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Santa Maria Bianca in Casoretto: l'abbazia nascosta di Milano

Nei pressi di piazza Durante, immersa nel traffico della zona Lambrate e ormai addossata al grande deposito ATM di via Leoncavallo, sopravvive una piccola oasi di pace quattrocentesca: la chiesa di Santa Maria Bianca della Misericordia, detta anche abbazia di Casoretto, affacciata su piazza San Materno. Un gioiello rinascimentale poco conosciuto, legato al nome dei Solari e a quello di Santa Maria delle Grazie.

La facciata in cotto di Santa Maria Bianca in Casoretto a Milano
La facciata quattrocentesca in cotto di Santa Maria Bianca, nel quartiere Casoretto.

Il nome: Casoretto e le tre Marie

Prima di tutto il nome. Casoretto era un antico casale, già citato a fine Duecento, situato sulla strada che da Porta Orientale (oggi Porta Venezia) conduceva a Lambrate. Quanto all'aggettivo "bianca", è legato a una curiosità: nella stessa area i canonici lateranensi edificarono più chiese mariane, distinte per colore. Santa Maria Bianca fu così chiamata per distinguerla dalla Santa Maria Rossa di Crescenzago e dalla Santa Maria Nera di Loreto (quest'ultima demolita per fare spazio all'odierno Piazzale Loreto). La tradizione locale lega inoltre il "bianco" al candore della veste della Vergine nell'affresco del transetto sinistro.

Storia: dalla chiesetta all'abbazia

Stando ai documenti, nel 1404 sorgeva qui una chiesetta nei possedimenti del nobile Pietro Tanzi, devoto ai canonici lateranensi al punto da chiederne l'invio dal monastero di Santa Maria della Frigionaia di Lucca. Nel 1405 la richiesta fu esaudita: sei canonici si stabilirono presso la chiesetta e, l'anno seguente, fu eletto il primo priore. Alla morte di Tanzi tutti i suoi beni passarono alla comunità religiosa.

Nel 1566 la chiesa ottenne il titolo di abbazia: in piena età sforzesca, esenzioni fiscali e generosi lasciti permisero di mantenere una comunità che, nel momento di massimo splendore, contava una trentina di canonici scelti per censo e cultura, e di costituire una celebre biblioteca. Qui, a inizio Seicento, amava soggiornare nientemeno che l'arcivescovo Carlo Borromeo. Furono due secoli di splendore, conclusi il 17 giugno 1772 con la soppressione della canonica: seguì un lungo declino, durante il quale la chiesa divenne succursale di Turro, fino a diventare parrocchia all'inizio del Novecento.

L'architettura dei Solari

Il fianco con i contrafforti in cotto e le finestre ad arco acuto di Santa Maria Bianca
Il fianco con i contrafforti in cotto, sulla falsariga di Santa Maria delle Grazie.

La chiesa fu costruita intorno alla metà del XV secolo su progetto della famiglia Solari: vi lavorò in particolare Guiniforte, che le impresse una struttura affine al suo capolavoro, Santa Maria delle Grazie, anche grazie alla scelta del cotto. I lavori alle cappelle proseguirono negli anni 1479-80, mentre il campanile a cuspide conica è di poco posteriore (terminato nel 1490). Dopo l'elevazione ad abbazia l'edificio fu trasformato secondo i dettami del Concilio di Trento, forse su disegni del Tibaldi, e nel secolo successivo ricevette aggiunte barocche; tutto questo fu però eliminato nel 1927, quando l'architetto Ambrogio Annoni restaurò chiesa e chiostro riportandoli alle forme quattrocentesche che ammiriamo oggi.

La facciata, semplice e austera, in cotto con la tipica ossatura a capanna, rivela la mano di un architetto di sicura cultura rinascimentale: lo testimoniano le due monumentali finestre a tutto sesto e il portale, di influssi toscani alla Michelozzo e Rossellino. Il fianco destro, su via Casoretto, mostra invece tutta la maestria dei Solari, con la teoria di cappelle sulla falsariga del fianco di Santa Maria delle Grazie, i contrafforti in cotto e le finestre ad arco acuto.

Le opere d'arte

Anche l'interno, a tre navate, richiama Santa Maria delle Grazie nella struttura in cotto. Tra le opere custodite spiccano, al secondo altare della navata destra, un trittico legato alla famiglia Tanzi — al centro la Resurrezione, ai lati i committenti Giovanni Melzi e la moglie Brigida Tanzi — attribuito ad Ambrogio Bevilacqua e databile agli anni Ottanta del Quattrocento. Nel transetto sinistro si trova una Madonna col Bambino ad affresco, di scuola lombarda della metà del Quattrocento: è la "Vergine bianca" tanto amata dagli abitanti del quartiere.

Il chiostro

Il chiostro quattrocentesco di Santa Maria Bianca con portico ad arcate
Il chiostro, rimasto incompiuto, con il portico ad arcate e la loggia a bifore.

Alla sinistra della chiesa si apre il chiostro, rimasto incompiuto e terminato solo su due lati: un portico ad arcate a tutto sesto con volte a velette, sormontato da una loggia a bifore. Un angolo silenzioso che, insieme alla chiesa, conserva intatta l'atmosfera quattrocentesca di questo piccolo tesoro nascosto della zona est di Milano.

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