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Viaggiatori d’aeroporto: storie “wild” tra zaini, sogni e ritorni

  • Roberto Bombassei

Passando parte del mio tempo in aeroporto, riesco spesso a capire chi viaggia per turismo e chi viaggia con l’anima del viaggiatore.

Si riconoscono perché questi ultimi hanno con sé solo uno zaino. Hanno un sorriso diverso: il sorriso curioso dell’avventura.

Ed è proprio con loro che mi capita di intraprendere conversazioni nelle enormi stanze degli aeroporti.

Dove andate?
Come mai avete scelto questa meta?
Cosa avete visto?

Tre semplici domande che aprono conversazioni spesso profonde, che io amo ascoltare.

Qui di seguito alcune di queste conversazioni “wild”.

Il fumo che tuona

Arcobaleno sulle Cascate Vittoria (Victoria Falls) sul fiume Zambezi
Le Cascate Vittoria, tra Zambia e Zimbabwe, lungo il fiume Zambezi.

Marito, moglie e figlia adolescente. Con una passione travolgente: il “mal d’Africa”. Mi dicono che è la nona volta che vanno in Africa.

Quest’anno stanno rientrando da un posto che sognavano da tre anni: Namibia e Cascate Vittoria.

Le Cascate Vittoria si trovano in Africa meridionale lungo il corso del fiume Zambezi, nel punto che segna il confine tra Zambia e Zimbabwe.

David Livingstone, celebre esploratore scozzese, fu il primo occidentale a visitarle il 17 novembre 1855 e diede loro il nome della sovrana britannica dell’epoca, la Regina Vittoria.

Mi mostrano alcune foto scattate da loro. Semplicemente meraviglioso.

L’amore estremo

Due ragazzi, sui trent’anni, di ritorno dalla fredda Islanda. Viaggiano in tutto il mondo per alimentare una grande passione: la pesca estrema.

“Ci sono voluti otto mesi di preparazione, sia fisica che burocratica per le autorizzazioni necessarie, ma alla fine ce l’abbiamo fatta: dieci giorni, giorno e notte, per pescare trote.”

Mi mostrano le foto della pesca notturna. Trote? Non ci crederete, ma erano giganti.

In volo

Mongolfiere in volo sulla Cappadocia
Cappadocia in mongolfiera: un sogno che diventa realtà.

Federico e Lucrezia, rientrati ora dalla Turchia. Dopo una breve ma intensa permanenza a Istanbul, hanno finalmente coronato il loro sogno: girare la Cappadocia in mongolfiera.

Hanno gli occhi lucidi mentre mi mostrano le foto che gentilmente qui allego. Come non dar loro ragione?

Paesaggi mozzafiato visti dall’alto, insieme a decine e decine di mongolfiere in volo.

Atlantide?

Paesaggio delle Azzorre tra natura verde e oceano
Le Azzorre: natura, silenzio e l’idea di un “paradiso terrestre”.

Nei dialoghi Timeo e Crizia, Platone è tra i primi a parlare della leggendaria isola di Atlantide, descrivendola come una grande nazione marinara, ricca e potente, situata oltre le Colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra).

Una terra piena di risorse: legname, pietre, metalli preziosi, frutta, ortaggi, erbe. Quello che oggi chiameremmo un “paradiso terrestre”.

Sono forse loro la leggendaria Atlantide? Lo chiedo a una famiglia di quattro persone appena rientrata, incontrata al bar davanti al primo caffè in Italia. Zaini in spalla e scarpe da trekking ai piedi.

“Meravigliose. Sembra un paradiso terrestre.” Inizia così la loro conversazione sulle Azzorre. Guardando le foto, mi viene da pensare che le parole siano azzeccate: verde, natura incontaminata e silenzio.

Secondo alcune ricostruzioni, i primi ad approdare sulle isole potrebbero essere stati i Cartaginesi intorno al 300 a.C. Di certo, l’arcipelago era conosciuto nel XIV secolo e compare in parte nell’Atlante Catalano. La riscoperta è spesso collegata a Gonçalo Velho, al servizio di Enrico il Navigatore, anche se non tutto è accertato.

Dopo oltre un’ora di conversazione ci salutiamo. Ma prima, Aldo – il padre – mi lascia una piccola curiosità:

“Lo sai che nel 1493 Cristoforo Colombo passò dalle Azzorre mentre tornava dall’America?”

Sul suo viso, un sorriso sincero.

Buon viaggio a tutti.

  • Ultimo aggiornamento il .