Quartiere Barona a Milano: storia, Santa Rita e il parco

Nella zona sud-ovest di Milano troviamo il quartiere della Barona. Come molte aree periferiche, era originariamente di tipo rurale e faceva parte di quei sobborghi noti come Corpi Santi: il comune autonomo che amministrava i borghi e le cascine agricole tutt'intorno alla città. Anche questa zona, come tante altre, nel 1873 fu annessa al comune di Milano.
Da dove viene il nome Barona
Il quartiere prende il nome da una cascina che sorgeva sul territorio e che apparteneva ai monaci benedettini, detta appunto "la Barona". Risalire al perché di quel nome non è semplice, vista la scarsità di fonti scritte: in milanese "barón" può indicare l'uomo, il marito (e quindi "barona" la donna, la moglie), ma lo stesso termine vale anche per "furfante" o per il ragazzo che va mendicando. Curiosità etimologiche a parte, la zona è incorniciata dall'acqua e dal verde: a est scorre il Naviglio Pavese, a ovest il Naviglio Grande, e a sud si apre il Parco Agricolo Sud Milano, il grande parco regionale istituito nel 1990 che interessa decine di comuni della cintura milanese.
Il quartiere oggi: tra città e campagna
Da zona di cascine, la Barona si è profondamente rinnovata e allargata, pur conservando il suo carattere di confine tra la metropoli e le campagne. Oggi ospita realtà importanti: l'Ospedale San Paolo con il suo polo universitario, e diverse università private con sede storica in zona, dalla IULM (l'Istituto Universitario di Lingue Moderne, fondato nel 1968 da Carlo Bo e Silvio Baridon) alla NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti. Numerose anche le società sportive, vanto del quartiere. Accanto all'edilizia popolare storica è cresciuto il Villaggio Barona, esperienza di housing sociale con il suo parco e una piazza molto vissuta.
Le chiese e il Santuario di Santa Rita
L'anima popolare e contadina del quartiere si legge nelle sue chiese. La più suggestiva è la chiesetta campestre di San Marco alla Barona, detta "San Marchetto", risalente alla metà del Cinquecento. C'è poi l'antica chiesa dei Santi Nazaro e Celso, documentata almeno dal XIV secolo (il Cantù la voleva addirittura paleocristiana): apparteneva ai monaci benedettini del Monastero di San Celso, gli stessi proprietari della cascina Barona, da cui deriva il nome.
Ma il vero punto di riferimento è il Santuario di Santa Rita da Cascia, in via Santa Rita da Cascia 22, all'incrocio con via Ettore Ponti. Dedicato alla "Santa degli Impossibili" — al secolo Margherita Lotti, monaca agostiniana dopo la vedovanza, canonizzata da papa Leone XIII nel 1900 — il santuario nacque dal desiderio degli Agostiniani di tornare a Milano dopo la soppressione del 1782. La prima pietra fu posta con la benedizione del cardinal Alfredo Ildefonso Schuster. Colpiscono il grande portone in bronzo con le scene della vita della santa e, all'interno, le 25 vetrate realizzate dall'artista Amalia Panigati tra il 1954 e il 1971.
Il Parco Andrea Campagna e le cascine
Per chi ama camminare o pedalare, l'appuntamento è al grande parco un tempo chiamato Parco Teramo Barona e dal 2012 intitolato ad Andrea Campagna: circa 20 ettari di verde dalla forte connotazione agricola, con orti urbani, aree per bambini e per lo sport, e soprattutto diverse cascine storiche raggiungibili a piedi o in bici, alcune ancora attive, come la Cascina Battivacco. Un angolo dove la città lascia davvero spazio alla campagna, lungo le rogge e le risaie del Parco Agricolo Sud.
La Barona sul grande schermo
Anche la Barona ha avuto i suoi momenti di celluloide. Negli anni Sessanta alcune scene del film "I Girasoli" furono girate in zona, tra un appartamento del quartiere e la chiesa di San Giovanni Bosco. Più di recente, il quartiere e la sua gente sono stati protagonisti del film indipendente "Fame chimica". Insomma, anche questo angolo di Milano, lontano dalle rotte turistiche, ha il suo fascino tutto da scoprire.
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