motore, presenta una carrozzeria più piccola, leggera, bassa e snella. Nel 1901 ecco il terzo esemplare che passa a 8CV, assumendo così l’aspetto di una vera e propria automobile. Il successo è assicurato, allora con il socio Franco Tomaselli aprono un nuovo stabilimento in via Nino Bixio e iniziano la costruzione di alcune 4 cilindri di 20CV carrozzate limousine con tanto di capottina per l’autista. Nell’anno 1907 Bianchi realizza la sua prima vettura da corsa, con un motore che sviluppa una potenza di 70CV.

L’attività agonistica non è trascurata, infatti, le Bianchi partecipano alla Coppa dell’Imperatore in Germania nel 1907 poi, nel 1909 a Modena, lo stesso Bianchi stabilisce il record sul miglio lanciato. Due anni dopo un’auto della Casa milanese è al via del I° Rally di Montecarlo.

La fase bellica 1915-1918 porta ad un rallentamento della produzione di vetture economiche per puntare su auto destinate ad una clientela più benestante. Ecco nascere i modelli tipo 15,16,18 e il prestigioso 20, un 4 cilindri di 2300 cm3, capace di superare i 110 km/h. Trascurare  però una produzione con versioni più economiche è controproducente, per cui ecco le popolari S4 ed S5 di 1300 cm3.

Un connubio significativo è quello che nasce tra Bianchi e Nuvolari, il popolare “Nivola”, che regala alla casa milanese la sua prima vittoria, poi, nel 1927 eccola partecipare alla prima edizione delle 1000 Miglia.

Dobbiamo però attendere il 1930 per vedere la prestigiosa S8, vettura di gran lusso con 2900 cm3 con una potenza di 76CV. Tuttavia è la S9 il vero cavallo di battaglia, auto di media cilindrata di 1400 cm3 destinata al medio turismo.

La tragedia della seconda guerra mondiale vedono il bombardamento degli stabilimenti e la scomparsa di Edoardo Bianchi, così nell’immediato dopoguerra, il figlio Giuseppe si vede costretto a ripiegare sulla costruzione di biciclette. Il boom degli anni Cinquanta invoglia la Bianchi a riprendere la produzione automobilistica e con una indovinata operazione commerciale che coinvolge la Fiat e Pirelli, danno vita dal 1955 alla nuova Autobianchi negli stabilimenti di Desio.

Inizia la fabbricazione in serie al ritmo di una vettura ogni 8 minuti. Lo stabilimento di Desio di dimostra innovativo nella tecnica applicando nuovi sistemi automatici. La catena di montaggio consente di ultimare in contemporanea 130 vetture.

Nasce anche una vettura di classe, anche se di dimensioni ridotte, cui verrà dato il nome di “Bianchina” e il soprannome di “automobile gioiello”.

Termino questo breve articolo non tralasciando un elogio alla imprenditorialità milanese.

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